Coniugi e tassazione: per un fisco migliore

Scritto da Giovanni in Cultura

Corriere del Ticino del 13.12.2014

Durante la terza settimana della sessione invernale il Consiglio nazionale dibatterà anche l’iniziativa popolare denominata “Per il matrimonio e la famiglia – No agli svantaggi per le coppie sposate”. L’obbiettivo dell’iniziativa è condivisibile nella misura in cui intende mettere fine agli svantaggi fiscali delle coppie sposate rispetto alle coppie concubine. E’ infatti noto che, rispetto a queste ultime, le coppie sposate – benché siano al beneficio di determinate agevolazioni fiscali come tariffe inferiori e deduzioni specifiche per coniugi – in taluni casi possono risultare sfavorite per effetto dell’accumulo dei redditi e della progressione delle aliquote. Lo stesso Tribunale federale già nel 1984 aveva rilevato che l’onere fiscale dei coniugi doveva essere ridotto rispetto a quello delle persone sole e non doveva superare quello dei concubini. Tuttavia la soluzione proposta dai promotori dell’iniziativa popolare eliminerebbe una discriminazione per sostituirla con un’altra. Un’eventuale approvazione delle loro richieste impedirebbe la transizione all’imposizione individuale dei coniugi e precluderebbe alle coppie omosessuali la possibilità di sposarsi. E ciò per due ragioni: primo perché l’iniziativa definisce la nozione di matrimonio quale “durevole convivenza, disciplinata dalla legge, di un uomo e di una donna”, ancorandola per la prima volta in modo esplicito nella Costituzione. Si escluderebbe così ogni futura interpretazione che assimili al matrimonio anche altre forme possibili di convivenza, come quella tra partner dello stesso sesso. Queste forme di convivenza resterebbero dunque escluse dalla tutela accordata dall’art. 14 della Costituzione, riguardante il diritto al matrimonio e alla famiglia. Secondo, perché per effetto dell’iniziativa la Costituzione federale designerebbe il matrimonio – dal profilo fiscale – come una comunione economica, stabilendo un’imposizione congiunta per i coniugi. In un’ottica liberale è invece di gran lunga preferibile il controprogetto diretto che lascia aperta la possibilità di un’imposizione individuale dei coniugi, senza però escludere in futuro un modello impositivo indipendente dallo stato civile, che tenga quindi conto dei diversi stili di vita e delle altre forme di convivenza, permettendo di risolvere il problema degli svantaggi derivati alle coppie sposate. Il pregio del controprogetto diretto proposto dalla maggioranza della Commissione dell’economia e dei tributi consiste proprio nel fatto che rinuncia a scolpire nella Costituzione federale, una volta per tutte, la definizione della nozione di matrimonio, lasciandolo invece evolvere insieme alla sensibilità della società. Rimane così riservata al legislatore la facoltà, con una semplice modifica di legge, di rendere accessibile l’istituto anche ad altre unioni di persone, evitando discriminazioni. La formulazione del controprogetto diretto lascia inoltre impregiudicata la possibilità per il legislatore di scegliere tra tutti i modelli di imposizione separata o congiunta, compreso lo splitting parziale o integrale, oppure il sistema dei quozienti per famiglie, oppure ancora l’imposizione individuale o il diritto di opzione che dà ai coniugi la possibilità di scegliere tra l’imposizione congiunta con splitting o tariffa multipla da una parte o l’imposizione individuale dall’altra.

Oggi risultano ancora svantaggiati soprattutto i coniugi con redditi medi e alti che esercitano entrambi un’attività lucrativa. Questo effetto sfavorevole può dissuadere il coniuge di un contribuente che lavora a tempo pieno dall’esercitare un’attività lucrativa o dall’incrementare il suo tempo parziale spesso già ridotto. In un sistema di splitting (anche se si tratta di splitting totale) l’effetto deterrente è maggiore che in un sistema d’imposizione individuale perché l’aliquota marginale dell’imposta è superiore per il coniuge che consegue il secondo reddito e che reagisce in modo più flessibile. Per contro, con l’imposizione individuale vera e propria l’opzione di un’attività lucrativa diventa più attrattiva rispetto alla conduzione di un’economia domestica o del tempo libero. Del resto il modello dell’imposizione individuale è decisamente più in sintonia con le trasformazioni socioeconomiche e culturali in atto: il 2013 è stato il primo anno in cui il numero delle persone sole in Svizzera ha superato quello delle persone coniugate. Accanto alle famiglie tradizionali sempre più concittadini vivono in concubinato. Se 30 anni fa le unioni coniugali in cui un solo coniuge svolgeva un’attività lucrativa rappresentavano ancora il 70%, oggi sono solo il 50%. La flessibilità del nostro mercato del lavoro che consente di reagire in modo più elastico all’offerta, la riduzione dei divari nella formazione e negli stipendi tra i due sessi e la diffusione dell’occupazione a tempo parziale depongono a favore dell’imposizione individuale. Non sorprende quindi che la maggioranza degli Stati membri dell’OCSE applichi un sistema di imposizione individuale con fattori correttivi, in particolare per le coppie di coniugi con un solo reddito. L’imposizione individuale risulterebbe assai più adeguata a questi nuovi stili di vita e, configurandosi in modo indipendente e neutrale rispetto allo stato civile, porrebbe fine alla penalizzazione fiscale del matrimonio.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale PLR

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