Per una strategia energetica liberale

Scritto da Giovanni in Cultura

Opinione Liberale del 28 novembre 2014

Tra i piatti forti del cospicuo menu di questa sessione invernale del Consiglio nazionale figura la “Strategia energetica 2050”. Dopo un anno di lavori commissionali il dossier è maturo per la discussione nel plenum e per le decisioni che si impongono in vista di un riassetto graduale dell’approvvigionamento energetico del Paese a lungo termine. Il dibattito inizia settimana prossima e ci occuperà ancora per diverse giornate.

Per comprendere bene i termini della questione occorre fare un passo indietro. Nel 2011, sull’onda emotiva del disastro di Fukushima, Governo e Parlamento federale decisero l’abbandono progressivo dell’energia nucleare: le cinque centrali nucleari esistenti in Svizzera dovranno quindi essere smantellate al termine della loro durata di esercizio (la rispettiva durata è determinata dai requisiti tecnici di sicurezza) e non potranno più essere sostituite da nuove centrali. Si pone inoltre il problema di come ridurre la dipendenza dall’estero del nostro approvvigionamento, ritenuto che importiamo circa l’80% del nostro fabbisogno energetico e siamo quindi particolarmente vulnerabili a livello di prezzi in caso di temporanea riduzione dell’offerta da parte dei Paesi fornitori. Il consumo energetico pro capite è elevato (ca. 6’400 Watt) e rimane lontano dall’ambizioso obbiettivo di una società a 2000 Watt. La quota parte di energia di provenienza fossile nel mix energetico si aggira attorno al 66%, risultando troppo consistente in un’ottica di politica climatica (effetto serra). Infine occorre supplire alla graduale scomparsa della produzione di energia nucleare e rinnovare le reti di trasporto della corrente elettrica.

Dall’analisi di questa situazione di partenza scaturiscono le sette direzioni di marcia della Strategia 2050 elaborata dal Consiglio federale. Va anzitutto ridotto il consumo energetico, in particolare il consumo di corrente elettrica. Diverse misure sono proposte dal governo e dalla maggioranza commissionale per rafforzare l’efficienza energetica, con l’indicazione di precisi obbiettivi quantitativi nella legge sull’energia. La seconda direzione di marcia porta all’incremento della quota parte delle energie rinnovabili: anche qui sono fissati determinati obbiettivi che dovranno essere raggiunti entro il 2020 e il 2035, nell’ambito della produzione di corrente elettrica che sfrutta la forza idrica e le fonti rinnovabili, quindi impianti fotovoltaici ed eolici, biomassa, biogas, geotermia e valorizzazione dei rifiuti. È tuttavia riservata la possibilità di far fronte alla domanda attraverso lo sviluppo di produzione elettrica di origine fossile (p.es. con centrali combinate a gas) o attraverso l’incremento dell’importazione di corrente. La terza direzione consiste nell’assicurare l’accesso ai mercati energetici internazionali, in particolare quello europeo, grazie alla stipulazione di un accordo globale con l’UE; ai fini di un approvvigionamento sicuro di corrente e per poter compensare temporaneamente le oscillazioni stagionali e orarie nella produzione è infatti indispensabile lo scambio di energia elettrica con l’estero. La quarta direzione comprende la ristrutturazione e il rinnovamento delle reti elettriche, così come lo sviluppo dello stoccaggio di energia. E’ un’esigenza legata all’espansione delle energie rinnovabili e alle oscillazioni tipiche della loro produzione; servono quindi più reti di trasporto e distribuzione di corrente e la conversione in smart grids, oltre ad un allacciamento adeguato alla rete europea. La quinta direzione di marcia persegue il rafforzamento della ricerca energetica: nel marzo del 2013 il Parlamento ha licenziato il “Piano di azione per una ricerca energetica coordinata”, che va quindi concretizzato. La sesta direzione di marcia è quella del buon esempio: Confederazione, Cantoni, Città e Comuni devono continuare a dettare il ritmo con gli standard energetici applicati alle proprie costruzioni, coprendo il loro fabbisogno di corrente e calore possibilmente facendo capo solo a fonti rinnovabili. Infine, ma non da ultima, la settima direzione di marcia: intensificazione della collaborazione internazionale. La Svizzera è infatti in grado di contribuire allo sviluppo di conoscenze e competenze nonché al transfer tecnologico in ambito energetico, traendone profitto essa stessa.

Il rinnovamento e l’esercizio del parco delle centrali energetiche esistenti in Svizzera richiede un investimento di circa 126 miliardi tra il 2010 e il 2050 per il settore privato, il che corrisponderebbe ad investimenti e costi di esercizio di ca. 3 miliardi all’anno. Mentre la costruzione e l’esercizio di nuove centrali implica, per lo stesso periodo, investimenti stimati in ca. 67 miliardi (1,7 miliardi all’anno). Si calcolano circa 18 miliardi per la ristrutturazione e l’ampliamento delle reti di trasporto e distribuzione entro il 2050. Questi costi potranno essere contenuti significativamente grazie ai smart grids (a livello di reti di distribuzione).

Questa complessa strategia di lungo termine è intesa come controprogetto indiretto all’iniziativa popolare che vuole l’abbandono dell’energia nucleare. L’iniziativa chiede di vietare nuove centrali nucleari, di stabilire una durata massima di 45 anni per quelle esistenti e di implementare una svolta energetica fondata su minori consumi, maggiore efficienza ed energie rinnovabili.

La maggioranza commissionale propone un concetto di esercizio di lunga durata per le centrali nucleari esistenti: avranno cioè la possibilità di ottenere ancora una sola autorizzazione per una durata massima di dieci anni. Una minoranza chiede invece di limitare a 60 anni la durata massima di esercizio per le centrali più vecchie e un’altra minoranza a 50 anni. Inoltre la maggioranza commissionale ha previsto la possibilità di agevolazioni fiscali a favore di investimenti che comportano risparmi energetici e promuovono la tutela dell’ambiente.

Gli emendamenti proposti sono innumerevoli e il dibattito si farà sempre più acceso. È in gioco il futuro energetico del Paese. La Frazione liberale radicale è piuttosto critica su alcuni aspetti di questa strategia, soprattutto nella misura in cui inibisce la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie che potrebbero ridurre il rischio di esercizio delle centrali nucleari. Il PLR chiede che il popolo possa pronunciarsi su questa Stategia 2050. Ha quindi deciso di entrare nel merito del pacchetto in modo da poterne chiedere il rinvio al governo, affinché vi vengano inseriti provvedimenti più in linea con un’impostazione liberale. Va assicurato un approvvigionamento energetico a prezzi sostenibili per i consumatori e le imprese. Servono più incentivi e meno tasse che vanno a gravare sul prezzo della corrente elettrica. Va quindi ottimizzata la tassa incitativa sul CO2, rinunciando ad introdurre altre tasse. Va inoltre perseguita una coerente liberalizzazione del mercato. Con la sua iniziativa parlamentare “per un approvvigionamento energetico compatibile con l’ambiente” la nostra Frazione ha chiesto che sia ancorata nella Costituzione federale la transizione da una politica della promozione (attraverso i sussidi) ad una politica degli incentivi. Imprese e privati, per es., devono poter ottenere il rimborso integrale della tassa sul CO2 se concludono e rispettano gli accordi riguardanti la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio e l’aumento dell’efficienza energetica.

 

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

 

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