Ma la “gente” non la fai fessa

Scritto da Admin in Cultura

08.05.2008

La pressione fiscale in Ticino è a livelli invidiabili. Negli ultimi dodici anni l’abbiamo infatti significativamente mitigata. Dapprima con un pacchetto di sgravi (’96) comprendente una riduzione delle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, la riduzione dell’imposta sul capitale delle persone giuridiche dal 3 al 2,6 per mille e l’esenzione delle società ausiliarie dall’imposta di bollo. Poi con un secondo pacchetto (’99) che prevedeva l’alleviamento dell’imposta di successione e di donazione del 15%. Successivamente ancora con l’approvazione popolare nel 2000 dell’iniziativa popolare che chiedeva la riduzione dell’aliquota dell’imposta sul capitale delle persone giuridiche dal 2,6 al 2 per mille e dell’aliquota dell’imposta sull’utile dal 12 al 9 per cento, nonché la diminuzione lineare del 5 per cento delle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e l’abolizione dell’imposta di successione e di donazione tra discendenti e ascendenti diretti. E’ seguito quindi un terzo pacchetto assai articolato, approvato dal Gran Consiglio nell’ottobre del 2000, che contemplava diverse misure, tra cui la riduzione dell’aliquota dell’imposta sul capitale di società holding, ausiliarie e d’amministrazione allo 0,15 per mille, l’aumento delle deduzioni per coniugati, altri contribuenti, figli e persone a carico e per i premi assicurativi, così come l’aumento della deduzione sociale sulla sostanza, la riduzione dell’aliquota massima dell’imposta sul maggior valore immobiliare dal 48 al 30 per cento. Infine abbiamo adottato un quarto pacchetto di sgravi, pure esso piuttosto consistente (’02), che proponeva deduzioni per oneri assicurativi e capitali a risparmio, ulteriori deduzioni per figli e persone a carico, per figli agli studi e ulteriori deduzioni dal reddito lavorativo del coniuge, oltre all’aumento della soglia della sostanza esente, la riduzione dal 2 per mille all’1,5 per mille dell’imposta sul capitale delle persone giuridiche e l’abrogazione a tappe dell’imposta di bollo. L’impatto complessivo di tutti questi interventi di moderazione della nostra fiscalità è stato calcolato in 266,75 milioni annui per il Cantone e in 183,4 milioni annui per i Comuni, assumendo un moltiplicatore medio dell’82 per cento. Il Ticino è così riuscito a piazzarsi ai vertici della classifica nazionale dei Cantoni più attrattivi per carico fiscale sul reddito e la sostanza delle persone fisiche, con un onere complessivo (imposte cantonali, comunali e di circolazione stradale) del 25,7% inferiore alla media svizzera. Siamo secondi solo a Zugo (dato 2006, ultimo disponibile). I Grigioni, indicati volentieri come modello per aver adottato ancora recentemente sgravi fiscali, nella stessa tabella occupano la dodicesima posizione (addirittura la diciannovesima se si considera la tabella dell’indice globale, comprendente l’onere fiscale sulle persone giuridiche). Ho sostenuto con convinzione, e con me il mio partito, i 4 pacchetti di sgravi fiscali nella misura in cui rispondevano alla necessità di compensare almeno parzialmente la perdita di potere d’acquisto in particolare delle famiglie confrontate con il continuo incremento di voci obbligate di spesa (premi di cassa malti, pigioni, tariffe, ecc.). Inoltre si trattava di fronteggiare l’apertura dei mercati dovuta alla globalizzazione e allo sviluppo tecnologico, rendendo più competitivo il sistema-paese anche dal profilo fiscale.

Da qualche anno il Ticino deve invece fare i conti con un’altra priorità: quella del risanamento finanziario. Siamo l’unico Cantone che non è ancora uscito dalle cifre rosse, nonostante la buona congiuntura economica degli ultimi  quattro anni. Abbiamo bruciato il capitale proprio del Cantone che era di 800 milioni alla fine del ’95. Questo squilibrio deficitario in cui ci dibattiamo da ormai sei anni è un guaio, perché senza finanze sane non è possibile rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini e non è possibile progettare il nostro futuro. E tanto meno riusciremo a concretizzare gli scenari strategici che ci siamo dati. Ma ecco che l’iniziativa della Lega su cui voteremo il prossimo 1. giugno si mette di traverso: se fosse malauguratamente accolta vanificherebbe del tutto l’obbiettivo del pareggio dei conti entro il 2011. Il buco nel conto di gestione corrente peggiorerebbe di ulteriori 127 milioni, perché questo è il costo degli sgravi proposti, rendendo necessaria una manovra di rientro di quasi 360 milioni annui, anziché di 230 come previsto dal piano finanziario. In tal caso il governo sarebbe obbligato a valutare seriamente un certo numero di rinunce e decisioni pesanti per comprimere drasticamente l’evoluzione della spesa pubblica nel settore ospedaliero, nell’assistenza agli anziani e nelle cure a domicilio, nell’ambito dei sussidi ai premi di cassa malati, negli aiuti agli studi, nello stabilire il numero di allievi per classi, nel fissare le tariffe per le mense scolastiche, nel settore degli investimenti, ecc. D’altra parte, un ulteriore sgravio lineare del 5% delle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (per limitarmi ad una sola delle misure che l’iniziativa propone) non apporterebbe vantaggi tangibili alla stragrande maggioranza dei contribuenti. L’80% di essi dichiara infatti un reddito imponibile (al netto quindi di tutte le deduzioni ammesse) inferiore ai 60’000.-: il loro risparmio fiscale sarebbe irrisorio, oscillando tra una decina di franchi all’anno per i coniugati con 2 figli e i 150 franchi all’anno per le persone sole. Ne verrebbero invece giovati i redditi superiori ai 200’000.- e le sostanze nette imponibili di un milione ed oltre. Un curioso modo di favorire la cosiddetta “gente”. Quella stessa gente che, a livello comunale, dovrà in diversi casi confrontarsi con minori servizi e prestazioni o con un aumento del moltiplicatore. Della serie: come volerla far fessa.

Chi tende a relativizzare lo squilibrio finanziario del Cantone invocando il miglioramento attestato dal consuntivo ’07 rispetto al preventivo (-31,1 milioni anziché -170) per accreditare la tesi temeraria del “tesoretto” trascura il fatto che il miglioramento di 138.9 milioni è dovuto in buona parte a rivalutazioni di gettito: 60 milioni per le persone giuridiche, 29 per le persone fisiche e 15,3 sulla quota parte all’imposta federale diretta. Il consuntivo ’07 risulta dunque condizionato, nella misura di 104,3 milioni, da sopravvenienze fiscali imputabili agli anni precedenti, quelli della crescita economica. Senza queste rivalutazioni il disavanzo d’esercizio ’07 sarebbe stato di 135,4 milioni, che corrisponde grosso modo all’entità del nostro squilibrio strutturale. Non è dunque il momento per nuovi sgravi fiscali: la priorità è un’altra, e cioè quella di procedere ad una manovra di rientro che per 2/3 (circa 125 milioni all’anno) riduca l’aumento della spesa e per un terzo (circa 60 milioni annui) individui nuove entrate, senza aumentare la pressione fiscale sul reddito e la sostanza dei cittadini, risp. sull’utile ed il capitale delle società, come assicurato dallo stesso Consiglio di Stato. La prudenza suggerisce di pensare a nuovi sgravi fiscali solo una volta risanate le finanze cantonali.

Giovanni Merlini

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