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Video di presentazione

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La Regione di Locarno 11.04.2015

Siamo orami quasi alla resa dei conti. Il 19 aprile si avvicina e il voto per corrispondenza – una novità per queste elezioni cantonali – sembra raccogliere consensi. Ma molti sono ancora gli indecisi. Anche loro, come il resto dell’elettorato ticinese che non ha ancora votato, si trovano davanti ad un bivio. Tiene banco la sfida lanciata dal PLR alla Lega. Ma qual è l’effettiva portata politica della posta in gioco? Non si tratta di una lotta di poltrone fine a sé stessa. È una lotta di poltrone – neppure troppo comode, anzi – per rendere possibile il cambiamento. E quando parlo di poltrone non intendo solo quelle del Consiglio di Stato, bensì pure quelle non meno importanti del Gran Consiglio che vota le leggi e ha il potere di varare o bloccare le riforme. Il cambiamento passa anche dal parlamento. Sottovalutare la rilevanza della campagna elettorale per il Gran Consiglio e i rapporti di forza tra i partiti che vi saranno rappresentati è un errore frequente, che commettono spesso anche i media. Ma va evitato: un ulteriore frazionamento politico nel parlamento cantonale renderebbe impossibili maggioranze più o meno stabili e ostacolerebbe ancora di più l’approvazione delle proposte del governo che vanno nella giusta direzione.

Gli indecisi dovrebbero porsi un quesito di fondo prima di apporre crocette sulle due schede, la rossa e la blu. Quale strada vogliono percorrere, quale Ticino prefigurano per sé e per i loro figli? Dal bivio si dipartono sostanzialmente due vie: imboccare quella sbagliata verrebbe a costare caro in termini di sviluppo e di capacità di progettare il Ticino del futuro, quello che vuole crescere e guardare avanti, e non rassegnarsi alla sola difesa delle rendite di posizione. Mi permetto di suggerire agli indecisi la via liberale radicale delle riforme e del rinnovamento. È l’unico percorso che ci permetterà di giungere alla meta, se la meta deve essere quella che si trova più in alto e non quella (molto meno ambiziosa) che si trova più in basso. La meta cioè di un Cantone capace di fare sistema, più interconnesso, aperto e dinamico, con finanze pubbliche finalmente risanate, con meno ostacoli burocratici e meno oneri per chi fa impresa, determinato nel mettere in opera progetti di sviluppo nell’ambito della meccatronica e delle scienze biomediche, della ricerca, della formazione, dei servizi e del turismo. Un Cantone, quindi, in grado di promuovere nuove forme qualificate di occupazione e nuovo lavoro equamente retribuito, anche per i giovani. Imboccare questa strada richiede un certo coraggio: implica rinunciare alle protezioni illusorie, al ripiegamento su sé stessi, alla chiusura di fronte alla globalizzazione e alle sue opportunità, al rimpianto per i modelli di sviluppo un po’ facili e un po’ parassitari del passato. Presuppone inoltre volontà e capacità di attrezzarsi da subito per cogliere le nuove opportunità forniteci dalla tecnologia e dai trasporti, come p.es. quelle offerte dall’apertura ormai prossima di Alptransit.

Senza nulla togliere agli altri partiti storici, il PLR è l’unico partito che – grazie al suo potenziale elettorale, al suo programma e alla qualità delle sue liste – rappresenta la vera alternativa all’inconsistenza leghista che si accontenta della meta più bassa. Un sostegno anche da parte degli indecisi alle liste PLR per il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio è un voto utile perché può veramente modificare i rapporti di forza. E renderebbe di conseguenza più facile raggiungere la meta di un Ticino che vuole disincagliarsi dalle secche dell’immobilismo, della paura, del rancore fomentato ad arte verso la Berna federale, l’Unione europea, gli stranieri, i frontalieri e gli asilanti. Smettendola inoltre con il neostatalismo in salsa “tassa e spendi” che disincentiva la responsabilità individuale e l’iniziativa imprenditoriale. È un altro il Ticino di cui abbiamo bisogno: più fiducioso nelle sue risorse e consapevole di far parte di una Confederazione e quindi di un più ampio contesto in cui giocare tutte le sue ottime carte. Sulle due liste liberali radicali (che recano il n. 2) figurano i nomi di donne e uomini capaci. Sono pronti ad assumersi le loro responsabilità fino in fondo. La brillantezza e la preparazione dei cinque giovani che formano la lista per il governo è stata ampiamente comprovata durante i vari dibattiti televisivi e radiofonici. La loro età non deve preoccupare, trattandosi di persone serie e determinate: del resto già nel 1946 furono eletti in governo, sulla lista del PLR, un trentaduenne (Nello Celio) e un trentaseienne (Brenno Galli) che seppero ben presto dimostrare il loro notevole valore, in seguito entrambi anche a livello federale.

Gli indecisi faranno la differenza. Sta a loro, davanti ad un simile bivio, optare per la meta corretta con un voto utile.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale PLR

Sessione primaverile 2015

A2-A13: per quanto tempo ancora il Locarnese resterà l’unico agglomerato urbano in CH senza un raccordo diretto con la rete nazionale autostradale?

Come noto, sul Piano di Magadino circolano in media ca. 43’000 veicoli al giorno, con ca. 220 giorni all’anno di forti rallentamenti, congestionamenti, ingorghi, maggiori rischi di collisioni, emissioni nocive supplementari che compromettono seriamente la qualità di vita di chi vive non solo nei pressi della principale arteria cantonale (lato sinistro del fiume Ticino), ma anche nei pressi della strada secondaria sul lato destro del fiume. Nei momenti di punta, e quasi regolarmente nel periodo turistico tra le ferie pasquali e quelle autunnali, i tempi di percorrenza per chi esce dall’A2 a Camorino in direzione Locarno (e viceversa) possono superare l’ora, per una distanza di soli ca. 12-15 km. L’Ente regionale di sviluppo e la Commissione intercomunale dei trasporti del Locarnese e Valle Maggia (CIT) si sono attivati ancora recentemente nei confronti del Consiglio di Stato ticinese per sollecitarlo ad intervenire presso la Confederazione affinché la progettazione e realizzazione del collegamento possano essere accelerati. Il raccordo del Locarnese alla rete nazionale delle autostrade rappresenta una delle condizioni quadro fondamentali per scongiurare il degrado economico dell’agglomerato ed in particolare per contrastare la crisi del turismo di cui risente la regione da qualche tempo. La Variante 3, inoltrata a Berna dal governo ticinese in seguito alla situazione di stallo creata dall’esito negativo della votazione popolare nel 2007, è il frutto di un compromesso che tiene conto dei diversi interessi in gioco e raccoglie un consenso decisamente più ampio della Variante ’95. Ciò premesso chiedo al CF:

1. Quali sono gli ostacoli che si frappongono ancora alla progettazione di massima del collegamento e al suo esame preliminare da parte da parte dell’Ustra ?

2. Un eventuale cofinanziamento parziale dell’opera da parte del Cantone, dei Comuni e di enti privati interessati contribuirebbe ad abbreviare i tempi di progettazione, approvazione e realizzazione dell’indispensabile opera ?

Sessione primaverile 2015

A quando un reale plurilinguismo a tutti i livelli dell’Amministrazione federale?

A dispetto dei passi avanti compiuti nella promozione del plurilinguismo in seno all’Amministrazione federale (AF), non può passare inosservato il rapporto “Promozione del plurilinguismo ” (approvato lo scorso 13 marzo dal Consiglio federale) dal quale emergono con tutta evidenza gli ancora notevoli margini di miglioramento, specialmente con riguardo alla rappresentanza della componente romanciofona e italofona. Sebbene la quota di quest’ultima si collochi con il 6,8% appena sopra il minimo previsto dall’Ordinanza sulle lingue (ossia il 6,5%), la sua sottorappresentanza è invece manifesta se si prendono in considerazione i quadri dell’AF (4,8%), nonostante le chiare indicazioni della citata normativa (art. 7 cpv. 1).
Ciò premesso, chiedo al CF:

Come intende il CF raggiungere, sul medio termine, una più equa rappresentanza delle comunità linguistiche nelle classi di stipendio e nelle funzioni superiori dell’AF, per riuscire a passare dalle dichiarazioni di intenti al raggiungimento concreto degli obbiettivi fissati ?

La cura del plurilinguismo nel nostro contesto federale non rientra nel novero dei temi scontati e “politicamente corretti”. La promozione del plurilinguismo in una nazione multiculturale e federalista assolve una funzione essenziale ai fini della coesione nazionale. Il dialogo tra le diverse componenti culturali e linguistiche del nostro Paese è un fattore decisivo per la comprensione ed il rispetto reciproci e va sostenuto in modo attivo, come correttamente propugna lo stesso CF, anche in ambiti centrali come quello dell’attività dell’AF. La coesione nazionale viene infatti rafforzata se le diverse sensibilità culturali della Svizzera risultano equamente rappresentate anche ai piani alti dell’AF, dove vengono adottate le decisioni che contano e formulate le proposte destinate alla discussione politica, prima in seno al CF e poi alle Camere. È quindi importante che anche tra le classi di stipendio più elevate dell’AF siano adeguatamente rappresentate le diverse comunità linguistiche che concorrono all’arricchente varietà delle componenti territoriali e culturali del nostro Paese. Ciò contribuisce infatti all’efficienza dell’attività amministrativa e al consolidamento della fiducia tra cittadini e autorità, riducendo il rischio di incomprensioni e di una lenta disgregazione della solidarietà federale.

Sessione primaverile 2015

Postulato del Gruppo PLR alle Camere per esaminare la necessità di una normativa in materia di trusts

Su impulso del Consigliere nazionale Giovanni Merlini, il Gruppo PLR alle Camere – attraverso un postulato depositato oggi – invita il Consiglio federale ad esaminare, nell’ambito delle prossime Linee strategiche per il rafforzamento della piazza finanziaria svizzera, l’eventuale adozione dell’istituto giuridico del trust nel diritto privato svizzero. Un esame che si fa urgente, considerate le profonde trasformazioni che sta vivendo l’industria finanziaria svizzera in un contesto internazionale sempre più difficile.

Alla luce dell’inasprimento della concorrenza internazionale, delle difficoltà riguardanti l’accesso ai mercati finanziari europei e dell’adozione dello standard dell’art. 26 del Modello OCSE in materia di scambio d’informazioni con le autorità fiscali estere, l’eventuale adozione dell’istituto giuridico del trustnel diritto privato svizzero (CCS oppure CO) merita di essere approfondita attentamente, valutando il relativo adeguamento del diritto delle fondazioni e dei regimi fiscali a loro applicabili o una revisione del diritto del mandato e dei negozi fiduciari, come per altro già suggerito dal prof. Luc Thévénoz (a suo tempo membro della Commissione federale delle banche) nel suo rapporto del 2001, voluto dallo stesso Consiglio federale.

Il trustviene infatti ritenuto uno strumento affidabile di pianificazione successoria e di conservazione di patrimoni importanti, godendo di un apprezzamento sempre maggiore. La possibilità di costituire nuovi trusts in Svizzera offrirebbe al Paese un importante strumento supplementare per competere ad armi pari con altre importanti piazze finanziarie estere, rafforzando la nostra posizione negoziale.
Per il PLR si tratta di passo indispensabile da compiere per rafforzare le condizioni quadro a sostegno della piazza finanziaria svizzera e ticinese, a difesa dei nostri posti di lavoro.

“Il Futuro è più Ticino”