Riforme ineluttabili per il Paese

22.08.2019

La Regione

L'emergenza climatica ci pone sfide inedite e rimette in discussione il nostro stile di vita. C'è allora chi vorrebbe stravolgere radicalmente il modello di sviluppo liberaldemocratico, con raffiche di divieti e una forte limitazione delle libertà personali. E chi invece mira a modificare gradualmente le nostre abitudini grazie agli incentivi giusti e all'innovazione tecnologica: noi ci riconosciamo in questo secondo approccio, meno clamoroso ma più promettente. I divieti devono rimanere l'ultima ratio, quando falliscono tutte le alternative. Le conseguenze dei nostri comportamenti non sono subito visibili: servono quindi misure incitative fondate sul principio di causalità e a favore della verità dei costi. Vale anche per il traffico aereo che dovrà essere inglobato nel sistema del commercio di emissioni dell'UE e nello strumento delle compensazioni internazionali CORSIA. Le tasse ecologiche non devono avere finalità fiscali (per "fare cassa"), bensì modificare i comportamenti delle persone. Nella produzione di derrate alimentari occorre ridurre il rischio derivante da pesticidi e fertilizzanti e va implementata la strategia per la salvaguardia della biodiversità e per la riduzione della resistenza degli antibiotici in collaborazione con i Cantoni. I pagamenti diretti all'agricoltura vanno vincolati di più al raggiungimento di determinati obbiettivi nella tutela delle risorse naturali. La digitalizzazione consentirà forme di lavoro sempre più flessibili e gli homeoffice ridurranno la necessità del traffico pendolare; l'allentamento delle norme sulla durata del lavoro e sulla registrazione delle presenze favorirà modelli lavorativi meno legati alla mobilità. Vanno sostenuti ricerca e sviluppo di fonti energetiche rinnovabili nonché gli sforzi della nostra piazza finanziaria per affermarsi come piattaforma avanzata per investimenti sostenibili. Andrà infine adottato un concetto globale di imposizione dei carburanti di origine fossile (con prelievi disincentivanti) che tuttavia dovrà tener conto del livello dei prezzi nei Paesi confinanti per evitare il turismo degli acquisti. Una politica ambientale liberale e non statalista è dunque possibile, oltre che auspicabile.

Anche nell'ambito previdenziale resta molto da fare. La riforma strutturale dell'AVS proposta dal governo va nella direzione giusta, ma rappresenta solo il minimo necessario per evitare il peggio. Dal 2014 le uscite (le rendite da versare) superano sistematicamente le entrate (i contributi) e la situazione si aggraverà ancora con il pensionamento dei baby-boomers nei prossimi anni. L'allineamento dell'età di pensionamento (età di riferimento) a 65 anni per donne e uomini, come pure il pensionamento flessibile tra i 62 e i 70 anni e la facoltà di anticipare o rinviare una riscossione parziale della rendita AVS appaiono indispensabili e dovranno valere anche nell'ambito della previdenza professionale. L'aumento dell'età di riferimento per le donne dovrà essere compensato per un periodo transitorio da misure come l'attenuazione delle aliquote di riduzione per il calcolo della loro rendita anticipata e come l'aumento della rendita per le donne con redditi medio-bassi che decidono di riscuoterla a partire dai 65 anni. L'impatto finanziario di queste misure di compensazione non dovrà però intaccare significativamente i risparmi consentiti dall'armonizzazione dell'età di pensionamento. Essenziale sarà riuscire, come propone giustamente lo stesso Consiglio federale, a incentivare la continuazione dell'attività lucrativa oltre i 65 anni, mantenendo la franchigia per i beneficiari di rendita che lavorano (oggi 1'400.- fr. al mese) e riconoscendo la possibilità sia di impiegare i contributi AVS versati dopo i 65 anni per migliorare la propria rendita, sia di rinviare la riscossione dell'intera prestazione di vecchiaia del secondo pilastro fino ai 70 anni, anche in caso di riduzione del salario. Il previsto aumento dell'IVA a favore dell'AVS dovrà essere moderato a causa dei suoi effetti sui consumi e quindi sulla crescita economica: la proposta del governo (con un incremento di 0.7 %) risulta meno pesante di quanto ipotizzato in un primo tempo, grazie all'accoglimento della RFFA la scorsa primavera.

Il Consiglio federale ha fatto la sua parte, ora tocca al Parlamento esaminare il progetto senza snaturarlo e cercando di renderlo accettabile in votazione popolare.       

Filippo Lombardi e Giovanni Merlini