Il nuovo corso del PLR

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03.07.2008

Lo scorso 19 giugno il comitato cantonale del partito che ho il piacere di presiedere si è riunito a porte chiuse. Non succedeva da parecchi anni. Si è così potuto dibattere sugli indirizzi futuri del PLR liberamente e senza i condizionamenti dovuti alla presenza della stampa. Non si è trattato certo di custodire chissà quali improbabili segreti, bensì di favorire la spontaneità degli interventi, dando così a tutti, anche a coloro che solitamente si limitano ad ascoltare, l’opportunità di partecipare alla discussione attivamente ed in modo franco. L’esercizio si è rivelato assai utile. E’ emersa la volontà corale di concentrare prevalentemente le energie su tre grandi temi: la crescita economica, la sicurezza e l’ambiente. E’ pure stato dato incarico al gruppo di lavoro strategico di individuare, nell’ambito di queste tre priorità, alcuni (pochi, ma chiari) obbiettivi ben circoscritti da realizzare entro questa legislatura. Su questi obbiettivi il partito dovrà profilarsi in modo netto e riconoscibile. E’ passato il tempo delle piattaforme programmatiche enciclopediche e onnicomprensive: non riescono più ad interessare una popolazione bombardata da mille sollecitazioni e viepiù distratta da forme sempre più suadenti di comunicazione “liquida”, brevilinea, condita di slogan. La superficialità ha spodestato l’approfondimento. Il semplicismo ha confinato la complessità nelle biblioteche e in pochi altri luoghi privilegiati, in cui è ancora consentito qualche ragionamento articolato e raffinato. Il comitato cantonale ha condiviso le indicazioni dell’ufficio presidenziale che dovrebbero aiutare il PLR a ristabilire in tempi brevi un dialogo più fecondo con l’elettorato per recuperare i consensi persi. Nelle sezioni, nei distretti e nel cantone, il partito deve tornare ad essere interessante per il cittadino comune. Deve parlare a chi si assume rischi e fa impresa, a chi produce ricchezza creando posti di lavoro, ma anche a chi si sente insicuro in casa propria, a chi non ha più la forza e la voglia di progettare il suo futuro perché non vede orizzonti e si dibatte nella precarietà, a chi deve fare i conti con il cruccio permanente di come sbarcare il lunario, a chi teme la presenza crescente di stranieri e si preoccupa della loro integrazione quotidiana. Ristabilire un dialogo degno di questo nome non significa raccontare alla ”gente” ciò che essa vorrebbe sentirsi dire. Questa attitudine la lasciamo volentieri in appannaggio al populismo nostrano, di sinistra e di destra. Significa invece saper ascoltare e proporre soluzioni oneste e praticabili. Ciò che probabilmente ha irritato di più la cosiddetta gente negli ultimi due anni è stata la sensazione che ambienti importanti del PLR, anziché farsi carico dei problemi e delle paure della popolazione, era affaccendato a gestire il potere –un potere in realtà spesso enfatizzato- o a favorire gli interessi personali di singoli suoi esponenti o ancora a condurre lotte intestine in vista di regolamenti di conti. Che questa sensazione sia ingiusta, almeno per quanto concerne migliaia di liberali radicali che operano in buona fede nelle istituzioni ad ogni livello, non cambia i termini del problema. Sono bastati anche solo quattro o cinque nomi di personalità note, coinvolte in vicende tutt’altro che edificanti (p.es. asfaltopoli, fiscogate, turismogate, polemiche a mezzo stampa e quant’altro) per creare un notevole danno di immagine al partito. Si tratta quindi di ricreare un feeling con la popolazione, persuadendola con argomenti facilmente comprensibili e con obbiettivi concreti e precisi. Il PLR non può e non vuole più apparire come un grande contenitore amorfo in cui è possibile trovare di tutto, dalle espressioni più spinte dello statalismo a quelle più vicine al neoconservatorismo e altro ancora. Al PLR serve un profilo immediatamente riconoscibile. Il profilo di un partito più compatto, dinamico, proteso verso il futuro, fautore di giustizia e libertà, di innovazione e quindi di nuove opportunità. Dobbiamo riaffermare senza tentennamenti la nostra volontà di realizzare il “ProgettoTicino”. Spiegando che miriamo a consolidare la competitività del nostro Cantone per farne un territorio altamente interessante agli occhi di una regione dinamica e produttiva come la vicina Lombardia, a cui dovremo offrire un sistema -sempre più efficiente ed in rete- di conoscenze, competenze, servizi, infrastrutture, logistica e ricerca di livello eccellente. Dobbiamo riaffermare, senza se e senza ma, che vogliamo una fiscalità attrattiva per la nostra piazza finanziaria e per le imprese affinché siano messe in condizione di competere con successo nel contesto intercantonale ed internazionale, a tutto vantaggio dell’occupazione e della crescita. Alleviamenti fiscali in tal senso devono essere un obbiettivo da conseguire non appena la situazione finanziaria del Cantone risulterà risanata. E senza se e senza ma dobbiamo ribadire la necessità di ripristinare il valore politico della responsabilità individuale, dei doveri prima ancora che dei diritti, della libertà personale, dell’iniziativa privata e dell’economia sociale di mercato. Dobbiamo difendere lo Stato da chi lo vorrebbe indebolire al punto da rendergli difficile il ruolo di regolatore ed arbitro. Ma attenzione: la nostra identificazione storica con le istituzioni pubbliche e con il governo non deve impedirci di esercitare quel sano e tipicamente liberale senso critico che ci permette di individuare e combattere le derive burocratiche, gli sprechi di denaro pubblico, le inefficienze, le ridondanze in seno alle amministrazioni. E tantomeno possiamo sottrarci alla necessità di promuovere costantemente le riforme che scaturiscono dall’esigenza di riconsiderare il ruolo dello Stato ed i suoi compiti in determinati settori. Laddove poi risulta auspicabile una più stretta collaborazione tra privato e pubblico non servono le chiusure a riccio. Dobbiamo esigere che prima di adottare nuove leggi vada sempre fatto un esame puntuale per identificare quelle da abrogare, evitando così di attribuire nuovi compiti allo Stato senza prima verificare quali potrebbero essere abbandonati. Sono molti gli ostacoli che si frappongono al riorientamento strategico del partito. A frenare sono le anacronistiche rivalità regionali e personali, i compiacimenti nostalgici, qualche rancore residuo non ancora sopito e certe resistenze nel comprendere fino in fondo la profonda trasformazione della società oltre che le implicazioni della globalizzazione e dell’apertura dei mercati, che rendono del tutto superate le rendite di posizione e le reazioni corporative. Ma il PLR ha le risorse per superare questi ostacoli. Lo ha dimostrato del resto recentemente, nominando due vicepresidenti giovani e preparati, come Andrea Bersani e Lorenzo Orsi, e lo dimostra proseguendo il rinnovamento alla testa dei distretti e di numerose sezioni. Nuove teste, nuove idee. Il nuovo corso è iniziato.

Giovanni Merlini, presidente del PLR

Un’oasi delle arti e del ben-essere

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7.7.2011 (GdP e CdT), 9.7.2011 (La Regione)

I sette Comuni di Locarno, Brione s/Minusio, Mergoscia, Minusio, Muralto, Orselina e Tenero- Contra hanno le carte in regola per aspirare a diventare un’oasi delle arti e del ben-essere. La votazione consultiva del prossimo 25 settembre ci dirà se questo importante progetto di aggregazione tra più Comuni della sponda sinistra della Maggia potrà trasformarsi finalmente in realtà. Perché un’oasi delle arti e del ben-essere? Per la semplice ragione che iI nuovo polo aggregato, vista anche la sua dimensione (4’752 ettari di superficie, di cui solo 574 utilizzati per l’insediamento umano, e poco meno di 30’000 abitanti) deve inserirsi in una visione strategica più ampia che dovrà connotare sempre più l’intero agglomerato locarnese. Il progetto di sviluppo sostenibile approvato dall’autorità cantonale prende le mosse dalla specificità di una regione che si pone in modo complementare ai poli di Lugano, Mendrisio, Bellinzona e Biasca. E in che cosa consiste questa specificità? Nel connubio tra lago e montagna e nel notevole livello della qualità di vita: un asso da giocare non solo ai fini dell’incremento del turismo congressuale e culturale, bensì pure dell’attrattiva residenziale. In una società che vive ritmi frenetici il nuovo Comune, se la maggioranza dei cittadini del comprensorio vorrà farlo nascere, si distinguerà in netta controtendenza come un luogo in cui sia possibile apprezzare le virtù della lentezza, l’amore per la memoria storica e per il patrimonio di esperienze culturali che proprio da qui si sono irradiate ben oltre i nostri confini (si pensi anche solo al Monte Verità e ad Eranos). Insomma, un Comune nuovo che coltivi la priorità della qualità sulla quantità, che riscopra la centralità di un’organizzazione urbana a misura d’uomo e più attenta alla valorizzazione dei suoi monumenti e ai canoni estetici delle costruzioni. Due filiere interessanti si prestano ad un simile disegno: la settima e l’ottava arte. Ossia, nell’ambito dell’audiovisivo, data la presenza preziosa e consolidata di una rassegna come quella del Festival del film, si tratta di mettere in rete tutta una serie di attività produttive, di servizio, di vendita e di marketing, ma anche di ricerca e di formazione, interagendo in modo articolato con l’industria multimediale e con le tecnologie avanzate. E contemporaneamente nel settore della rigenerazione e della cura del corpo e dello spirito (sport, wellness, spa, ecc.) il nuovo Comune sulla sponda sinistra della Maggia può ambire a diventare una destinazione rinomata a livello internazionale non solo per la sua incantevole cornice paesaggistica e per la mitezza del suo clima, ma anche per il prestigio e l’efficienza delle sue strutture che potranno essere gestite in modo ben più integrato e coordinato (secondo la logica del cluster) rispetto a quanto l’attuale frammentazione giurisdizionale consenta di fare. Per sviluppare l’offerta nelle attività legate alla settima arte disponiamo di progetti già avanzati e di realtà di rilievo come il Festival e la Fondazione per la Casa del cinema, a cui occorre far capo per creare un centro formativo di competenze cinematografiche. Per migliorare invece l’offerta nelle attività legate all’ottava arte si dovrà mirare al potenziamento del Centro sportivo nazionale di Tenero-Contra che potrebbe ospitare in futuro anche le strutture sportive comunali al servizio dell’intera regione e alla valorizzazione del Centro balneare presso il lido di Locarno, nonché alla promozione di investimenti privati nell’ambito alberghiero e del tempo libero. L’insieme di questi obbiettivi potrà e dovrà essere coordinato in modo da “fare sistema” insieme alla rivalutazione dell’area monumentale del Castello Visconteo e del percorso pedonale della Riva Lago tra Tenero-Contra e Locarno, nonché alla realizzazione del centro congressuale in Piazza stazione. In presenza di un solo dicastero permetterà di gestire meglio e con ben maggiore vantaggio per l’intera regione la moltitudine di iniziative, manifestazioni, esposizioni ed eventi che conosciamo. Il nuovo agglomerato urbano, oltre a consolidare il ruolo di polo della Città di Locarno, consentirà di sviluppare un assetto territoriale più armonico anche dal profilo pianificatorio. Le ripercussioni favorevoli si faranno sentire anche nelle zone periferiche delle Valli che potranno far capo ad una città di riferimento più forte. Lo stesso dicasi per gli equilibri istituzionali dell’intero Cantone che ha un chiaro interesse all’affermarsi di un interlocutore urbano in grado di dialogare con gli altri poli regionali potendo avvalendosi di un accresciuto potere negoziale. (Continua)

Giovanni Merilini

04.09.2007

Liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi

In seguito alla bocciatura popolare, nel 1999, della revisione della Legge cantonale sul lavoro dell’11.11.1968, osteggiata in particolare da un’organizzazione sindacale, la situazione giuridica in tema di orari di apertura dei negozi è rimasta a tutt’oggi insoddisfacente. Il Ticino, nonostante la sua spiccata vocazione turistica, è ancora un Cantone con un assetto normativo eccessivamente rigido in questa materia, ciò che gli reca pregiudizio nel contesto della competitività del settore.

In generale, a prescindere dalle deroghe previste dalla Legge e fatti salvi i segmenti specifici della vendita, i negozi possono restare aperti dal lunedì al venerdì fino alle ore 18.30, il giovedì fino alle 21.00 e di sabato e nei giorni prefestivi fino alle 17.00. In virtù delle deroghe contemplate dall’art. 22 della Legge il Consiglio di Stato può prolungare gli orari di apertura nei giorni festivi e feriali “allo scopo di soddisfare le esigenze del movimento turistico o per facilitare il commercio nelle zone di confine”, cosicché la chiusura può essere posticipata alle 19.00 nei periodi estivi, in determinate località. Vi è inoltre il caso unico del Fox Town di Mendrisio che è aperto tutti i giorni, domenica compresa, durante tutto l’anno dalle ore 9.00 al 19.00. Ulteriori deroghe sono poi previste dall’art. 23 che conferisce al Dipartimento la facoltà di autorizzare l’apertura di determinati negozi in occasione di singoli giorni festivi particolari, manifestazioni, sagre, ecc. oppure durante le feste di fine e di principio d’anno, di Pasqua, di Pentecoste e Ferragosto.

Questo regime di deroghe, precario e macchinoso, non è solo all’origine di vertenze giudiziarie e di oneri amministrativi, ma è pure del tutto inadeguato alle condizioni del mercato ed in particolare alle mutate esigenze dei consumatori (residenti e turisti) e alla necessità di far fronte efficacemente alla concorrenza d’oltre frontiera, solo parzialmente e temporaneamente mitigata dall’attuale Euro forte. Il numero e la frequenza delle richieste di deroghe sono, da anni, in continuo aumento. Perciò è stato messo in consultazione dal DFE, nel corso del 2003, un avamprogetto di nuova Legge sugli orari di apertura dei negozi che propone, tra le principali innovazioni, la distinzione tra fascia oraria di base (lunedì-venerdì 6.00-18.30; sabato 6.00-18.00) e fascia oraria prolungata (lunedì-venerdî fino alle 21.00), la facoltà di beneficiare della fascia oraria prolungata per i negozi che applicano il Contratto collettivo di lavoro per il personale di vendita o regolamentazioni perlomeno equivalenti, la liberalizzazione completa degli orari di apertura per i negozi a conduzione familiare, senza dipendenti che non siano parenti stretti, l’introduzione di una commissione paritetica cantonale quale organismo consultivo del DFE e di collaborazione nella vigilanza sul rispetto delle condizioni di lavoro definite nel CCL o simili, l’introduzione di deroghe legali (ossia senza obbligo di richiederle) nei giorni feriali, così come per le domeniche e i giorni festivi per negozi particolari (panetterie, pasticcerie, chioschi, distributori di benzina, negozi turistici, luoghi di degustazione, gallerie d’arte ateliers, negozi annessi alle stazioni di servizio, negozi all’interno di camping, complessi culturali o sportivi, videoteche ecc.) nonché di deroghe legali in tre giorni festivi (Corpus Domini, SS: Pietro e Paolo e Immacolata) e nelle domeniche tra l’Immacolata ed il Natale con apertura ammessa tra le 10.00 e le 18.00 in tutto il Cantone e per i negozi di ogni genere. Inoltre l’avamprogetto limita le deroghe dipartimentali per domeniche e festivi, su preavviso della Commissione paritetica, alle regioni e località turistiche o per motivi economici, secondo la legislazione federale sul lavoro (apertura ammessa tra le 6.00 e le 23.00).

Tale avamprogetto, purtroppo, non è riuscito a superare la divergenza di visione del problema tra la grande distribuzione ed i piccoli commerci e si è scontrato con la prevedibile opposizione di alcune organizzazioni sindacali. La riforma del settore, che resta quanto mai urgente, è quindi rimasta bloccata e l’avamprogetto è tuttora fermo a livello dipartimentale, anche perché il Tribunale federale, in una sentenza del 13.7.2004 relativa ad una vertenza del Cantone di Basilea-Città, ha statuito l’incostituzionalità di qualsiasi disposizione che vincoli la fascia oraria prolungata e le deroghe agli orari di chiusura al rispetto del Contratto collettivo di lavoro del settore della vendita o al rispetto di regolamentazioni almeno equipollenti. E proprio questo vincolo configura(va) una delle più significative novità dell’avamprogetto dipartimentale. L’art.110, cpv.1, lett.a della Costituzione federale conferisce alla Confederazione la facoltà di emanare prescrizioni sulla protezione dei lavoratori e siccome la Confederazione ha esercitato la sua competenza esclusiva disciplinando in modo esaustivo la tutela dei lavoratori nei settori contemplati dalla Legge federale sul lavoro, ai Cantoni, secondo il TF, non resta più alcun margine di manovra legislativa per emanare ulteriori disposizioni che vadano oltre a quelle federali nella protezione del personale.

Tuttavia lo stesso TF ha riconosciuto -in una sentenza dell’anno scorso concernente il Ticino in questa materia- che se il sistema delle deroghe non appare più adeguato alle attuali esigenze del settore è compito del legislatore modificare la legge.

La situazione appare quindi senza sbocco se i partners sociali non si assumono fino in fondo la loro responsabilità nel cercare soluzioni concertate, ritenuto che il Cantone non è autorizzato ad intervenire in materia di protezione dei lavoratori.

Alla luce di questa situazione di impasse, e ritenuta la necessità non più prorogabile di adottare maggiore flessibilità negli orari di apertura dei negozi, si invita il Consiglio di Stato ad emanare una nuova legge-quadro che recepisca sostanzialmente i principi contemplati nell’avamprogetto del 2003, ma nei limiti normativi stabiliti dalla giurisprudenza del TF e dalla legislazione federale. La nuova legge-quadro potrebbe conferire ai Comuni -ritenuta la loro migliore conoscenza delle esigenze locali- la competenza di disciplinare nei dettagli (potere legislativo) e di applicare (potere esecutivo) il sistema delle deroghe nel perimetro fissato dalla legge quadro-cantonale.

Giovanni Merlini a nome del Gruppo PLR