Soltanto una “rara avis”

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31.03.2009

Di per sé la notizia del pareggio dei conti del Cantone dovrebbe rallegrarci. Finalmente, buon ultimo, anche il nostro Cantone nel 2008 è uscito dalle cifre rosse. Risultati ben più cospicui sono stati registrati da altri Cantoni come Sciaffusa, Grigioni (+161 mio.) e Soletta (+122 mio.). Il divario di circa 180 mio. tra il preventivo per il ’09 (disavanzo di 162 mio.) e il consuntivo (avanzo d’esercizio di una ventina di mio.) non è motivo di sorpresa o scandalo per chi, come me, fa parte del Gran Consiglio da ormai diversi anni. Scostamenti ingenti, anche oltre i 200 mio., non sono una novità per la semplice ragione che il metodo previsionale perfetto non è ancora stato inventato, né mai lo sarà. Del resto i dati del preconsuntivo facevano stato di un miglioramento che ci avrebbe riportato in pareggio. Il risanamento è però transitorio ed è destinato a restare una piacevole parentesi, una sorta di “rara avis”, nell’ambito di un troppo lungo arco di anni caratterizzati da uno squilibrio finanziario preoccupante. L’avanzo del conto di gestione corrente è infatti determinato dai gettiti relativi al periodo 2004-2007 -che corrisponde agli anni della buona congiuntura- e all’applicazione delle misure di contenimento della spesa. Non vi è dunque alcun valido motivo per abbassare la guardia, anzi. Il rigore e il discernimento nell’affrontare questa recessione restano più attuali che mai. La fragilità strutturale delle nostre finanze non è purtroppo ancora superata. Già il consuntivo dell’anno in corso ci riporterà nelle cifre rosse, a dimostrazione di quanto poco indicativo sia il risultato del 2008. Gli ammortizzatori sociali (contributi assistenziali, indennità per la disoccupazione, contributi assicurativi per gli insolventi, prestazioni complementari AVS/AI, sussidi di cassa malati, ecc) saranno particolarmente sollecitati nel corso del 2009: secondo l’ultimo aggiornamento del Piano finanziario e delle Linee direttive la spesa supplementare cumulata che essi dovrebbero produrre tra l’anno in corso e il 2011 è di circa 140 mio., a cui vanno aggiunti 10 mio. di maggiori spese e 80 mio. di minori entrate per effetto della crisi, il che equivale ad un disavanzo congiunturale di circa 230 mio. su tre anni. Non basta. Il pacchetto di misure di sostegno all’occupazione e all’economia per il periodo 2009-2011, elaborato tempestivamente dal Consiglio di Stato, prevede un ulteriore sforzo di circa 116 mio. al netto dei contributi della Confederazione e di altri enti. E’ ben vero che in un primo tempo verrà attuata soltanto una parte dei provvedimenti, quelli più urgenti, per 45 mio., mentre la seconda parte per 71 mio. sarà decisa e implementata solo dopo esame della situazione, nel caso in cui ulteriori interventi fossero indispensabili. Considerando tutte queste maggiori uscite e minori entrate, il disavanzo complessivo che si registrerà per l’ultimo anno della legislatura potrebbe superare i 300 mio. Una prospettiva che dovrebbe indurre tutti ad un atteggiamento prudente, evitando la tentazione delle finanze allegre con nuove spese o sgravi fiscali che si spingano oltre quelli previsti dal pacchetto di misure anticrisi, almeno fino a quando non saremo usciti definitivamente dal tunnel.

Anche per questa ragione la portata del pacchetto anticrisi non può essere bagatellizzata. Il suo volume lordo cumulato di circa 158 mio. –che equivale al 4,4% delle uscite previste per l’anno in corso e allo 0,5% del PIL cantonale- appare commisurato alle limitate possibilità di un Cantone che non è ancora riuscito a consolidare la propria situazione finanziaria e che deve quindi, a maggior ragione, scegliere con oculatezza i settori in cui intervenire per aiutare efficacemente chi ne ha più bisogno. Gli interventi selezionati dal governo sono quelli, in particolare, finalizzati al sostegno ai redditi delle persone maggiormente in difficoltà, all’aiuto alle aziende che investono e ai progetti imprenditoriali (attraverso fideiussioni statali a garanzia di un fondo di 30 mio. creato appositamente da BancaStato) così come all’incentivazione degli investimenti nelle energie alternative e nel risanamento energetico degli immobili. Interessanti anche alcune misure di politica fiscale, come la proroga del decreto legislativo sugli ammortamenti accelerati, l’abolizione dell’obbligo di mantenere per 10 anni il sistema di deduzione delle spese per la manutenzione degli stabili e l’abolizione della prassi Dumont. Ben venuta anche l’anticipazione di una serie di investimenti pubblici già pianificati e decisi.

C’è da augurarsi che i partiti di governo riescano a ritrovare un minimo comune denominatore per affrontare questa recessione con senso di responsabilità e collaborazione. Non sarà infatti con le sterili polemiche, né coltivando ognuno il suo orticello, che si riuscirà a mitigare gli effetti della crisi. Siamo a metà del guado, serve remare tutti insieme.

Giovanni Merlini

25.09.2008

Ironia della sorte. Proprio mentre il Corriere del Ticino pubblicava ieri l’articolo del gongolante presidente pipidino (intitolato trionfalmente “Avevamo ragione” ) in merito alla decisione del governo di “non presentare un messaggio sulla manovra”,  il commentatore Giovanni Galli sulla stessa pagina annotava che “se non sono fuori posto, i necrologi compiaciuti per la manovra sono perlomeno prematuri (…) Quello che conta non è l’aspetto formale, ma le misure concrete e il loro impatto pratico in termini di contenimento della spesa e di aumento  della pressione fiscale”. La cosa è piuttosto divertente se si considera che entrambi da mesi dimostrano uno zelo degno di miglior causa nel combattere un pacchetto di misure di riequilibrio finanziario di cui ancora nessuno, per la verità, conosce i dettagli. Ma su almeno un punto Galli ha senz’altro ragione e cioè che determinante non è l’involucro, bensì le singole misure che vi si ritroveranno contenute. Chi dunque si è lasciato prendere la mano dall’esultanza e dalla fretta di esprimerla urbi et orbis non si è avveduto che il governo non intende limitarsi a “lavorare sui preventivi”, bensì mira a licenziare il preventivo ’09 con obbiettivo di bilancio 2011 , il che corrisponde a varare una manovra composta di provvedimenti i cui effetti dureranno oltre il 2009, proprio perché destinati al conseguimento dell’obbiettivo di legislatura, ossia il pareggio del conto di gestione corrente ed il contestuale risanamento del deficit strutturale del Cantone. L’impatto di questa manovra ridimensionata sarà verosimilmente di circa 160 milioni annui (anziché dei 200 e rotti previsti inizialmente), visti i dati incoraggianti del preconsuntivo ’08, e dovrà tener conto delle principali opposizioni emerse dalla consultazione. E’ una buona cosa che il Consiglio di Stato abbia rinunciato all’aumento della tassa di circolazione e abbia deciso di riconoscere integralmente il rincaro al personale che deve poter beneficiare del miglioramento della situazione finanziaria, ottenuto anche grazie ai sacrifici richiesti nell’ambito dei risparmi votati negli scorsi anni. Ed è pure una buona cosa che sia stata accantonata definitivamente l’ipotesi di un incremento dell’aliquota dell’imposta immobiliare comunale, osteggiata dall’economia fondiaria e dal mio partito fin dall’inizio. Ancorché ridotta di alcune decine di milioni, l’incidenza dell’operazione di risanamento nel suo complesso rimane comunque piuttosto rilevante e dovrà rimanere focalizzata prevalentemente sul contenimento della spesa pubblica, senza diluire la portata delle misure di risparmio nei settori della riorganizzazione dell’Amministrazione cantonale e della spesa sociale (p.es. calcolo dei sussidi di cassa malati). E allora una cosa è certa: senza un consenso allargato almeno a quei partiti di governo che erano riusciti a trovare un’intesa nell’ambito del Preventivo ’05 e senza una volontà autentica di condivisone dell’obbiettivo del riequilibrio dei conti, sarà ben difficile che questa manovra superi lo scoglio parlamentare. C’è solo da augurarsi che l’entusiasmo di chi oggi esulta non si esaurisca “dans l’espace d’un matin”.

Giovanni Merlini

Risposta a Tuto Rossi

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22.05.2008

Caro Tuto,

vorrei subito rassicurarti: non ho alcuna intenzione di tenere il broncio a chicchessia per l’esito dell’elezione del sindaco a Bellinzona. E’ vero che mi capita ogni tanto di perdere le staffe, cionondimeno ho un carattere piuttosto solare e soprattutto ho troppo rispetto del verdetto popolare, anche quando è tirato come questo. Il tuo beniamino, rifiutando il primato dei voti conseguiti dal sindaco di quindicina lo scorso 20 aprile, ha voluto a tutti i costi la riedizione del confronto di quattro anni fa. Era un suo diritto e la partita se l’è giocata abilmente. Così ora il sindaco di Bellinzona è ancora lui e tu sei felice. Ma la tua lettera aperta è rivelatrice di qualche preoccupazione non peregrina per la situazione in cui egli si è deliberatamente cacciato. Perché la capitale soffrirà verosimilmente di una macroscopica anomalia: il partito di maggioranza relativa, con tre municipali su sette, è infatti senza sindaco e la governabilità della città è ancora una volta a rischio. Conoscendo il senso di responsabilità dei municipali (non solo di quelli del mio partito) sono persuaso che faranno ogni sforzo per promuovere la collegialità dell’esecutivo, nonostante questa stravagante situazione. Ma senza uno sforzo almeno pari da parte del sindaco, sarà impossibile garantirla. Io incrocio le dita e faccio i miei migliori auguri ai bellinzonesi, anche a quelli che non si sono degnati di recarsi alle urne, perché pure loro sconteranno le conseguenze di un’eventuale paralisi della progettualità del municipio. E converrai che l’esempio della scorsa legislatura non lascia spazio a soverchie speranze, a meno di un cambiamento radicale nella conduzione del collegio da parte del “primus inter pares”. Tu invochi, un po’ vendicativamente, le dimissioni del per altro competente municipale Filippo Gianoni, reo di aver aderito al comitato ProBixio: non ti ha mai sfiorato l’idea che se lo ha fatto è forse anche perché sa bene, per esperienza diretta, che cosa ha vissuto in questi ultimi 4 anni? Quanto al PLR cittadino, ha sicuramente commesso qualche errore tattico, ma contrariamente a quanto vorresti far credere tu (o il tuo suggeritore), non ha mai voluto imporre alcun diktat e per quel poco che ne so io la presa di posizione dei sindaci del comprensorio è stata semplicemente motivata dal desiderio di uscire finalmente da un’evidente impasse nel processo aggregativo. Sostenendo con convinzione Bixio Caprara, il PLR ha semplicemente offerto all’elettorato una possibilità di scelta democratica tra due persone profondamente diverse nel concepire l’impegno politico ed il ruolo del sindaco della capitale. Una risicata maggioranza di quella minoranza di elettori che si è espressa ha preferito ridare fiducia a Martignoni, già sedicente radicale, già aspirante Consigliere di Stato udc con tentazioni leghiste, ora nocista, domani non si sa. La città ha così perso –spero non definitivamente- un politico di spessore, certo meno incline agli svolazzi e ai sorrisi acchiappavoti, ma grande lavoratore e attento tessitore del consenso. Se la Turrita abbia fatto un buon affare lo giudicherete tra quattro anni. E intanto voglia la buona sorte che il tuo odierno “sacré feu” e quello di tutti i sostenitori del Masaniello nostrano non vengano estinti dalle macerie dell’inconcludenza operativa.

Giovanni Merlini, Presidente PLR

Casse Malati e assicurati morosi

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20.10.2008

C’è chi è convinto che le Camere federali non avrebbero mai approvato la modificazione dell’art. 64a LAMal se non fossero state -e non fossero tuttora- condizionate dalla potente lobby delle casse malati. Può anche darsi. La novella legislativa entrata in vigore il 1.1.2006 aveva però una sua ratio innegabile: ossia quella di responsabilizzare gli assicurati nel far fronte ai loro impegni nel pagamento del premio. L’unico deterrente efficace nei confronti di coloro che sistematicamente se ne disinteressano e preferiscono dare la precedenza ad altre spese, all’insegna del motto “tanto qualcuno provvederà”, sembrava proprio essere quello di permettere alle Casse malati di sospendere l’assunzione dei costi delle prestazioni fino al momento in cui i premi arretrati e le partecipazioni ai costi, nonché gli interessi di mora e le spese esecutive sono saldati integralmente. Questa soluzione appariva tutto sommato come la più indicata per riuscire a contenere il fenomeno dei morosi, perlomeno di quelli che lo sono per scelta.

Ma ben presto sono emerse le gravi conseguenze di questa nuova regolamentazione. In CH quasi 200’000 persone si sono ritrovate nella condizione di assicurato insolvente senza più alcuna copertura assicurativa; solo nel nostro Cantone la cifra ha oltrepassato già l’anno scorso i 10’000 casi. Lo studio allestito dal signor Bruno Cereghetti nell’agosto dello scorso anno in merito al profilo degli assicurati con sospensione del riconoscimento delle prestazioni previste dalla LAMal ha rivelato, sulla base di un campione di 612 casi, che il moroso medio è piuttosto giovane (tra i 40 ed i 43 anni), perlopiù senza seri problemi di salute, prevalentemente single ed in condizione economica debole (circa il 60%). Il 55% di loro è già stato oggetto di ACB e il 31.4% hanno diritto ad un sussidio elevato per la riduzione del premio. Questi dati, accompagnati da quelli relativi alle persone in mora che hanno beneficiato dell’aiuto dello Stato per almeno 5 anni, hanno temperato la sensazione iniziale della commissione della Gestione, ossia che troppe persone  pur potendo pagare i premi non lo fanno deliberatamente.

Del resto tutti Cantoni e numerosi Comuni sono corsi ai ripari alla ricerca di rimedi per arginare il fenomeno: chi stipulando convenzioni con gli assicuratori (come i Cantoni romandi e BS) in virtù delle quali vengono pagati i premi arretrati al momento della presentazione dell’attestato di carenza beni da parte delle Casse malati, contro l’impegno di queste ultime di non pronunciare fino a quel momento la sospensione della copertura, chi invece coinvolgendo i Comuni nella presa a carico dei morosi con ACB (come LU, SG,AG, TG, OW) chi ancora (come ZH) raccomandando ai Comuni la presa a carico preventiva dei premi solo per i casi a  rischio e pagando a livello cantonale solo a partire dall’ottenimento degli ACB.

Quanto al Ticino, questo tema ci ha procurato non pochi grattacapi. Vi ricordate bene la “telenovela” del messaggio n. 5810 del 5.7.2006 del CdS, con il suo tortuoso iter parlamentare che ha richiesto ben due rapporti commissionali (quello del 28.11.2006 e quello del 4.9.2007) perché il governo non aveva dato la sua adesione al decreto legislativo approvato dal GC, con conseguente seconda lettura nella sessione del 27.6.2007 e rinvio dell’oggetto alla Commissione della gestione rapporto. La soluzione che abbiamo adottato nel settembre del 2007, con validità temporale fino alla fine di quest’anno e con effetto retroattivo al 1.1.2006, rimane ampiamente insoddisfacente, come lo sono tutte quelle adottate dagli altri Cantoni –secondo un modello o l’altro. Oggi vale (in deroga agli art. 20, 21 e 22 della LCmal) il principio per cui il Cantone rimborsa agli assicuratori malattie i crediti scoperti per gli assicurati minorenni i cui genitori sono oggetto di sospensione della copertura ed inoltre il Cantone può, ma non deve, rimborsare all’assicuratore i crediti scoperti vantati nei confronti dell’assicurato a cui è sospesa la copertura, in caso di prima necessità, oppure assumere direttamente i costi di cura di prima necessità, a seconda di che cosa è più conveniente nel singolo caso. Evidentemente con l’assunzione dei costi di cura il Cantone ha il diritto di regresso nei confronti dell’assicurato la cui copertura assicurativa è sospesa, del coniuge, del convivente, dei suoi parenti, dei suoi eredi, legatari o donatari, fino a concorrenza di quanto pagato. Per converso, il diritto di regresso del Cantone vale nei confronti dell’assicuratore malattie se i premi e le partecipazioni ai costi in arretrato, gli interessi di mora e le spese di esecuzione sono pagati integralmente dall’assicurato o rimborsati dal Cantone nella misura in cui esso ha già anticipato i costi delle prestazioni di cui ha dbeneficiato l’assicurato durante al sospensione della copertura assicurativa. La normativa temporanea ha comportato solo nel primo trimestre del 2007 uno scoperto di 1,9 mio. di cui 1,2 mio. per degenze stazionarie; il numero delle persone che hanno ottenuto cure è stato di 906. Il decreto legislativo attualmente in vigore scadrà al 31 dicembre prossimo e dovrà quindi essere o riattivato o modificato se le Camere non procederanno speditamente all’abrogazione dell’art. 64a LAMal. E’ dunque auspicabile, anzi urgente, che anche il nostro Cantone si faccia promotore di una proposta di risoluzione ai sensi dell’art. 102 LGC, come per altro preavvisata dalla Commissione della gestione, al cui rapporto il mio Gruppo aderisce all’unanimità.

Giovanni Merlini

11.04.2008

Intervento in Gran Consiglio sulla libera circolazione delle persone (salari mediani e salari d’uso)

Colleghe e Colleghi,

anche se un po’ datata (perché risale a più di 3 anni fa) la mozione Lurati / Carobbio Guscetti ha il merito di tener desta l’attenzione della politica sulle forti pressioni dall’estero, alle quali è sottoposto il mercato del lavoro ticinese, più di quello nazionale.

Ci siamo ancora recentemente occupati del problema dei sempre possibili abusi in ambito salariale e nelle condizioni di lavoro, quando abbiamo approvato la Legge cantonale di applicazione alla LF sulle condizioni lavorative e i salari minimi per lavoratori distaccati in CH e misure collaterali e della LF concernente i provvedimenti in materia di lotta contro il lavoro nero.

Possiamo dire che il modello ticinese di applicazione delle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone ha dato finora buona prova nel prevenire e reprimere il fenomeno del dumping salariale, sempre in agguato quando si è in presenza dell’arrivo nel nostro Paese di manodopera molto meno pagata negli Stati di provenienza e quindi disposta ad accettare remunerazioni inferiori a quelle praticate mediamente nei diversi settori della nostra economia  (basti pensare a Stati come la Bulgaria e la Romania entrati a far parte dell’UE a partire dal 1. gennaio di quest’anno).  Il nostro sistema di monitoraggio si fonda su 3 strutture: la Commissione tripartita, l’Osservatorio del mercato del lavoro che fa capo all’IRE e l’Unità di coordinamento presso l’Ufficio della manodopera estera, unità che assicura i contatti costanti con i servizi dell’Amministrazione, con le Associazioni imprenditoriali e sindacali, le Commissioni paritetiche e l’Associazione interprofessionale di controllo del settore della costruzione e altri attori ancora.

I dati riportati nel rapporto di maggioranza confermano che la situazione è sotto controllo. Anche i dati forniti dall’Associazione interprofessionale di controllo in relazione all’attività sul territorio hanno dimostrato l’efficacia delle verifiche puntuali svolte in comune da sindacati e padronato, sfociate anche in precise sanzioni per i trasgressori. Il numero delle notifiche è costantemente aumentato (da 5’182 nel 2005 a 5’741 nel 2006 e nel 2007). Per il 2007, alla fine di novembre, sono state inviate  circa 500 richieste di documentazione e sono stati segnalati 12 casi di mancata applicazione delle tariffe salariali e 71 casi di violazione dell’obbligo di fornire informazioni.

Alla luce di questa situazione il nostro Gruppo condivide la posizione del governo in merito alle singole richieste della mozione, che appaiono oggettivamente inopportune. In particolare ci opponiamo ad inserire nella L-inn, quale salario di riferimento, il salario mediano svizzero perché equivarrebbe ad introdurre una nozione estranea al quadro normativo federale e cantonale che invece utilizza come parametro proprio il salario usuale, p.es. la LF sulla disoccupazione, la Legge cantonale sul rilancio dell’occupazione e la Legge cantonale sull’assistenza sociale per quanto riguarda i programmi di inserimento).

Ma neppure i punti 2 e 3 della mozione –laddove si chiede di rendere pubblico l’elenco di tutte le aziende che beneficiano di aiuti o esenzioni fiscali ai sensi della L-inn- sono condivisibili nella misura in cui comporterebbero una violazione delle norme sulla protezione dei dati e del segreto d’ufficio.

Sul punto 4 relativo alla richiesta di abolire la Commissione “salari d’uso”, il cui mandato scade al 30.6 di quest’anno, si potrebbe invece discutere, perché comunque anche la Commissione tripartita in tema di libera circolazione delle persone ha il compito di partecipare alla determinazione dei salari usuali sul luogo nella professione e nel ramo, secondo quanto prevede l’art. 11 cpv. 1 lett. B della LF sui distaccati.

Per queste ragioni vi chiedo a nome del mio Gruppo di aderire al Rapporto di maggioranza della Commissione della gestione.