INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR IN GRAN CONSIGLIO

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03.06.2009

Era stata chiesta prontezza di reazione e prontezza di reazione c’è stata.

Il Gruppo liberale radicale ha apprezzato subito i contenuti del Rapporto del governo del 4 marzo scorso sulle misure a sostegno dell’occupazione e dell’economia per il periodo 2009-2011, che è il frutto del lavoro della task force fortemente voluta dal DECS e dal DFE per dare una risposta adeguata alla recessione, nei limiti e nelle proporzioni di ciò che è possibile fare in un Cantone di  330’000 abitanti. Il CdS ha dunque presentato la sua manovra lo scorso mese di marzo, secondo solo al Canton Neuchâtel, e oggi ci apprestiamo a varare una serie di misure congiunturali e in parte strutturali che ci aiuteranno a contrastare le conseguenze più dolorose di questa crisi, soprattutto a livello occupazionale, dove un occhio di riguardo deve essere rivolto alla lotta alla disoccupazione giovanile.

Già in quel Rapporto del mese di marzo, il CdS annunciava un intervento per un importo lordo di 158 mio. e un volume netto a carico del Cantone di 116 mio.; un intervento articolato su 64 misure, che si sarebbe realizzato in due fasi separate. Il Messaggio n. 6200 del 21 aprile scorso ci sottopone i provvedimenti di competenza parlamentare per 65,7 mio. netti (90,3 lordi) che fanno parte del pacchetto della prima fase. Dopo un periodo di monitoraggio dell’impatto di questo primo pacchetto, il governo valuterà –sulla base dell’evoluzione congiunturale- se e in che misura proporre a questo GC anche il secondo pacchetto di provvedimenti.

Abbiamo sentito anche qualche critica acida sulla manovra di cui oggi discutiamo. Si è sentito dire che il governo non avrebbe mostrato sufficiente coraggio o generosità nell’elaborazione delle misure, la cui portata complessiva si rivelerebbe incongrua alla gravità della situazione. Noi non condividiamo queste critiche perché le riteniamo l’espressione di una visione aberrante delle reali e sostenibili possibilità di intervento di un Cantone come questo. Non mi addentrerò nella controversia un po’ accademica sul potere anticiclico dell’interventismo statale nei periodi di crisi e non scomoderò neppure gli autori odierni più illustri che alimentano sempre ancora l’annosa disputa attorno all’efficacia della teoria keynesiana. Mi limito a richiamare integralmente la prima parte del Rapporto del CdS del 4 marzo che mi pare assai lucida e realista e mi riferisco ai capitoli 1. Situazione economica generale, 2. Gli Stati di fronte all’evoluzione economica e 3. Crisi economica e finanze pubbliche.

Per valutare con un minimo di oggettività la portata può giovare un semplice confronto: il nostro Cantone produce uno sforzo finanziario pari al 4,4% delle sue uscite correnti e pari allo 0,5% del PIL ticinese (considerando l’onere lordo di 158 mio.), mentre la Confederazione ha mobilitato risorse pari allo 0,3% del PIL nazionale, se si tiene conto dell’importo di 1,6 miliardi finora stanziato. In proporzione il nostro Cantone mette a disposizione più risorse della Confederazione, nonostante la precarietà delle sue condizioni di salute finanziaria. Per apprezzare convenientemente la portata della manovra va tenuto ben presente il quadro di riferimento o, se preferite, il contesto finanziario entro il quale si sta muovendo il nostro Cantone. Che è un contesto improntato ancora a notevole fragilità. Intanto continuiamo a confrontarci con un disavanzo strutturale del conto di gestione corrente di ca. 60 mio. e un disavanzo preventivato per il 2009 di circa 78 mio.; oltre a ciò quest’anno gli ammortizzatori sociali sono sollecitati in modo straordinario proprio per effetto della recessione economica e il conto ci verrà presentato in sede di consuntivo 2009.

Il tutto sullo sfondo di un debito pubblico di 1,4 miliardi e di nuovi impegni finanziari che si stanno profilando all’orizzonte, come il risanamento della Cassa pensioni dello Stato, la stangata che subiremo a partire dal 2012 in materia di sussidiamento delle cliniche private (si parla di un’ottantina di mio. all’anno in più) e della riforma della Lord che pure non sarà a costo zero. Di fronte a questo quadro di riferimento, che non è propriamente quello di un Cantone che ha consolidato la sua situazione finanziaria (come il nostro vicino Canton Grigioni) il Consiglio di Stato ha individuato -con ponderazione, senso della misura e una corretta analisi del rapporto costo/benefici- le singole misure che compongono il pacchetto di intervento e che spaziano dal sostegno all’occupazione, ai redditi, all’imprenditorialità (e penso in particolare alla fideiussione cantonale di 10 mio. a favore della linea di credito per complessivi 30 mio. attivata della BS) all’utilizzazione del credito quadro relativo all’ora della BNS anche dopo il 2010 e fino ad esaurimento della dotazione, alla proroga  del contributo per l’alloggio fino al 2011, al potenziamento transitorio degli assegni familiari di complemento, alla promozione del settore turistico e del settore finanziario. Un’importanza particolare va riconosciuta agli interventi nell’ambito della formazione professionale, con il potenziamento degli sforzi a favore del tirocinio, con l’obbiettivo di mantenere la cosiddetta tolleranza zero onde trovare un posto di tirocinio ad ogni apprendista che lo cerca e di favorire la ricerca di un impiego in azienda alla fine dell’apprendistato, nonché la formazione di personale nell’ambito delle energie rinnovabili, della costruzione, del risanamento energetico, come pure nei campi della sanità e della socialità.

Concludo con una sola nota di rammarico, dovuta alla constatazione che la politica non è riuscita neppure in questa occasione ad allearsi contro la crisi. Servirebbe unità e convergenza su obbiettivi prioritari, mentre purtroppo ci ritroviamo con due rapporti a causa unicamente di una ben modesta riduzione dal 9 all’8,5% dell’aliquota dell’imposta sugli utili delle società, una misura opportuna che consente al nostro Cantone di rimanere in media e non in vetta alla classifica della competitività fiscale per le persone giuridiche (evitando solo di perdere la 14. posizione nel confronto intercantonale), quando altri Cantoni si stanno dando da fare per stimolare l’insediamento di nuove attività imprenditoriali sul loro territorio, come p.es. ancora una volta lo stesso Canton Grigioni che ha adottato un’aliquota del 5,5%.

Con queste considerazioni porto l’adesione del mio Gruppo al rapporto di maggioranza, ringraziando i relatori Christian Vitta e Paolo Beltraminelli per la qualità e la rapidità del lavoro da loro svolto.

Giovanni Merlini

02.09.2009

La  decisione adottata venerdì scorso dal Gruppo parlamentare federale del nostro partito sorprende solo in parte. Già all’indomani della conferenza stampa del PLR ticinese, dopo l’invio della lettera con cui si sollecitava il Gruppo a considerare seriamente la candidatura di Fulvio Pelli, si erano avute le prime avvisaglie dell’orientamento prevalente. Le dichiarazioni intempestive della capogruppo Huber e della vicepresidente Moret, l’esternazione della consigliera nazionale Egerszegi e certi editoriali apparsi sulla stampa romanda e svizzero tedesca (NZZ e TA in testa), tutti e quanti accomunati da commenti piuttosto indispettiti nei confronti di questa ipotesi di candidatura, non promettevano nulla di buono. Poi, nel momento della verità, si sono sommati i veti da parte di chi da sempre osteggia Pelli, di chi teme una concorrenza che minaccerebbe le aspirazioni romande e di chi, in buona fede, lo vuole ancora alla testa del partito per portare a compimento la strategia in vista delle elezioni federali del 2011.

In terra ticinese risono subito levati alti lai per le aspettative disattese.

Ma il Ticino politico non dovrebbe versare troppe lacrime di coccodrillo. Tra la gente comune, al di là degli steccati di partito e trasversalmente ai ceti sociali, era ed è tuttora forte il desiderio di vedere il nostro Cantone finalmente di nuovo rappresentato nella stanza dei bottoni, dopo dieci anni, attraverso l’elezione dell’unico parlamentare ticinese con oggettive chances (a livello di voti) di assurgere allo scranno di Consigliere federale. Ma la classe politica non è riuscita a raccogliersi con una sola voce attorno al nome di Pelli. Nonostante l’occasione così importante, è stato dato un penoso spettacolo di divisione e di faziosità. Ad eccezione del vertice socialista (che si è espresso in modo lucido e responsabile) ben tre presidenti di partito non hanno esitato a defilarsi, chi con la pretesa di riconquistare uno dei due seggi che le regole della concordanza attribuiscono al PLR e chi invece approfittando della situazione per consumare l’ennesimo regolamento di conti con attacchi di rara ineleganza. Queste divisioni non sono passate inosservate al nord delle Alpi. E non vi è da meravigliarsi che qualcuno si sia subito premurato di segnalarle pubblicamente per tirare l’acqua al suo mulino. Non si tratta quindi solo dell’insensibilità da parte dei cugini romandi nei confronti delle legittime rivendicazioni della minoranza italofona, bensì pure dell’incapacità di un Cantone come il nostro di riconoscere l’interesse superiore e di agire di conseguenza. Contiamo già poco per la nostra inferiorità numerica, se poi riusciamo a farci gli sgambetti anche in queste occasioni è ben improbabile ottenere il riconoscimento delle nostre ragioni.

C’è chi rimprovera allo stesso interessato (ma quanto veramente ?) di non avere avuto un atteggiamento lineare durante tutta la fase di avvicinamento alla decisone del Gruppo parlamentare e di essere quindi in parte corresponsabile della mancata designazione. Può darsi che le sue dichiarazioni inizialmente categoriche e poi vieppiù possibiliste non siano piaciute molto oltre Gottardo. In realtà, tuttavia, la posizione di Pelli in quanto presidente nazionale di un Partito che deve confermare il suo secondo seggio in governo era ed è tuttora assai delicata. La priorità data alla conduzione del partito è scaturita anche dalla volontà di evitare fastidiosi conflitti di interessi: non si può essere al tempo stesso candidato al Consiglio federale e presidente del partito e membro del gremio di valutazione delle candidature. E non per nulla noi avevamo chiesto  che al Gruppo di preferire la prima opzione.

Anche se i giochi non sono ancora chiusi fino al 16 settembre, è poco probabile che l’elezione possa riservare piacevoli sorprese per il Ticino. Anziché lamentarsi o individuare presunti colpevoli -un esercizio del tutto sterile- dovremmo darci da fare per migliorare la nostra presenza a Berna, nei  consigli di amministrazione delle aziende autonome della Confederazione, negli uffici federali, nelle lobbies, associazioni e fondazioni che contano. Dobbiamo rilanciare l’idea della Casa ticinese a Berna, indicata nel nostro programma di legislatura, una sorta di dépendance del nostro Cantone nella capitale federale dove si possano intessere relazioni e contatti efficaci per promuovere gli interessi della Svizzera italiana. Non è isolandoci e coltivando improbabili e nocive velleità separatiste, ma al contrario accentuando la collaborazione e il dialogo con la Confederazione ed i suoi organi che sapremo guadagnarci maggiore considerazione. Solo se sapremo migliorare l’immagine del nostro Cantone, abbandonando discutibili stili e metodi di far politica all’italiana, potremo sperare di avere successo in occasione di altri futuri avvicendamenti in governo. Avvicendamenti che potrebbero essere non così lontani. Sta solo  a noi volerlo.

Giovanni Merlini

Soltanto una “rara avis”

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31.03.2009

Di per sé la notizia del pareggio dei conti del Cantone dovrebbe rallegrarci. Finalmente, buon ultimo, anche il nostro Cantone nel 2008 è uscito dalle cifre rosse. Risultati ben più cospicui sono stati registrati da altri Cantoni come Sciaffusa, Grigioni (+161 mio.) e Soletta (+122 mio.). Il divario di circa 180 mio. tra il preventivo per il ’09 (disavanzo di 162 mio.) e il consuntivo (avanzo d’esercizio di una ventina di mio.) non è motivo di sorpresa o scandalo per chi, come me, fa parte del Gran Consiglio da ormai diversi anni. Scostamenti ingenti, anche oltre i 200 mio., non sono una novità per la semplice ragione che il metodo previsionale perfetto non è ancora stato inventato, né mai lo sarà. Del resto i dati del preconsuntivo facevano stato di un miglioramento che ci avrebbe riportato in pareggio. Il risanamento è però transitorio ed è destinato a restare una piacevole parentesi, una sorta di “rara avis”, nell’ambito di un troppo lungo arco di anni caratterizzati da uno squilibrio finanziario preoccupante. L’avanzo del conto di gestione corrente è infatti determinato dai gettiti relativi al periodo 2004-2007 -che corrisponde agli anni della buona congiuntura- e all’applicazione delle misure di contenimento della spesa. Non vi è dunque alcun valido motivo per abbassare la guardia, anzi. Il rigore e il discernimento nell’affrontare questa recessione restano più attuali che mai. La fragilità strutturale delle nostre finanze non è purtroppo ancora superata. Già il consuntivo dell’anno in corso ci riporterà nelle cifre rosse, a dimostrazione di quanto poco indicativo sia il risultato del 2008. Gli ammortizzatori sociali (contributi assistenziali, indennità per la disoccupazione, contributi assicurativi per gli insolventi, prestazioni complementari AVS/AI, sussidi di cassa malati, ecc) saranno particolarmente sollecitati nel corso del 2009: secondo l’ultimo aggiornamento del Piano finanziario e delle Linee direttive la spesa supplementare cumulata che essi dovrebbero produrre tra l’anno in corso e il 2011 è di circa 140 mio., a cui vanno aggiunti 10 mio. di maggiori spese e 80 mio. di minori entrate per effetto della crisi, il che equivale ad un disavanzo congiunturale di circa 230 mio. su tre anni. Non basta. Il pacchetto di misure di sostegno all’occupazione e all’economia per il periodo 2009-2011, elaborato tempestivamente dal Consiglio di Stato, prevede un ulteriore sforzo di circa 116 mio. al netto dei contributi della Confederazione e di altri enti. E’ ben vero che in un primo tempo verrà attuata soltanto una parte dei provvedimenti, quelli più urgenti, per 45 mio., mentre la seconda parte per 71 mio. sarà decisa e implementata solo dopo esame della situazione, nel caso in cui ulteriori interventi fossero indispensabili. Considerando tutte queste maggiori uscite e minori entrate, il disavanzo complessivo che si registrerà per l’ultimo anno della legislatura potrebbe superare i 300 mio. Una prospettiva che dovrebbe indurre tutti ad un atteggiamento prudente, evitando la tentazione delle finanze allegre con nuove spese o sgravi fiscali che si spingano oltre quelli previsti dal pacchetto di misure anticrisi, almeno fino a quando non saremo usciti definitivamente dal tunnel.

Anche per questa ragione la portata del pacchetto anticrisi non può essere bagatellizzata. Il suo volume lordo cumulato di circa 158 mio. –che equivale al 4,4% delle uscite previste per l’anno in corso e allo 0,5% del PIL cantonale- appare commisurato alle limitate possibilità di un Cantone che non è ancora riuscito a consolidare la propria situazione finanziaria e che deve quindi, a maggior ragione, scegliere con oculatezza i settori in cui intervenire per aiutare efficacemente chi ne ha più bisogno. Gli interventi selezionati dal governo sono quelli, in particolare, finalizzati al sostegno ai redditi delle persone maggiormente in difficoltà, all’aiuto alle aziende che investono e ai progetti imprenditoriali (attraverso fideiussioni statali a garanzia di un fondo di 30 mio. creato appositamente da BancaStato) così come all’incentivazione degli investimenti nelle energie alternative e nel risanamento energetico degli immobili. Interessanti anche alcune misure di politica fiscale, come la proroga del decreto legislativo sugli ammortamenti accelerati, l’abolizione dell’obbligo di mantenere per 10 anni il sistema di deduzione delle spese per la manutenzione degli stabili e l’abolizione della prassi Dumont. Ben venuta anche l’anticipazione di una serie di investimenti pubblici già pianificati e decisi.

C’è da augurarsi che i partiti di governo riescano a ritrovare un minimo comune denominatore per affrontare questa recessione con senso di responsabilità e collaborazione. Non sarà infatti con le sterili polemiche, né coltivando ognuno il suo orticello, che si riuscirà a mitigare gli effetti della crisi. Siamo a metà del guado, serve remare tutti insieme.

Giovanni Merlini

L’espace d’un matin?

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25.09.2008

Ironia della sorte. Proprio mentre il Corriere del Ticino pubblicava ieri l’articolo del gongolante presidente pipidino (intitolato trionfalmente “Avevamo ragione” ) in merito alla decisione del governo di “non presentare un messaggio sulla manovra”,  il commentatore Giovanni Galli sulla stessa pagina annotava che “se non sono fuori posto, i necrologi compiaciuti per la manovra sono perlomeno prematuri (…) Quello che conta non è l’aspetto formale, ma le misure concrete e il loro impatto pratico in termini di contenimento della spesa e di aumento  della pressione fiscale”. La cosa è piuttosto divertente se si considera che entrambi da mesi dimostrano uno zelo degno di miglior causa nel combattere un pacchetto di misure di riequilibrio finanziario di cui ancora nessuno, per la verità, conosce i dettagli. Ma su almeno un punto Galli ha senz’altro ragione e cioè che determinante non è l’involucro, bensì le singole misure che vi si ritroveranno contenute. Chi dunque si è lasciato prendere la mano dall’esultanza e dalla fretta di esprimerla urbi et orbis non si è avveduto che il governo non intende limitarsi a “lavorare sui preventivi”, bensì mira a licenziare il preventivo ’09 con obbiettivo di bilancio 2011 , il che corrisponde a varare una manovra composta di provvedimenti i cui effetti dureranno oltre il 2009, proprio perché destinati al conseguimento dell’obbiettivo di legislatura, ossia il pareggio del conto di gestione corrente ed il contestuale risanamento del deficit strutturale del Cantone. L’impatto di questa manovra ridimensionata sarà verosimilmente di circa 160 milioni annui (anziché dei 200 e rotti previsti inizialmente), visti i dati incoraggianti del preconsuntivo ’08, e dovrà tener conto delle principali opposizioni emerse dalla consultazione. E’ una buona cosa che il Consiglio di Stato abbia rinunciato all’aumento della tassa di circolazione e abbia deciso di riconoscere integralmente il rincaro al personale che deve poter beneficiare del miglioramento della situazione finanziaria, ottenuto anche grazie ai sacrifici richiesti nell’ambito dei risparmi votati negli scorsi anni. Ed è pure una buona cosa che sia stata accantonata definitivamente l’ipotesi di un incremento dell’aliquota dell’imposta immobiliare comunale, osteggiata dall’economia fondiaria e dal mio partito fin dall’inizio. Ancorché ridotta di alcune decine di milioni, l’incidenza dell’operazione di risanamento nel suo complesso rimane comunque piuttosto rilevante e dovrà rimanere focalizzata prevalentemente sul contenimento della spesa pubblica, senza diluire la portata delle misure di risparmio nei settori della riorganizzazione dell’Amministrazione cantonale e della spesa sociale (p.es. calcolo dei sussidi di cassa malati). E allora una cosa è certa: senza un consenso allargato almeno a quei partiti di governo che erano riusciti a trovare un’intesa nell’ambito del Preventivo ’05 e senza una volontà autentica di condivisone dell’obbiettivo del riequilibrio dei conti, sarà ben difficile che questa manovra superi lo scoglio parlamentare. C’è solo da augurarsi che l’entusiasmo di chi oggi esulta non si esaurisca “dans l’espace d’un matin”.

Giovanni Merlini

Risposta a Tuto Rossi

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22.05.2008

Caro Tuto,

vorrei subito rassicurarti: non ho alcuna intenzione di tenere il broncio a chicchessia per l’esito dell’elezione del sindaco a Bellinzona. E’ vero che mi capita ogni tanto di perdere le staffe, cionondimeno ho un carattere piuttosto solare e soprattutto ho troppo rispetto del verdetto popolare, anche quando è tirato come questo. Il tuo beniamino, rifiutando il primato dei voti conseguiti dal sindaco di quindicina lo scorso 20 aprile, ha voluto a tutti i costi la riedizione del confronto di quattro anni fa. Era un suo diritto e la partita se l’è giocata abilmente. Così ora il sindaco di Bellinzona è ancora lui e tu sei felice. Ma la tua lettera aperta è rivelatrice di qualche preoccupazione non peregrina per la situazione in cui egli si è deliberatamente cacciato. Perché la capitale soffrirà verosimilmente di una macroscopica anomalia: il partito di maggioranza relativa, con tre municipali su sette, è infatti senza sindaco e la governabilità della città è ancora una volta a rischio. Conoscendo il senso di responsabilità dei municipali (non solo di quelli del mio partito) sono persuaso che faranno ogni sforzo per promuovere la collegialità dell’esecutivo, nonostante questa stravagante situazione. Ma senza uno sforzo almeno pari da parte del sindaco, sarà impossibile garantirla. Io incrocio le dita e faccio i miei migliori auguri ai bellinzonesi, anche a quelli che non si sono degnati di recarsi alle urne, perché pure loro sconteranno le conseguenze di un’eventuale paralisi della progettualità del municipio. E converrai che l’esempio della scorsa legislatura non lascia spazio a soverchie speranze, a meno di un cambiamento radicale nella conduzione del collegio da parte del “primus inter pares”. Tu invochi, un po’ vendicativamente, le dimissioni del per altro competente municipale Filippo Gianoni, reo di aver aderito al comitato ProBixio: non ti ha mai sfiorato l’idea che se lo ha fatto è forse anche perché sa bene, per esperienza diretta, che cosa ha vissuto in questi ultimi 4 anni? Quanto al PLR cittadino, ha sicuramente commesso qualche errore tattico, ma contrariamente a quanto vorresti far credere tu (o il tuo suggeritore), non ha mai voluto imporre alcun diktat e per quel poco che ne so io la presa di posizione dei sindaci del comprensorio è stata semplicemente motivata dal desiderio di uscire finalmente da un’evidente impasse nel processo aggregativo. Sostenendo con convinzione Bixio Caprara, il PLR ha semplicemente offerto all’elettorato una possibilità di scelta democratica tra due persone profondamente diverse nel concepire l’impegno politico ed il ruolo del sindaco della capitale. Una risicata maggioranza di quella minoranza di elettori che si è espressa ha preferito ridare fiducia a Martignoni, già sedicente radicale, già aspirante Consigliere di Stato udc con tentazioni leghiste, ora nocista, domani non si sa. La città ha così perso –spero non definitivamente- un politico di spessore, certo meno incline agli svolazzi e ai sorrisi acchiappavoti, ma grande lavoratore e attento tessitore del consenso. Se la Turrita abbia fatto un buon affare lo giudicherete tra quattro anni. E intanto voglia la buona sorte che il tuo odierno “sacré feu” e quello di tutti i sostenitori del Masaniello nostrano non vengano estinti dalle macerie dell’inconcludenza operativa.

Giovanni Merlini, Presidente PLR