Drammatizzazioni premature

Scritto da Giovanni in Cultura

 

Opinione liberale del 06.09.2013

 

La tentazione nazionalpopulista è sempre dietro l’angolo. Le reazioni suscitate dal progetto del Dipartimento federale degli esteri per un mandato negoziale con l’Unione Europea in ambito istituzionale sono, a tal proposito, un caso da manuale. In particolare le prese di posizione scomposte dei presidenti dell’Udc e del Pdc riassumono bene lo stile di far politica che va per la maggiore in questi tempi di crisi. Senza timore del ridicolo, non hanno esitato ad attaccare con veemenza il Dipartimento degli esteri e lo stesso Consigliere federale Didier Burkhalter, accusandoli addirittura di “tradimento della patria”. Si potrebbe liquidare queste esternazioni come l’ennesimo slittamento di frizione da parte di coloro che, incuranti dei loro ruoli di responsabilità, giocano a spettacolarizzare il confronto politico. Ma se anche il leader di un partito moderato (com’è per tradizione il Pdc) contribuisce senza remore ad alimentare nella popolazione il virus del nazionalismo – che è cosa assai diversa dal patriottismo – allora è il segno che il metodo della concordanza è davvero messo male, salvo poi invocarlo nelle campagne elettorali. Siccome le parole hanno ancora un significato, vorrei qui esaminare più da vicino ciò che è stato affermato da chi si è sentito tradito e il contenuto del progetto di negoziazione presentato alla stampa, ancorché solo a grandi linee. “Non vogliamo giudici stranieri a casa nostra ed è inammissibile che ci sottomettiamo a un’organizzazione sopranazionale di cui non facciamo parte”, è stato detto. E ci mancherebbe. Ma non è affatto ciò che propone il Dipartimento degli esteri, ovviamente. Il contesto della disputa è presto chiarito. Berna si sta arrovellando da tempo su come riuscire a tenere in vita a lungo termine la via bilaterale con l’UE, il nostro principale partner commerciale, con cui ogni giorno lavorativo scambiamo circa un miliardo di franchi in merci e servizi. E’ essenziale per il nostro sviluppo economico garantire anche in futuro agli operatori svizzeri l’accesso a questo enorme mercato, nettamente il più importante per noi. Di fronte all’Unione che preme per una ripresa automatica da parte della Svizzera del diritto comunitario ai fini dell’adeguamento costante della ventina di accordi principali e del centinaio di accordi settoriali attualmente in vigore, il Dipartimento vuole offrire un’alternativa che consenta di preservare la nostra indipendenza e sovranità. Dal punto di vista istituzionale, le questioni cruciali da risolvere, oltre alle modalità di recepimento da parte del nostro Paese del diritto europeo e alla sua interpretazione, sono la vigilanza sui trattati e la risoluzione di eventuali controversie. Burkhalter preconizza una ripresa dinamica e non automatica del diritto comunitario. Ogni volta che sarà necessario integrare una nuova disposizione del diritto comunitario in uno degli accordi bilaterali vigenti sarà cioè indispensabile una decisione autonoma da parte del nostro Paese. Dunque resteranno intatte le prerogative della democrazia semidiretta: le Camere federali si pronunceranno sulle singole modifiche degli accordi e potranno normalmente essere esercitati i diritti popolari con il referendum facoltativo. E’ importante perché significa che qualsiasi evoluzione del diritto dell’UE non potrà avere avrà l’effetto di produrre unilateralmente un cambiamento della natura e del campo di applicazione degli accordi tra la Svizzera e l’UE. Per esempio in tema di libera circolazione delle persone non verrà recepita dalla Confederazione la nuova direttiva europea sul diritto di cittadinanza e sarà pertanto assicurato anche nell’avvenire il buon diritto della Svizzera di continuare ad applicare le misure fiancheggiatrici, essenziali soprattutto in certe regioni di frontiera, com’è il caso per il Canton Ticino. Per quanto invece attiene allo spettro dei giudici stranieri a casa nostra, valga qualche precisazione. La competenza effettiva di dirimere eventuali contenziosi resterà attribuita al Comitato misto Svizzera-UE, a cui spetta la supervisone generale sull’applicazione dei trattati. L’Unione da una parte e la Svizzera dall’altra continueranno a monitorare l’applicazione delle disposizioni all’interno del proprio territorio. Come ci si comporterà invece in caso di divergenze interpretative nell’ambito del Comitato misto? Contrariamente agli allarmismi propagati ad arte da chi si è scagliato subito contro il progetto, il Dipartimento ha rinunciato definitivamente, ed è una buona cosa, all’idea di creare un nuovo organismo sovranazionale. Trattandosi di diritto, le divergenze potrebbero dirimerle i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea, a cui sia la Svizzera sia l’Unione avranno facoltà di rivolgersi: non per una decisione, bensì solo per un parere non vincolante. Essa potrà quindi essere chiamata a interpretare il diritto comunitario recepito in un accordo bilaterale. Trattandosi di diritto europeo non pare di primo acchito scandaloso che alla Corte di Lussemburgo venga assegnato questo compito. Si tratterà semmai di evitare accuratamente, con una normativa chiara e precisa, che le sue accresciute competenze possano comportare anche solo l’eventualità di una condanna della Svizzera, come ha escluso categoricamente lo stesso ministro. La giurisprudenza della Corte contribuirebbe ad un’interpretazione più omogenea del diritto applicabile, senza pregiudizio per l’indipendenza e l’autonomia della Svizzera. Sulla scorta dell’interpretazione fornita a tiolo di parere dalla Corte di giustizia europea starà poi al Comitato misto sviluppare soluzioni politicamente accettabili e suscettibili di consenso, e quindi fondate su di un compromesso. Se il Comitato non riuscisse a sanare il dissidio al suo interno, resterebbe aperta la possibilità di una sospensione parziale o totale dell’accordo bilaterale in questione.

Questo è ciò che è stato presentato nella conferenza stampa. Sul progetto di mandato di negoziazione destinato alla delegazione svizzera potranno ora pronunciarsi le Commissioni di politica estera delle Camere e i Cantoni. I risultati della consultazione saranno sottoposti al Consiglio federale ai fini dell’elaborazione definitiva del mandato. In caso di apertura dei negoziati con l’UE il loro esito sarà oggetto di dibattito e approvazione delle Camere federali e il popolo potrà dire la sua.

Solo a bocce ferme ognuno potrà giudicare se e in che misura risulteranno messe a repentaglio l’indipendenza e la sovranità nazionale. La drammatizzazione prematura di un semplice progetto non rende servizio a nessuno.

 

 

Giovanni Merlini

 

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