Liberali radicali che guardano in avanti

Scritto da Giovanni in Cultura

Opinione Liberale del 21.09.2012

 

Mi è stata chiesta una riflessione sugli indirizzi del liberalismo ticinese nei prossimi anni che purtroppo saranno contraddistinti ancora da una difficile situazione economica. Ritengo che il PLR debba cimentarsi in particolare nella promozione dell’inclusione delle persone. Non sarà facile riuscire nel compito di neutralizzare il rischio di esclusione dal ciclo occupazionale e produttivo. In pari tempo si tratta di favorire l’inserimento professionale dei giovani che ambiscono legittimamente a svolgere un ruolo in questa nostra società, senza dover dipendere dalle grucce dello Stato. Un partito liberale radicale degno del suo nome e della sua tradizione non perderà dunque di vista le pari opportunità (di partenza), affinché il valore della libertà dell’individuo-cittadino non si riduca ad una mera declamazione di principi. Non c’è vera libertà senza gli strumenti concreti per poterla esercitare. Libertà presuppone autonomia. Il che significa, tanto per cominciare, mobilitare i mezzi cognitivi e le risorse formative, finanziarie e ambientali indispensabili. Solo così si potranno per garantire le condizioni materiali e immateriali che consentono ad ogni singolo cittadino di raggiungere l’autosufficienza economica. Gli sforzi da dedicare all’aggiornamento della formazione professionale e di base, nonché alla ricerca dovranno essere ragguardevoli. E proprio per la loro entità, anche finanziaria, richiederanno sempre più la collaborazione tra l’ente pubblico e il settore privato, come del resto anche nel consolidamento della sicurezza sociale, vista l’urgenza di contrastare i processi di precarizzazione ed emarginazione che minacciano di svuotare i diritti di cittadinanza di ogni significato e di far saltare la pace sociale. Sono quindi convinto che nella visione liberale del futuro (anche nel nostro piccolo Cantone) la contrapposizione storica – e ormai un po’ tanto ideologica – tra l’individuo e la società da una parte e lo Stato dall’altra dovrà essere superata a favore di un partenariato intelligente e proficuo. Il che non significa affatto che il liberalismo non debba essere critico di fronte a certe dinamiche tipiche delle pubbliche amministrazioni, soprattutto quando manifestano inopportune tendenze burocratiche che ostacolano l’iniziativa privata e lo spirito imprenditoriale, rafforzando invece il potere discrezionale di singoli funzionari, al di là di quanto previsto dalla legge. Ma la stessa attenzione critica è da tenere ben desta anche nei confronti delle logiche monopolistiche, oligopolistiche e concentrazionarie che ispirano spesso le strategie di grosse imprese alle quali vanno strette le regole di una sana e leale concorrenza. Questo per dire che le insidie alla libertà e all’autonomia dei cittadini possono provenire non solo dallo Stato, ma anche dalle forze asimmetriche del mercato globalizzato, come per altro costatiamo quotidianamente. Perché gli interessi del consumatore non sono meno meritevoli di tutela di quelli dell’utente dei servizi statali e del contribuente.

Solo con una convinta riaffermazione del metodo e della cultura politica liberale sarà possibile smascherare le pseudosoluzioni della demagogia dilagante a sinistra come a destra. Non si tratta infatti “solo” di riuscire, con regole chiare che agevolino l’integrazione degli stranieri, a disinnescare la tensione sociale crescente dovuta ai flussi migratori in un Paese tradizionalmente ospitale e tollerante come il nostro. Serve pure un patto intergenerazionale che eviti di mettere giovani e anziani gli uni contro gli altri nell’ambito delle assicurazioni sociali e nel mondo del lavoro.

La questione energetica assumerà un’importanza viepiù crescente. E’ un altro di quei temi da maneggiare con sobria lucidità: circolano troppa emotività e retorica in proposito. Uno sviluppo competitivo, ma allo stesso tempo sostenibile, non può prescindere da grossi investimenti nelle energie rinnovabili (e nell’ecobusiness). Non sono però ipotizzabili salti nel buio dall’oggi al domani e cambiamenti repentini, come p.es. l’abbandono del nucleare senza una ben articolata strategia di uscita che scongiuri un pesante rincaro delle tariffe e il ricorso a fonti altamente inquinanti per riuscire a coprire il fabbisogno di energia elettrica. Anche qui l’approccio liberale fondato sulla conoscenza della materia (“conoscere per deliberare” ammoniva Einaudi) dovrà contribuire a trovare soluzioni condivise e percorribili. Nel settore dell’ambiente e del territorio sono molto più utili gli incentivi fiscali, edilizi e di altra natura, anziché le scorciatoie improduttive della coercizione, dei divieti e dei nuovi balzelli.

Il liberalismo di domani avrà molto da fare anche nel recupero di una cultura della responsabilità individuale che la demagogia a buon mercato di questi tempi tende a relegare in un angolo. Non esistono diritti senza corrispettivi doveri. E non esistono libertà autentiche o garanzie costituzionali effettive senza l’impegno a creare le condizioni per il loro esercizio. Chi sbaglia e crea danni deve pagare, soprattutto se ricopre appunto “funzioni di responsabilità”, poco importa se nel pubblico o nel privato. Improvvisazione, gestione allegra dei rischi e smania di profitti nel breve termine possono avere conseguenze deleterie per la comunità, come illustrano esempi infausti anche recenti. Solo la moderazione, l’interesse generale e le strategie aziendali di sviluppo sul lungo termine sono garanzie di durevolezza e benessere. Conviene coltivare l’economia reale e riscoprire l’enorme utilità di quei profili professionali che sono stati un po’ snobbati, come quelli degli abili artigiani. Fino a dove possa condurre la finanziarizzazione spinta dell’economia è lì da vedere tristemente. Progrediremo solo con la creazione di valore aggiunto, nel quale vale la pena investire le migliori energie.

E infine (ma non da ultimo) mi auguro che i liberali radicali non si stanchino di riaffermare la grande attualità del principio della laicità. Le fiammate di violenza di questi giorni in diversi Paesi ce lo ricordano, se mai ce ne fossimo dimenticati. Pluralismo, antidogmatismo, indipendenza della sfera pubblica dalle fedi religiose, rispetto delle opinioni altrui, tolleranza verso la diversità nell’ambito della legalità e condanna di ogni fanatismo saranno anche in futuro i pilastri di una società liberale che si organizza nelle forme dello Stato di diritto. E anche nelle delicate questioni che investono l’etica, come la procreazione assistita, l’interruzione della gravidanza, la ricerca e valorizzazione delle cellule staminali, l’eutanasia passiva ecc. occorre evitare gli atteggiamenti unilaterali, i proibizionismi e il facile moralismo. E’ infatti prioritaria, pur nei limiti imposti dal nostro ordinamento giuridico, la libera autodeterminazione delle persone direttamente coinvolte, a cui compete l’ultima parola e l’onere della decisione. Il riconoscimento della dignità umana passa anche da lì.

 

Giovanni Merlini

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