Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato: dai cerotti alla vera cura

Scritto da Giovanni in Cultura

Progresso Sociale settembre 2012

 

Se c’è un tema che in questi anni ha fatto scorrere fiumi di inchiostro e di parole nel nostro Cantone è quello della riforma e del risanamento dell’istituto previdenziale dei dipendenti dello Stato (CPDS). Basta dare un’occhiata ai verbali del Gran Consiglio e alla cronaca giornalistica per rendersene conto. Del resto, anche a livello svizzero il destino del secondo pilastro – in ambito privato o pubblico poco importa – non cessa di preoccupare alla luce della crisi dei mercati finanziari. Fin dalla mia prima elezione in GC (1995) ho avuto modo di partecipare attivamente a questo dibattito che è sempre stato (e sarà ancora) condizionato dagli interessi delle parti in causa e da alcune pregiudiziali ideologiche. Spesso le posizioni sono state estreme: da chi negava (e nega tuttora) l’urgenza di qualsiasi intervento a chi vorrebbe provvedimenti draconiani e senza troppi riguardi per i diritti acquisiti degli assicurati, pur di rimettere in sesto la CPDS. Fatto sta che oggi, dopo anni di misure puntuali e parziali di risanamento della sua situazione finanziaria, la Cassa si trova davanti ad una svolta. Infatti, il 10 luglio scorso il Consiglio di Sato ha licenziato il messaggio n. 6666 che pone, in modo organico, le basi per raggiungere un grado di copertura – che è poi il rapporto tra il patrimonio della Cassa e i suoi impegni verso gli assicurati – dell’85% entro 31.12.2051. Ma perché è così importante risanare la situazione e cambiare il piano assicurativo? Vi sono almeno due buoni ragioni: la prima è che per un istituto previdenziale con un numero così elevato di assicurati attivi (oltre 14’000) e beneficiari di rendite (circa 6’000) – e non si tratta solo di dipendenti cantonali, magistrati e docenti, bensì pure di impiegati di diversi enti pubblici esterni e di Comuni – è essenziale poter vantare una solidità duratura, in modo da poter continuare ad erogare le prestazioni assicurate anche sul lungo periodo. Se si lasciassero sciaguratamente andare le cose la Cassa si ritroverebbe infatti nel 2047 con un grado di copertura dell’8% (!). La seconda ragione consiste nella garanzia del Cantone, sancita all’art. 51 della Legge sulla CPDS che recita: “Lo Stato garantisce il pagamento delle prestazioni previste dalla LPP e dalla presente legge”. Ciò comporta una responsabilità accresciuta per le autorità politiche (governo e parlamento). Non possono certo assistere passivamente, senza porre efficaci rimedi, all’accumularsi del disavanzo tecnico che a tutt’oggi veleggia verso i due miliardi di franchi, gravando pesantemente sulle finanze cantonali nella forma di un debito “occulto”. Per la verità, in passato sono stati applicati non pochi cerotti che perlomeno hanno frenato l’incremento del disavanzo tecnico della Cassa, senza tuttavia riuscire ad evitarne il degrado finanziario. Con le misure adottate nel 2005 sulla scorta di ipotesi poi rivelatesi ottimistiche, tra le quali il conseguimento di un rendimento a lungo termine del patrimonio non inferiore al 5%, si sarebbe dovuto raggiungere il grado di copertura dell’80% su un lasso di 15 anni. Complice la crisi dei subprimes del 2008 e la conseguente destabilizzazione dei mercati finanziari, l’evoluzione è stata invece di ben altro tenore. Se infatti nel 2005 il grado di copertura era pari al 72,82% e il risultato d’esercizio ammontava a CHF 64’930’425, ecco che l’anno scorso il grado di copertura è calato al 62,69% e il risultato d’esercizio ha registrato una perdita di CHF 168’993’390.-, con un aumento del disavanzo tecnico da CHF 1’091’928’455.- (nel 2005) a CHF 1’958’759’201.- (l’anno scorso). Il fatto è che, in barba alle previsioni, il tasso di redditività patrimoniale è stato solo del 3% (anziché del 5% ipotizzato) e che i contributi incassati dalla Cassa sono cresciuti molto debolmente, mentre le prestazioni regolamentari erogate sono aumentate a un ritmo assai più sostenuto. Di qui il calo del grado di copertura degli impegni della Cassa verso gli assicurati. Tanto per dare un’idea, l’anno scorso il tasso di redditività del patrimonio è stato dell’1,68%: tasso che può ancora essere considerato discreto, considerato l’andamento dei mercati.

Questo deterioramento finanziario ha dunque indotto gli stessi organi della Cassa e poi il Consiglio di Stato a proporre misure strutturali e provvedimenti di risanamento più incisivi, fondati su previsioni più prudenti. Inevitabile la riduzione del tasso tecnico dal 4% al 3,5% per incrementare la riserva matematica necessaria alla copertura delle prestazioni.

E’ strutturale il passaggio dal piano assicurativo in primato delle prestazioni a quello in primato dei contributi, come ormai avviene per quasi tutti gli istituti previdenziali, pubblici e privati. Questo inevitabile passo, ripetutamente invocato dalla maggioranza parlamentare nei dibattiti sui rendiconti della Cassa, è già stato fatto dagli istituti previdenziali delle Città di Lugano e Locarno, della Confederazione e delle FFS, così come dalle Casse pensioni dei Cantoni di Argovia, Grigioni, Soletta, Lucerna e Turgovia, mentre si apprestano a fare lo stesso passo anche i Cantoni di Basilea-Città e di San Gallo. Con questo cambiamento di piano assicurativo le prestazioni non vengono più calcolate in base ad una percentuale dello stipendio assicurato, bensì in base al capitale e agli interessi accumulati e all’età dell’assicurato al momento del pensionamento. Pertanto l’entità della prestazione dipende dagli accrediti di vecchiaia stabiliti dal piano assicurativo e dagli interessi maturati e bonificati a favore del conto. E’ ben vero che con il primato delle prestazioni l’assicurato risulta favorito a livello di entità della pensione, ma il sistema è troppo rigido e non permette di tener conto di fattori essenziali come l’evoluzione finanziaria e demografica. Con il primato dei contributi questa flessibilità diventa invece possibile e l’organo supremo della Cassa potrà e dovrà fissare il tasso di interesse sugli averi di vecchiaia ogni anno a seconda del rendimento del patrimonio investito, stabilendo la percentuale di adeguamento delle rendite al rincaro e il relativo finanziamento, così come pure i tassi di conversione in rendita del capitale accumulato.

Il cambiamento del piano assicurativo comporta la necessità di ricapitalizzare inizialmente la Cassa, con l’obbiettivo di un grado di copertura dell’85% sull’arco dei prossimi 40 anni. Infatti alla fine del 2010 le Camere federali, nell’ambito della revisione della LPP, hanno deciso di ridurre dal 100% all’80%. l’obbiettivo minimo per il grado di copertura da raggiungere in questo lasso si tempo. In soldoni, nel nostro caso, significano 477.6 mio. (rateizzati al 3,5%) da inserire negli attivi di bilancio della Cassa quale credito verso il Cantone (che nei suoi conti li registrerà nei passivi come riconoscimento di debito). Inoltre le misure di risanamento previste a carico dei datori di lavoro (Cantone ed enti esterni) si concretizzano nel contributo supplementare del 2% annuo sugli stipendi assicurati (per complessivamente 778 mio. su 40 anni) nonché nell’onere aggiuntivo per il finanziamento del supplemento sostitutivo AVS/AI (per complessivamente 86.8 mio. su 40 anni). L’onere complessivo a carico del Cantone ammonterà a poco meno di un miliardo e mezzo e quello a carico degli enti esterni a poco meno di 300 mio., con uno sforzo finanziario totale a carico dei datori di lavoro di ben 1’746,2 mio.

E’ giocoforza che anche gli affiliati e i pensionati siano chiamati a contribuire al risanamento, attraverso l’aumento della quota a loro carico per il finanziamento del supplemento sostitutivo AVS/AI in caso di prepensionamento (oggi è a carico per il 25% della Cassa e per il rimanente 75% suddiviso pariteticamente tra datore di lavoro e assicurato, mentre con la riforma l’intera quota sarà suddivisa per metà tra datore di lavoro e assicurato). Inoltre, nel calcolo della prestazione di libero passaggio sulla base dei soli contributi ordinari (nei casi di applicazione dell’art. 17 LFLP) l’accredito al conto individuale dei contributi dell’assicurato verrà ridotto dall’11,5% al 10,5%, a decorrere dal 1.1.2013. Infine, dall’anno prossimo verrà sospeso l’adeguamento delle rendite di pensionamento al rincaro, finché l’indice dei prezzi al consumo non aumenterà del 15% (dal 2005 l’adeguamento al rincaro avviene in misura del 50%).

I sacrifici appaiono equamente ripartiti tra datori di lavoro e assicurati, risp. beneficiari di rendite. Si tratta di provvedimenti che, pur giungendo tardi a causa delle ben note difficoltà nel far maturare un sufficiente consenso, sono indispensabili per risanare durevolmente la situazione. .E’ comunque già un primo risultato che la riforma strutturale della Cassa e i correttivi finanziari siano oggi finalmente sui banchi del parlamento cantonale: vedremo se e quali modifiche la Commissione della gestione del GC vorrà sottoporre al plenum.

 

 

 

Avv. Giovanni Merlini

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