Diffidare dalle tentazioni dirigiste

Scritto da Giovanni in Attualità

La regione di 05.03.2012

 

Le scorciatoie e le semplificazioni che vanificano il federalismo non sono mai delle buone soluzioni. Ne è un esempio da manuale l’iniziativa popolare che vorrebbe limitare al 20% la quota di abitazioni secondarie rispetto al totale delle unità abitative e della superficie lorda per piano utilizzata a scopo abitativo di ogni Comune. Fosse disgraziatamente accolta, verrebbero trattate alla stessa stregua situazioni profondamente diverse tra loro, come (p.es) quelle dei Comuni di Zurigo, di Crans-Montana e di Bosco Gurin o Mesocco – San Bernardino. L’intervento livellante dell’iniziativa colpirebbe concretamente circa un quinto di tutti i Comuni svizzeri. Una camicia di forza, senza alcun riguardo per le specificità regionali. Andrebbero a farsi benedire gli sforzi di rilancio di località periferiche confrontate da anni con il fenomeno dello spopolamento. Non sarebbero più possibili i lavori di costruzione, ristrutturazione e risanamento di abitazioni secondarie per molte famiglie – anche ticinesi – che vorranno trascorrere il week end e le ferie nella tranquillità di un paesaggio discosto dai centri urbani. L’impatto sul turismo residenziale e sull’edilizia sarebbe pesante, particolarmente in una congiuntura già di per sé difficile come quella attuale. Serve invece un approccio pragmatico e differenziato all’espansione disordinata degli insediamenti abitativi che ha deturpato il paesaggio di certe località rinomate anche a livello internazionale. Lo strumento corretto e di gran lunga preferibile è quello adottato dalle Camere federali. Dallo scorso 1.7.2011 la nuova Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT) offre un quadro normativo generale, obbligando Cantoni e Comuni ad inserire nei loro piani direttori e regolatori norme restrittive per le zone particolarmente toccate dall’edificazione di residenze secondarie. A decorrere poi dal 1.7.2014 non saranno più autorizzate nuove abitazioni di vacanza finché non saranno state varate le necessarie misure. I Cantoni e non pochi Comuni stanno apportando i relativi adeguamenti in questa direzione. A differenza dell’iniziativa, questo metodo è decisamente più sensato, rispetta lo spirito federalista svizzero e ottiene risultati più rapidamente. E’ compito dei Cantoni e dei Comuni pronunciarsi sui provvedimenti da adottare a livello locale. E saranno liberi di optare a favore dello strumento che considerano più idoneo per limitare il numero delle abitazioni di vacanza: contingenti, tasse d’incentivazione oppure delimitazione di zone alberghiere o zone residenziali destinate alla popolazione indigena. L’iniziativa comporterebbe oltretutto un rilevante dispendio amministrativo a carico dei Comuni: li obbliga infatti ad allestire un rendiconto annuale sull’attuazione dell’articolo costituzionale preconizzato e a pubblicare il piano delle abitazioni principali, ossia di quelle che vengono utilizzate in permanenza.

La via tracciata dal Consiglio federale e dalle Camere è più efficace ai fini della salvaguardia del paesaggio. Tiene conto in modo equilibrato degli interessi in gioco e delle differenze regionali. Lo schematismo uniformizzante non aiuta mai a risolvere i problemi, anzi ne crea di nuovi. Chi non ha ancora votato si opponga a questa iniziativa: l’esperienza insegna che è sempre meglio diffidare dalle tentazioni dirigiste.

 

Giovanni Merlini

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