Tentazioni isolazioniste

Scritto da Giovanni in Politica

La Regione del 30.12.2011

Durante questa sessione di dicembre, le Camere federali hanno bocciato con una massiccia maggioranza l’iniziativa popolare lanciata dall’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI), denominata “per un rafforzamento dei diritti popolari nella politica estera (Accordi internazionali: la parola al popolo)”. L’iniziativa, animata da malcelati intenti isolazionisti, chiede di assoggettare al referendum obbligatorio tutti i trattati internazionali “su materie importanti”, sottoscritti dalla Confederazione. Nessun trattato internazionale di questa categoria potrebbe entrare in vigore senza la doppia approvazione del popolo e dei Cantoni, come per esempio gli accordi per evitare la doppia imposizione fiscale dei rispettivi cittadini-contribuenti, oppure gli accordi di libero scambio o ancora quelli che mirano a promuovere e tutelare gli investimenti. In buona sostanza i promotori dell’iniziativa vorrebbero modificare significativamente l’assetto costituzionale che ripartisce le competenze tra parlamento e popolo in tema di accordi internazionali, in particolare intaccando le prerogative e responsabilità stabilite dall’art. 166 CF. L’ordinamento attuale, che per altro ha dato buona prova di sé, prevede il referendum obbligatorio per la ratifica di quegli accordi internazionali che contemplano l’adesione della Confederazione ad organizzazioni collettive per la sicurezza (p.es. la Nato) o a comunità a carattere sovranazionale (p.es. l’UE) che implicano una rinuncia parziale alla nostra sovranità e indipendenza (art. 140 cpv. 1 lett. b CF). Già oggi per questa categoria di trattati è dunque indispensabile l’approvazione contemporanea del popolo e dei Cantoni. Per contro, i trattati di durata indeterminata e indenunciabili, così come quelli che prevedono l’adesione ad organizzazioni internazionali o che comprendono disposizioni importanti per la cui attuazione è necessaria l’emanazione di leggi federali sono impugnabili con il referendum facoltativo, previa raccolta di almeno 50’000 firme o su richiesta di 8 Cantoni (art. 141 cpv. 1 CF). Scopo evidente dell’iniziativa promossa dall’ASNI è quello di restringere lo spazio di manovra del governo e dell’assemblea federale nell’attuazione della politica estera. Una vera e propria dichiarazione di sfiducia nei loro confronti. E soprattutto un’eloquente manifestazione di chiusura e di diffidenza verso ciò che succede al di là delle nostre frontiere, vicino o lontano che sia. Sennonché la Svizzera di tutto ha bisogno, fuorché di isolarsi da un mondo sempre più interconnesso e globalizzato. Grazie ai trattati di collaborazione internazionale nei più svariati settori (dalla ricerca e dalla formazione fino all’aiuto agli investimenti, ecc.) e grazie anche ai suoi tradizionali buoni uffici, il nostro piccolo ma rispettato Paese può fornire il suo contributo all’aiuto allo sviluppo e può cooperare nel disinnescare focolai di guerra e tensioni nelle regioni più a rischio del pianeta. Per non parlare delle esigenze della nostra economia, le cui possibilità di crescita dipendono fortemente da tutta una serie di importanti accordi siglati con gli altri Stati. Rendere più difficile la sottoscrizione di questi trattatati internazionali, sottoponendoli sistematicamente alla ratifica popolare e dei Cantoni, nuocerebbe alla competitività e alle opportunità di sviluppo della piazza economica svizzera, mettendo a repentaglio numerosi posti di lavoro. Inoltre, la stragrande maggioranza dei trattati internazionali sottoscritti dalla Confederazione non sono politicamente controversi e concernono perlopiù questioni tecniche e commerciali, spesso anche ostiche. E’ quantomeno dubbio che sollecitando ulteriormente il popolo con ulteriori e numerose votazioni su simili temi gli si renda davvero un servizio. E’ anzi verosimile che crescerebbe ulteriormente l’astensionismo; il referendum obbligatorio comporterebbe poi nuovi costi per la Confederazione e i Cantoni e rallenterebbe indebitamente il processo decisionale nella politica estera svizzera, contro i suoi stessi interessi. L’attuale ripartizione delle competenze, cosi come prevista dalla Costituzione, è giudiziosa ed equilibrata proprio perché prevede di interpellare obbligatoriamente il popolo e i Cantoni quando gli accordi in questione limitano la sovranità politica del Paese. In tutti gli altri casi il popolo si esprime solo se e quando lo desidera, grazie allo strumento del referendum facoltativo che, tanto per fare un esempio, ha consentito democraticamente (e consentirà anche in futuro) di sottomettere al giudizio popolare tutti gli accordi bilaterali stipulati con l’Unione Europea. Non vi è alcuna ragione plausibile per dipartirsi da un simile ordinamento.

 

 

Giovanni Merlini

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