Uno specchietto per le allodole (ovvero un esempio di populismo di sinistra)

Scritto da Giovanni in Politica

Assomiglia molto ad uno specchietto per le allodole l’iniziativa popolare lanciata dal PS, dall’Unione sindacale svizzera, dal Partito evangelico, dal Partito cristiano sociale svizzero e dai Verdi, denominata “Tassare le eredità milionarie per finanziare l’AVS”. Saranno molti coloro che si lasceranno abbagliare dal suo titolo e la firmeranno, credendo così di contribuire al consolidamento finanziario del primo pilastro della previdenza sociale. Non occorre essere profeti per presagire che le 100’000 firme necessarie verranno raccolte a man bassa. Le proposte contenute nell’iniziativa sono apparentemente allettanti. E’ manifesto il loro carattere populista. Si cerca il consenso a buon mercato, proponendo di castigare i ricchi per fini socialmente edificanti. In realtà non sarebbero chiamati solo i ricchi alla cassa, bensì pure il ceto medio. Perché oggetto della riforma sono sì i trapassi di proprietà per donazione e successione, anche tra genitori e figli, che verrebbero tassati con un’aliquota del 20% sull’importo complessivo superiore alla franchigia unica di 2 milioni di franchi, ma pure ogni regalo per la quota che eccede i 20’000.- franchi. Per gli immobili farebbe stato non il valore di stima ufficiale (come finora), bensì quello commerciale, con le immaginabili contestazioni che sorgerebbero in merito alle perizie sui valori venali. Verrebbero colpiti, oltre ai patrimoni ereditati, anche tutte le donazioni assoggettate. Una successione di 5 milioni di franchi verrebbe tassata per 600’000.- (20% di 3 milioni di franchi, pari al 12% sul patrimonio complessivo).

 

L’iniziativa stravolge inoltre l’attuale ripartizione delle competenze tra Confederazione Cantoni in materia fiscale. La sovranità fiscale in materia di imposte di donazione e successione è, ed è sempre stata, esclusivamente in capo ai Cantoni. Gli iniziativisti vogliono sottrarla ai Cantoni e attribuirla alla Confederazione. I Cantoni fungerebbero soltanto da esattori, limitandosi ad emettere la tassazione. Il relativo gettito fiscale non affluirebbe più nelle loro casse, bensì in quelle di Berna che ne destinerebbe i due terzi al fondo di compensazione dell’AVS, ridistribuendo il terzo rimanente tra i Cantoni.

Desta poi non poche perplessità l’aliquota unica del 20%. Non vi sarebbe più alcuna distinzione delle aliquote a seconda del grado di parentela, mentre oggi in Ticino e nella maggioranza dei Cantoni vigono aliquote massime differenziate. Tanto per capire meglio: verrebbe eliminato il criterio equo del grado di parentela tra il beneficiato e il donatore (o il de cujus) per stabilire l’aliquota impositiva. Oggi p.es in Ticino (dove le donazioni e successioni tra coniugi e quelle a favore di discendenti e ascendenti in linea diretta, compresi gli adottivi, sono esenti dall’imposta) l’aliquota massima in caso di donazione o successione a favore di fratelli e figliastri è pari al 15,5%; per i nipoti (figli di fratelli o sorelle), per i figli di figliastri, per gli zii, per i patrigni o le matrigne è pari al 18,5%; per i pronipoti, prozii, primi cugini, cognati, generi, nuore, suoceri e fratellastri è pari al 27%, mentre per i parenti di ogni altro grado e per i non parenti l’aliquota massima è pari al 41%. L’iniziativa spazzerebbe via qualsiasi differenziazione, urtando il buon senso oltre che l’equità. I figli beneficiati si ritroverebbero trattati alla stessa stregua di un qualsiasi terzo non parente e sarebbero chiamati a pagare il 20% su un patrimonio già tassato in capo al donatore o al de cujus attraverso l’imposta sul reddito (imposta cantonale e imposta federale diretta) e attraverso l’imposta cantonale sulla sostanza. Non si comprende inoltre in virtù di quale arcano criterio l’iniziativa privilegi i coniugi e i partner registrati rispetto invece ai figli e ai discendenti o ascendenti in linea diretta (cfr. nuovo art. 129a cpv. 3 CF). Nel caso in cui risultasse beneficiata un’impresa agricola verrebbero applicate delle riduzioni, tuttavia solo se gli eredi o donatari fossero disposti a proseguire l’attività per almeno dieci anni.

Infine, ma non certo da ultimo, va segnalata una grave pecca giuridica dell’iniziativa. La disposizione transitoria (art. 9 del testo depositato) prevede che l’imponibilità delle donazioni e successioni entra in vigore al primo di gennaio dell’anno successivo all’accettazione dell’iniziativa da parte del popolo e dei Cantoni. In quello stesso momento le leggi cantonali in materia verrebbero abrogate e le donazioni precedenti verrebbero addizionate alla successione con effetto retroattivo dal 1. gennaio 2012 per calcolare la nuova imposta federale. Dunque le successioni che si aprissero prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni costituzionali non sarebbero toccate singolarmente dalla nuova imposta federale. Ma attenzione: verrebbero tuttavia computate nella successione imponibile tutte quelle donazioni che fossero state effettuate tra il 1. gennaio 2012 e il 1. gennaio dell’anno successivo all’approvazione dell’iniziativa (presumibilmente il 2016 o il 2017, popolo e Cantoni permettendo, visto che occorre la doppia maggioranza trattandosi di una modifica costituzionale). E’ proprio la retroattività di questa disposizione transitoria a rendere inaccettabile l’iniziativa: le Camere dovrebbero preliminarmente esprimersi sulla sua ricevibilità alla luce della verosimile incostituzionalità della disposizione appena citata.

 

Circa l’opportunità politica di adottare un’imposta che va a colpire le donazioni e successioni (ancorché plurimilionarie) mi permetto di avanzare qualche robusta riserva. E’ vero che l’indimenticabile Einaudi era un fautore dell’imposta di successione, compresa quella che tocca i discendenti diretti, perché vi ravvisava la volontà dello Stato di ridistribuire più equamente la ricchezza, in ossequio al principio liberale delle pari opportunità di partenza. Non va però dimenticato che lo Stato ha già chiamato alla cassa il donatore o il decujus quando era in vita tassandolo ogni anno sulla sostanza e sui redditi da questa derivanti. E non sottovaluterei neppure le ripercussioni che una simile imposta sui grandi patrimoni avrebbe sulla disponibilità di persone abbienti a stabilirsi o a mantenere il domicilio in Svizzera. Ecco che allora altri Stati beneficerebbero dell’arrivo di questi ottimi contribuenti e del relativo incremento del gettito fiscale. La perdita finanziaria per i Cantoni e la stessa Confederazione potrebbe rivelarsi ben superiore agli introiti stimati in 3 miliardi annui di franchi che i promotori dell’iniziativa si attendono.

Quanto all’AVS, è meglio non soccombere alle illusioni. Il suo futuro sarà assicurato solo grazie a riforme strutturali di risanamento, come l’aumento dell’età di riferimento per un pensionamento flessibile (65 anni per donne e uomini) e l’estensione del freno automatico all’indebitamento.

L’iniziativa fiscale è quindi inopportuna in sé e inadeguata anche ai fini del consolidamento del fondo di compensazione dell’AVS.

 

Giovanni Merlini

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