Riforma fiscale e dell’AVS, competitività e rendite sicure

Scritto da Giovanni in Cultura

CdT del 11.05.2019

Riuscirà il nostro Paese ad essere fiscalmente competitivo per le imprese, anche senza più concedere privilegi alle holding e alle società di servizio dei gruppi internazionali? E saprà assicurare le rendite AVS a lungo termine? Sì, ma solo se il prossimo 19 maggio la Riforma fiscale delle imprese abbinata al potenziamento dell’AVS (RFFA) supererà lo scoglio referendario, come mi auguro. Pur non risolvendo ogni problema, questo pacchetto è meglio congegnato rispetto al precedente, più equilibrato e federalista. Mira a scongiurare un deflusso dal nostro Paese di molte delle 24’000 società che non potranno più beneficiare degli statuti fiscali speciali concessi dai Cantoni, ormai divenuti incompatibili con gli standard internazionali. Si tratta di contribuenti importanti che occupano direttamente 150’000 persone qualificate, collaborano con numerose PMI locali, realizzano quasi la metà di tutti gli investimenti privati nel settore della ricerca e dello sviluppo, producono la metà del gettito dell’imposta federale sull’utile delle società e versano ca. 7 miliardi di fr. inimposte sull’utile a Cantoni e Confederazione, senza calcolare i miliardi che pagano attraverso altre imposte e tasse. Queste società si ritroverebbero con un aggravio fiscale (di ca. 2,4 miliardi di fr.) se la riforma si limitasse ad abrogare gli statuti cantonali. In un contesto internazionale fortemente competitivonon possiamo disinteressarci delle probabili delocalizzazioni di molti di questi gruppi societari: l’impatto sull’occupazione e sui gettiti di Cantoni e di certi Comuni potrebbe creare squilibri rilevanti, impoverendo il tessuto sociale ed economico anche nella sua capacità innovativa. L’antidoto fornito dalla RFFA è flessibile e rispetta la sovranità fiscale dei Cantoni: quelli che lo vorranno, potranno adottare sgravi fiscali uniformi per tutte le imprese e riceveranno atale scopo una compensazione di ca. 1 miliardo, a beneficio anche delle città, grazie all’aumento della loro quota di partecipazione al gettito dell’IFD. Potranno assoggettare ad un’aliquota ridotta gli utili societari derivanti da marchi e brevetti,tassandoli però almeno in ragione del 10%, e concedere deduzioni maggiorate per le spese per la ricerca e lo sviluppo svoltisul territorio svizzero. Le imprese che trasferiranno in Svizzera la loro sede dall’estero potranno beneficiare di ammortamenti supplementari nei primi anni. Tuttavia gli azionisti pagheranno un po’ di più sui loro dividendi: il 70% dei redditi da partecipazioni saranno imponibilia livello federale e almeno il 50% a livello cantonaleper chi detiene almeno il 10% delcapitale societario.Il parallelo rafforzamento dell’AVS rappresenta la componente sociale della riforma, con un’iniezione supplementare di ca. 2 miliardi annui già dal 2020 fino a raggiungere 2,4 mia. nel 2030,sgravando così di ca. 30 mia. il deficit totale di finanziamento del nostro primo pilastro l’AVS previsto per quell’anno, che diminuirà da 54 miliardi a 24 miliardi di fr. È un risanamento solo parziale, a cui dovranno aggiungersi le misure del progetto di stabilizzazione AVS 21, la riforma che affronterà finalmente i problemi strutturali del nostro primo pilastro.Questo primo e immediato intervento a favore dell’AVS sarà finanziato tramite un sacrificio accettabile – come il lieve aumento del prelievo sui salariper la prima volta negli ultimi 40 anni (0.15% a carico dei dipendenti e 0.15% a carico dei datori di lavoro)- e con uno sforzo accresciuto della Confederazione.Il rafforzamento dell’AVS così ottenuto dovrebbe per altro consentire il contenimento dell’incremento dell’IVA proposto dal Consiglio federale nell’ambito della Riforma AVS21, limitandolo a 0.7 punti percentuali in luogo degli 1,5 punti percentuali previsti nell’avamprogettomesso in consultazione. I parametri della perequazione finanziaria della Confederazione saranno pure ritoccati a favore dei Cantoni finanziariamente meno forti, a a vantaggio anche del Ticino che riceverà oltre 30 milioni in più. La RFFA è l’ultima occasione da non perdere per evitare l’iscrizione nella lista nera dei Paesi non collaborativi in materia fiscale, con tutte le nefaste conseguenze del caso. Ci permette inoltre di prendere due piccioni con una fava: preservare la competitività della piazza economica svizzera, garantendo nel contempo le rendite AVS. Sono tutti buoni motivi per sostenerla.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale PLR

 

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