Casse Malati e assicurati morosi

Scritto da Admin in Cultura

20.10.2008

C’è chi è convinto che le Camere federali non avrebbero mai approvato la modificazione dell’art. 64a LAMal se non fossero state -e non fossero tuttora- condizionate dalla potente lobby delle casse malati. Può anche darsi. La novella legislativa entrata in vigore il 1.1.2006 aveva però una sua ratio innegabile: ossia quella di responsabilizzare gli assicurati nel far fronte ai loro impegni nel pagamento del premio. L’unico deterrente efficace nei confronti di coloro che sistematicamente se ne disinteressano e preferiscono dare la precedenza ad altre spese, all’insegna del motto “tanto qualcuno provvederà”, sembrava proprio essere quello di permettere alle Casse malati di sospendere l’assunzione dei costi delle prestazioni fino al momento in cui i premi arretrati e le partecipazioni ai costi, nonché gli interessi di mora e le spese esecutive sono saldati integralmente. Questa soluzione appariva tutto sommato come la più indicata per riuscire a contenere il fenomeno dei morosi, perlomeno di quelli che lo sono per scelta.

Ma ben presto sono emerse le gravi conseguenze di questa nuova regolamentazione. In CH quasi 200’000 persone si sono ritrovate nella condizione di assicurato insolvente senza più alcuna copertura assicurativa; solo nel nostro Cantone la cifra ha oltrepassato già l’anno scorso i 10’000 casi. Lo studio allestito dal signor Bruno Cereghetti nell’agosto dello scorso anno in merito al profilo degli assicurati con sospensione del riconoscimento delle prestazioni previste dalla LAMal ha rivelato, sulla base di un campione di 612 casi, che il moroso medio è piuttosto giovane (tra i 40 ed i 43 anni), perlopiù senza seri problemi di salute, prevalentemente single ed in condizione economica debole (circa il 60%). Il 55% di loro è già stato oggetto di ACB e il 31.4% hanno diritto ad un sussidio elevato per la riduzione del premio. Questi dati, accompagnati da quelli relativi alle persone in mora che hanno beneficiato dell’aiuto dello Stato per almeno 5 anni, hanno temperato la sensazione iniziale della commissione della Gestione, ossia che troppe persone  pur potendo pagare i premi non lo fanno deliberatamente.

Del resto tutti Cantoni e numerosi Comuni sono corsi ai ripari alla ricerca di rimedi per arginare il fenomeno: chi stipulando convenzioni con gli assicuratori (come i Cantoni romandi e BS) in virtù delle quali vengono pagati i premi arretrati al momento della presentazione dell’attestato di carenza beni da parte delle Casse malati, contro l’impegno di queste ultime di non pronunciare fino a quel momento la sospensione della copertura, chi invece coinvolgendo i Comuni nella presa a carico dei morosi con ACB (come LU, SG,AG, TG, OW) chi ancora (come ZH) raccomandando ai Comuni la presa a carico preventiva dei premi solo per i casi a  rischio e pagando a livello cantonale solo a partire dall’ottenimento degli ACB.

Quanto al Ticino, questo tema ci ha procurato non pochi grattacapi. Vi ricordate bene la “telenovela” del messaggio n. 5810 del 5.7.2006 del CdS, con il suo tortuoso iter parlamentare che ha richiesto ben due rapporti commissionali (quello del 28.11.2006 e quello del 4.9.2007) perché il governo non aveva dato la sua adesione al decreto legislativo approvato dal GC, con conseguente seconda lettura nella sessione del 27.6.2007 e rinvio dell’oggetto alla Commissione della gestione rapporto. La soluzione che abbiamo adottato nel settembre del 2007, con validità temporale fino alla fine di quest’anno e con effetto retroattivo al 1.1.2006, rimane ampiamente insoddisfacente, come lo sono tutte quelle adottate dagli altri Cantoni –secondo un modello o l’altro. Oggi vale (in deroga agli art. 20, 21 e 22 della LCmal) il principio per cui il Cantone rimborsa agli assicuratori malattie i crediti scoperti per gli assicurati minorenni i cui genitori sono oggetto di sospensione della copertura ed inoltre il Cantone può, ma non deve, rimborsare all’assicuratore i crediti scoperti vantati nei confronti dell’assicurato a cui è sospesa la copertura, in caso di prima necessità, oppure assumere direttamente i costi di cura di prima necessità, a seconda di che cosa è più conveniente nel singolo caso. Evidentemente con l’assunzione dei costi di cura il Cantone ha il diritto di regresso nei confronti dell’assicurato la cui copertura assicurativa è sospesa, del coniuge, del convivente, dei suoi parenti, dei suoi eredi, legatari o donatari, fino a concorrenza di quanto pagato. Per converso, il diritto di regresso del Cantone vale nei confronti dell’assicuratore malattie se i premi e le partecipazioni ai costi in arretrato, gli interessi di mora e le spese di esecuzione sono pagati integralmente dall’assicurato o rimborsati dal Cantone nella misura in cui esso ha già anticipato i costi delle prestazioni di cui ha dbeneficiato l’assicurato durante al sospensione della copertura assicurativa. La normativa temporanea ha comportato solo nel primo trimestre del 2007 uno scoperto di 1,9 mio. di cui 1,2 mio. per degenze stazionarie; il numero delle persone che hanno ottenuto cure è stato di 906. Il decreto legislativo attualmente in vigore scadrà al 31 dicembre prossimo e dovrà quindi essere o riattivato o modificato se le Camere non procederanno speditamente all’abrogazione dell’art. 64a LAMal. E’ dunque auspicabile, anzi urgente, che anche il nostro Cantone si faccia promotore di una proposta di risoluzione ai sensi dell’art. 102 LGC, come per altro preavvisata dalla Commissione della gestione, al cui rapporto il mio Gruppo aderisce all’unanimità.

Giovanni Merlini

Both comments and pings are currently closed.