Quel prezioso oro blu e la svolta energetica

Scritto da Giovanni in Politica

CdT del 10 maggio 2017

Il Ticino e gli altri Cantoni di montagna, con i loro impianti idroelettrici, trarranno significativi vantaggi dalla Strategia energetica 2050. Il prossimo 21 maggio ci è data l’occasione di approvarla, dando così una svolta pragmatica e lungimirante alla politica energetica elvetica. Si tratta di un nuovo modello di sviluppo decentralizzato, sostenibile, orientato al mercato e concepito con un orizzonte temporale pluridecennale. Le sue finalità consistono nella riduzione dei consumi, nell’aumento dell’efficienza energetica, nella promozione delle fonti rinnovabili, nel sostegno temporaneo alle grandi centrali idroelettriche, nell’abbandono graduale del nucleare, nella riduzione della dipendenza dalle energie fossili estere, e nell’incentivazione degli investimenti in Svizzera, con relativa creazione di posti di lavoro (la Energiestiftung Schweiz ne stima circa 85’000 a medio e lungo termine). Non è tanto la politica né lo Stato, quanto semmai lo sviluppo tecnologico e l’innovazione delle imprese che ci consentiranno di avvicinarci sia ai valori di riferimento previsti per l’incremento della produzione indigena media di elettricità a partire dalle rinnovabili e dalla forza idrica entro il 2035, sia a quelli indicati per la riduzione del consumo medio annuo pro capite entro lo stesso anno rispetto al 2000. Grazie ad apparecchi, costruzioni, veicoli e processi industriali sempre più performanti riusciremo ad utilizzare meno energia, senza doverci privare di alcunché. Infatti, secondo uno studio dell’Ufficio federale dell’energia, negli ultimi 13 anni il consumo dovuto agli apparecchi elettrici è diminuito del 5,9% (ossia di 455 GW/h) all’anno, mentre il loro numero è aumentato del 46%. Se non modificassimo le modalità del nostro approvvigionamento energetico saremmo costretti ad importare dal 30 al 40% in più di energia. Oggi dipendiamo dall’estero per il 75% del nostro fabbisogno e 2/3 circa di questa percentuale sono rappresentati da energie fossili: importiamo ogni anno petrolio, uranio e gas per circa 10 miliardi di franchi all’anno da Paesi come la Libia, la Russia, l’Azerbaijan, la Nigeria e il Kazakhstan e (per l’elettricità) dai produttori europei di energia nucleare o sporca proveniente da centrali a carbone e a gas. I relativi utili sulle risorse energetiche prendono quindi il largo. Senza una vera svolta questa dipendenza si farebbe ancora più marcata. Grazie al nuovo sistema di rimunerazione a copertura dei costi per l’immissione in rete, si promuoveranno ulteriormente le rinnovabili e l’idroelettrico fino al 2022, ma con tariffe che andranno degradando periodicamente per allineare al mercato questo tipo di produzione energetica. Saranno limitati nel tempo, fino al 2030, anche i contributi all’investimento nonché il premio di mercato destinato ai grandi impianti idroelettrici, che non potrà superare la durata di 5 anni; questi aiuti saranno finanziati attraverso l’adeguamento di 0,8 cts/kWh del supplemento di per i costi di trasporto sulla rete. È vero che, a causa di questo aumento, le economie domestiche composte di quattro persone e con un consumo medio annuo di energia di ca. 5’000 kW/h dovranno sborsare 115.- franchi in più all’anno rispetto agli attuali 75.-. Ma è anche vero che tale incremento sarà più che compensato dai risparmi di carburante (ca. 400.- franchi annui per veicolo) generati dalle misure previste per la maggiore efficienza dei veicoli a motore. Con il supplemento di rete, inoltre, si riuscirà a finanziare una parte dei ca. 40’000 progetti in lista di attesa ai fini della rimunerazione a copertura dei costi per l’immissione in rete, con un potenziale di produzione pari a 6 TW/h.

La riforma tiene conto delle radicali mutazioni in atto nel mercato internazionale dell’energia e della riduzione dei prezzi dovuta al calo della domanda e all’eccesso di un’offerta di elettricità dopata dalle sovvenzioni pubbliche, con le conseguenti difficoltà del settore idroelettrico confrontato con una concorrenza spietata e costretto a vendere energia sotto costo. Di qui le varie forme di sostegno proprio a questo importante ramo della produzione indigena. Soprattutto per noi, abitanti di un Cantone alpino ricco di “oro blu”, la Strategia energetica 2050 ha quindi tutte le carte in regola per essere un buon affare. Vediamo di non lasciarcelo sfuggire.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale PLR

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