Il capro espiatorio dei costi della salute

Scritto da Giovanni in Politica

Ottobre 2016

Puntuale come i treni svizzeri di alcuni anni fa, anche quest’anno è giunto l’annuncio del rincaro dei premi delle assicurazioni malattia per il 2017. Per quanto concerne il Ticino, l’Ufficio federale della sanità pubblica ha comunicato un aumento del 5,7% (rispetto a una media svizzera del 4,5%), scatenando comprensibili malumori, ma anche reazioni unilaterali e fuorvianti. Dinanzi alla nuova fattura del proprio assicuratore, infatti, s’innesca l’automatismo per cui si punta immediatamente il dito contro un sistema ritenuto ormai oscuramente dominato dalle casse malati.

Questo processo contro i famigerati “cassamalatari” poco serve, però, a comprendere realmente il complesso settore della salute pubblica. Un approccio impregnato di un tasso così alto di pregiudizio ci distoglie infatti dall’interrogarci sui reali motivi per cui i costi della salute aumentano. E questo tanto più che dall’introduzione della LAMal nel 1996 i premi sono praticamente raddoppiati e intaccano il potere di acquisto di molte economie domestiche. Una progressione maggiore rispetto al costo della vita e ai salari che, sul medio termine, diverrà insostenibile per una fascia sempre più larga della popolazione.

Le cause principali di questa corsa al rialzo concernono direttamente l’allungamento dell’aspettativa di vita (con la relativa diffusione di malattie croniche), il progresso tecnologico della medicina e l’incremento quantitativo delle prestazioni, determinate non solo dai loro fornitori, ma anche dalle cattive abitudini di chi vi fa ricorso per semplici bagatelle: la responsabilità individuale gioca anche qui un ruolo fondamentale. Infatti, se ci chiniamo sulle voci di spesa nell’ambito della salute, dal 2004 al 2014 i costi dei medici sono cresciuti di oltre il 50%, quelli delle cure stazionarie negli ospedali poco meno. Anche l’esplosione delle spese nell’ambito delle cure ambulatoriali deve indurci a riflettere, poiché sono più che raddoppiate in 10 anni (+ 116%). Dietro a queste percentuali si celano le contrattazioni tra molti partner pubblici e privati, il sistema di tariffe TARMED, il DRG (Sistema di tariffazione per gli ospedali) e altri complessi strumenti di politica sanitaria che determinano il flusso di miliardi di franchi. È facendo leva su questi strumenti che possiamo intervenire affinché si possa contenere l’evoluzione della crescita dei costi e dunque anche dei premi.

Quanto agli assicuratori malattia, spesso additati quali principali responsabili del rincaro dei premi, va precisato che il loro settore è tra quelli più controllati in Svizzera e ancora recentemente il Legislatore federale ha adottato importanti correttivi al loro funzionamento, e altri saranno forse ancora necessari. Per quanto riguarda poi l’assicurazione di base, è bene ricordare che vige il divieto tassativo di realizzare utili. I costi amministrativi, gli stipendi (da notare come i manager non guadagnino più degli altri dirigenti del settore parapubblico) e il marketing sono stati ridotti dall’8% al 5% della fattura finale che dobbiamo saldare mensilmente. Detto altrimenti, tra il 1994 e il 2014, queste voci amministrative della spesa sono lievitate quasi impercettibilmente di 2 fr. al mese.

Non riusciremo mai nell’impresa del contenimento dei costi limitandoci semplicemente a “gambizzare” un sistema sanitario all’avanguardia a livello internazionale e basato sulla concorrenza, oltre che sulle collaborazioni tra attori pubblici e privati. Soluzioni monopolistiche – come la cassa malati unica – ci farebbero solo cadere dalla padella alla brace.

Concentrare il dibattito politico sul 5% dei costi della salute non è solo inutile, ma controproducente. Molto meglio affrontare il restante 95% a copertura dei costi delle prestazioni medico-sanitarie che esigiamo a tutela del nostro patrimonio più prezioso, la salute.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

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