“AVSplus: per un’AVS forte”: stabilizzare prima di potenziare

Scritto da Giovanni in Cultura

Opinione Liberale del 11 dicembre 2015

Il prossimo 16 dicembre il Consiglio nazionale si occuperà anche dell’iniziativa popolare lanciata dall’Unione sindacale svizzera (USS) e denominata “AVSplus: per un’AVS forte”. Corredata di 111’683 firme, questa iniziativa chiede di aumentare del 10% le rendite di vecchiaia per tutte le beneficiarie e tutti i beneficiari indipendentemente dal loro reddito (CHF 200.-, risp. 350.- mensili in più per la maggior parte delle persone singole, risp. delle coppie sposate). Costo dell’operazione: ca. 4,1 miliardi all’anno dal 2018, in crescita fino a 5,5 miliardi entro il 2030. I promotori vorrebbero giustificare tale incremento con la necessità di compensare la perdita del potere di acquisto delle rendite che negli ultimi anni non sono state adeguate al rincaro, come invece i salari. Inoltre si tratterebbe di controbilanciare la continua pressione sulle rendite previdenziali del secondo pilastro, dovuta anche alla riduzione del tasso di conversione. L’aumento del 10% verrebbe finanziato attraverso prelievi supplementari sui salari in ragione dello 0,8-1% e mediante gli introiti delle imposte sul tabacco e sugli alcolici, così come dell’IVA e attraverso un’imposta di successione nazionale (quest’ultima spazzata via da popolo e cantoni lo scorso mese di giugno). Non occorrono analisi particolarmente accurate per comprendere che la richiesta dell’iniziativa è semplicemente esorbitante e, per altro, giunge nel momento meno opportuno. Se solo pensiamo alle difficoltà attuali e future della nostra economia a causa del franco forte e dell’attuazione dei contingenti e tetti massimi che dovranno favorire la preferenza per le risorse lavorative indigene, ci rendiamo subito conto di quanto inopportuno sia un aumento del prelievo dei contributi AVS sui salari. Ma non basta. L’iniziativa solleva la questione dell’equità generazionale, affrontandola nel peggiore dei modi. E cioè ribaltando in buona parte, ancora una volta, l’onere del finanziamento dell’incremento delle rendite sulle spalle dei giovani con attività lavorativa, i quali già oggi contribuiscono in misura determinante al finanziamento delle rendite a favore degli attuali beneficiari, in virtù del principio di ripartizione su cui si fonda il sistema dell’AVS. Con lo sviluppo demografico che conosciamo, questo onere sulle giovani generazioni sarebbe destinato a crescere oltre ogni ragionevole limite. L’iniziativa si inserisce obliquamente nel dibattito in corso alle Camere federali sulla Riforma 2020 della previdenza per la vecchiaia. La lacuna finanziaria da colmare nel 2030, se nel frattempo non si adottasse una riforma per la stabilizzazione ed il consolidamento del primo pilastro delle nostre assicurazioni sociali, ammonterebbe a circa 9 miliardi. Il pacchetto di misure di risanamento proposto dal Consiglio federale prevede, tra l’altro, un ulteriore aumento dell’IVA dell’1,5%. A tale aumento verrebbe ad aggiungersi l’incremento percentuale della stessa imposta indiretta, che si renderebbe necessario per compensare il mancato gettito dell’imposta nazionale sulle successioni, nel frattempo caduta in votazione popolare.

Le controindicazioni dell’iniziativa sono dunque consistenti. Non è certamente questo il periodo più indicato per estendere le prestazioni dell’AVS. La priorità politica è infatti un’altra: stabilizzare l’intero sistema, consolidandolo finanziariamente in modo da garantire la sua sostenibilità a lungo termine. Vi invito pertanto ad aderire alla proposta di maggioranza e a raccomandare di respingere l’iniziativa in votazione popolare.

Giovanni Merlini

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