Cronaca di una giornata agraria

Scritto da Giovanni in Cultura

09 dicembre 2015

Un paio di passi indietro. Dopo le dimissioni della Consigliera federale grigionese Eveline Widmer-Schlumpf, una parte sempre più consistente del mondo politico ha (finalmente) riconosciuto all’UDC il diritto ad un secondo rappresentante in governo, in particolare alla luce del suo trionfo elettorale lo scorso 18 ottobre scorso. È nato così il cosiddetto “ticket. Un’abile mossa dell’UDC per accreditare la sua sensibilità confederale nei confronti delle aspirazioni delle principali regioni linguistiche della Svizzera: un’opzione svizzero tedesca, una romanda e una ticinese. Ma il vero obbiettivo strategico non era difficile da decifrare: portare un romando nella stanza dei bottoni per rafforzare l’UDC nella Svizzera francese, dove i suoi margini di crescita sono ancora considerevoli. Con buona pace del giovane e scattante Aeschi, appositamente indicato come pupillo di Blocher e dello stesso presidente del governo ticinese Gobbi, rappresentante della Svizzera italiana desiderosa di riscatto. I vertici dell’UDC sono così riusciti a confondere un po’ le acque, quel tanto che bastava. E poi, tanto per chiarire agli esclusi dal ticket il loro destino in caso di eventuali sgarri, ecco la clausola di sapore vetero-staliniano: espulsione automatica dal partito per qualsiasi candidato non ufficiale che avesse l’ardimento di accettare un’elezione a sorpresa. Da una parte la pretesa di difendere la “svizzeritudine”, dall’altra lo sprezzo dell’autonomia e della sovranità dell’Assemblea federale, consacrata dalla Costituzione federale, garante virtuosa del nostro modello politico di successo. Ma questa è un’altra storia.

Spazio ai bookmakers. Da una parte il trio ufficiale, dall’altra gli ipotetici Sprengkandidate (divenuta la parola del mese). Mormorii, cigolii e teoremi hanno scandito le ultime settimane, raggiungendo il culmine, come da copione, nella Notte dei lunghi coltelli: cominciata all’ora dell’aperitivo al primo piano dello Schweizerhof e proseguita nelle sale sfarzose del Bellevue, mecca a cinque stelle di telecamere, stati maggiori generali di partiti, staff e semplici curiosi. Lo si percepiva bene, nelle vie della Città vecchia di Berna, che la partita era ancora aperta.

Mercoledì 9 dicembre 2015. Alle 5:30 la sveglia suona e una buona dose di adrenalina per l’appuntamento con le Istituzioni sprigiona il suo effetto. Lunghezza della cravatta centrata al primo tentativo, colazione e alle 7:15 riunione di frazione per l’ultima verifica dei possibili scenari sotto il cupolone. Alle 8:00 suona la campanella della brava Presidente del Consiglio nazionale per l’inizio dei lavori che si concentrano dapprima sull’applauditissima laudatio alla Consigliera federale uscente, dopo mesi di graticola. In partenza anche la Cancelliera della Confederazione, poco conosciuta ai più, ma il cui ambito di competenza è importante. Ben presto ci si avvicina al clou dell’ordine del giorno, ovvero l’elezione di coloro che siederanno nello Chalet fédéral. Un’operazione da compiere “con scienza e coscienza”, come auspicato da Christa Markwalder. Ecco dunque la scontata conferma di tutti i Consiglieri federali uscenti, dove brillano Alain Berset, Doris Leuthard e, più di tutti, Didier Burkalter. Chiari segnali di distensione anche dall’UDC.

Stellungnahmen. Alle 10:30 arriva il momento più atteso. Si comincia con i capigruppo che riferiscono la posizione del proprio partito. Adrian Amstuz (UDC) pretende il ripristino della concordanza, possibile unicamente se ci si attiene al tricket, ritenuto custode dei principi fondanti di libertà e indipendenza. Ignazio Cassis (PLR) richiama – dopo 8 lunghi anni di instabilità e crisi istituzionale – al senso di responsabilità, poiché l’orizzonte del benessere svizzero presenta qualche nube che va affrontata con soluzioni serie e condivise. Per Filippo Lombardi (PPD) è l’ultima elezione su cui peserà l’effetto della clausola ghigliottina, dopodiché i popolari democratici eserciteranno il loro mandato in piena libertà. Roger Nordmann (PS) reinterpreta in modo (troppo) creativo la formula magica e si dice sorpreso che il centro non abbia legittimamente rivendicato il seggio di EWS. Bocciatura completa anche dai Verdi che, richiamando la centralità dei diritti fondamentali, ritengono ineleggibili i candidati democentristi. Unica raccomandazione di voto chiara è quella del fronte verde-liberale, che indica il candidato ticinese: una questione di rappresentanza regionale, di capacità comunicativa e di esperienza di governo, a conferma della positiva impressione che il nostro Consigliere di Stato ha lasciato nelle audizioni.

Le viticulteur de Bursins. Alle 11:05 i bigliettini colorati si rovesciano sul tavolo nella saletta dove siedono gli scrutatori. La prima tornata premia subito Guy Parmelin (90), secondo con un certo distacco Thomas Aeschi (61) e terzo Norman Gobbi, che con 50 voti personali raccoglie un risultato di tutto rispetto, per lui e per il Cantone Ticino. Il candidato selvaggio, ovvero Thomas Hurter, tramonta immediatamente con 22 voti. Con il secondo turno comincia a prender forma il “voto utile”: Parmelin decolla e la meteo della giornata appare ormai facilmente intuibile. Al terzo turno, infatti, giunge l’annuncio: Gewählt ist, mit 138 Stimmen, Guy Parmelin.

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