Il raccapriccio e i Cristi di Chagall

Scritto da Giovanni in Cultura

Opinione Liberale del 20 novembre 2015

La carneficina di Parigi ha rimesso a nudo la vulnerabilità della Francia e di tutto l’Occidente di fronte alla minaccia multiforme del fondamentalismo salafita. E lo ha fatto in modo raccapricciante. Un attacco di rara viltà, che ha colpito nella mischia. La novità è il reclutamento di giovani invasati nati e cresciuti in Francia, pronti a farsi saltare in aria, immolandosi per una causa delirante. In Europa non era mai successo. La Francia è in guerra, ha ribadito un Hollande sempre più marziale e preoccupato di coprirsi sulla destra, dalla cui sponda Marie Le Pen non gliele manda a dire martellando sull’abbandono di Schengen e sulla chiusura delle frontiere. Che si tratti di una guerra non vi è ombra di dubbio. Ma di certo non nella sua accezione tradizionale. Guerra asimmetrica, ubiqua e senza regole: subdola quant’altre mai. Il nemico non è confinato geograficamente solo in Siria, tra i ribelli e gli oppositori di Bashar Assad. È dappertutto: in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Mali, in Nigeria, ma anche qui in Europa (Francia, Belgio, Paesi Bassi, Gran Bretagna, ecc.) e nella stessa tranquilla Svizzera, dove nella periferia di Winterthur è stata identificata una cellula jihadista, non si sa quanto attiva. E intanto la società libera e aperta, multiculturale e votata allo Stato di diritto si interroga stranìta. Le garanzie costituzionali potrebbero subire una sospensione prolungata, perlomeno nella Francia oltraggiata dalla barbarie. Ma anche altri Paesi ci stanno pensando, a cominciare dal Belgio che si ritrova in casa propria, nella sua stessa capitale, un intero quartiere islamico fucina di radicalizzazione spinta. Le risposte politiche non sono state finora granché convincenti. L’Unione europea continua a balbettare. Mentre il ministro francese della difesa richiama ai suoi colleghi europei il dovere di solidarietà e di reciproco aiuto secondo l’art. 42.7 del Trattato dell’Unione in caso di aggressione di un Stato, la cancelliera Merkel si affretta a ribadire il rifiuto della Germania di partecipare a qualsiasi azione militare in Siria. L’Europa della moneta unica stenta ad abbozzare anche solo i contorni più vaghi di una politica militare coordinata. Ogni Stato va per la sua strada, in ordine sparso. A dispetto della ridondanza mediatica e dei proclami promettenti, temo che neppure dopo una simile mattanza di innocenti l’Europa avrà la capacità e la determinazione per riuscire a fare un salto di qualità nel suo approccio alla lotta contro il terrorismo. Troppi gli interessi divergenti, troppi i condizionamenti economici e politici. L’impostazione di una strategia efficace presupporrebbe un’analisi critica degli errori madornali commessi in Medio Oriente negli ultimi decenni. E non mi riferisco soltanto agli interventi militari prolungati in Iraq ed in Afghanistan o all’abbattimento del regime di Gedhafi in Libia, senza alcun piano per la gestione della successiva transizione politica in quei Paesi. Bensì pure a tutta quella rete di alleanze più o meno indecenti, tessute per troppi anni dall’Occidente con l’Arabia Saudita e gli Stati del Golfo (in funzione anitiiraniana) e dettate ben più dalla convenienza economica anziché da una lucida visione degli equilibri geopolitici di una regione stabile come una polveriera. Si è preferito chiudere non uno, ma due occhi di fronte all’osceno finanziamento dell’Isis da parte di queste monarchie feudali e di altri poco raccomandabili attori, pur di accelerare la caduta del dittatore siriano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un esodo biblico dalla martoriata Siria e uno Stato islamico che si è diffuso a macchia d’olio, con sempre nuovi predicatori d’odio in cerca di carne da macello. Sull’efficacia degli attacchi aerei dubitano anche gli esperti. Se si vorrà venire a capo del problema occorrerà sporcarsi le mani e calzare gli scarponi perché le guerre si vincono solo sul terreno. Ma senza una grande coalizione che coinvolga anche la Russia del sempre meno reietto Putin, oltre agli USA e ai principali Paesi dell’UE, non se ne farà nulla. E comunque servono obiettivi politici che siano finalmente chiari e condivisi. La soluzione non potrà infatti essere solo di natura militare. Vanno ripensate le politiche migratorie e i modelli di integrazione finora in auge, e non solo in Francia. Il degrado delle periferie urbane, l’emarginazione sociale e la crisi economica alimentano il disadattamento e i processi di radicalizzazione. Ma anche le esasperazioni del multiculturalismo buonista vanno combattute. Il dialogo interreligioso è sacrosanto, ma è inaccettabile che lo Stato di diritto venga neutralizzato e sostituito dalla legge della Sharja in interi quartieri delle grandi metropoli europee. La tolleranza della società aperta e liberale non va confusa con l’arrendevolezza di fronte all’intolleranza di certi atteggiamenti. Se gli onirici e stupendi Cristi crocefissi di Chagall vengono additati come offensivi per la suscettibilità degli allievi musulmani di una classe di scuola elementare, tanto da indurre la direzione ad annullare la visita al museo, allora significa che le idee attorno al concetto di pluralismo sono ancora decisamente troppo confuse. Forza e coraggio, c’è tanta strada da fare.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

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