Né in ginocchio, né col filo spinato. Ma con lucidità.

Scritto da Giovanni in Cultura

Opinione Liberale del 18.09.2015

La cronaca di queste settimane è ormai incandescente. Telegiornali, stampa scritta e parlata, social media e portali online non ci danno tregua. Ci raccontano di guerre civili che stanno dilaniando la Siria, l’Irak, la Libia, l’Afghanistan e della resa dei conti della Turchia contro i Curdi e il PKK. Siamo sopraffatti dalle immagini dell’esodo drammatico di una moltitudine di disperati in fuga dai conflitti armati e alla ricerca di una vita migliore. Alla miscela esplosiva di immigrazione, frontalierato e frizioni internazionali si aggiunge la campagna elettorale dai contorni sempre più virulenti e scomposti. Da una parte coloro che vorrebbero spalancare le porte a tutti e dall’altra coloro che vorrebbero blindare i confini con il filo spinato, mentre in mezzo regna sovrano il disorientamento. In queste situazioni incombe sempre lo stesso pericolo: il prevalere dell’emotività sull’analisi lucida e l’assuefazione agli approcci apocalittici, al complottismo e allo scontro denigratorio. Si pretende di sancire chi siano i veri difensori della Patria e chi invece sia pronto a svendere territorio e valori nazionali. Qualsiasi invito alla moderazione dei toni è visto con sospetto e tacciato di “collaborazionismo” con l’UE e di genuflessione naïve difronte alle pressioni internazionali. In questo marasma spiccano la posizione chiara ed equilibrata del PLR nazionale e l’atteggiamento costruttivo del nostro ministro degli esteri, Didier Burkhalter: una figura di riferimento importante che esorta a mantenere la calma e il senso delle proporzioni (il numero delle richieste di asilo registrate quest’anno sono solo circa il 60% del picco raggiunto negli anni ’90 durante la guerra nei Balcani), ricordandoci sempre la meritoria tradizione umanitaria svizzera, così apprezzata quando il nostro Paese offre i suoi buoni uffici nelle crisi internazionali. Il PLR propugna una politica ferma, ma corretta: accoglienza ai rifugiati che hanno diritto all’asilo, fermezza invece verso coloro che decidono di raggiungere la Svizzera per ragioni economiche, alla ricerca di un posto di lavoro. La distinzione è giustificata da evidenti ragioni di sostenibilità, considerata anche la quota di stranieri già presenti nel nostro Paese (la più elevata nel confronto europeo) ed è conforme alla Convenzione europea dei diritti umani. È una posizione responsabile e negli interessi della nazione. Non si può certo dire altrettanto dell’accanimento di cui ha dato prova l’UDC nel dibattito di settimana scorsa al Consiglio nazionale sulla riforma della legge sull’asilo: la sua proposta – spazzata via da tutti gli altri partiti – di una moratoria per un anno avrebbe solo peggiorato la situazione alle nostre frontiere, avrebbe impedito di velocizzare le procedure di esame delle domande di asilo e avrebbe ostacolato il necessario rafforzamento delle competenze della Confederazione nella gestione dei centri per i rifugiati e un loro coordinamento efficace in collaborazione con i Cantoni e i Comuni. Grazie anche al sostegno del PLR, almeno il 60% delle procedure di accertamento dello statuto di asilante dovranno dunque essere evase entro 140 giorni, e ciò allo scopo di agevolare notevolmente il rimpatrio di coloro che non hanno diritto all’asilo. Fedele al principio “hart aber fair”, il PLR da sempre invoca la necessità di procedure più rapide, ma rispettose delle garanzie dello Stato di diritto, e sostiene con convinzione le nostre forze dell’ordine, fra cui le guardie di confine che stanno facendo un lavoro eccellente in particolare nella Svizzera orientale e nel Ticino.

L’atteggiamento del nostro partito si iscrive pertanto a pieno titolo e con coerenza nella formula scelta per questa campagna elettorale: «Libertà, Coesione e Progresso » devono sempre ispirare il nostro impegno al fronte.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

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