Scuole di vita

Scritto da Giovanni in Cultura

La Regione del 25 luglio 2015

L’inizio dell’estate coincide con la fine di alcune scuole e l’avvio di altre. Terminano le classiche da astuccio & quaderno, ovvero le elementari e le medie, dove ognuno segue la formazione obbligatoria che gli consente di acquisire nozioni e strumenti indispensabili per la crescita e lo sviluppo della personalità e delle competenze base. La scuola pubblica deve essere soprattutto un percorso di maturazione lungo il quale l’allievo possa sviluppare compiutamente l’unicità della sua individualità umana, nelle sue più disparate espressioni. Come persona nel senso più pieno del termine, prima ancora che come futuro soggetto economico. Si tratta di un fondamentale spazio pubblico di apprendimento, di interazione con i coetanei e di integrazione sociale: è in questo contesto che impariamo a stare al mondo. Ciò significa saper relazionarsi non solo con sé stessi, ma anche con gli altri. Il rispetto, la solidarietà e l’empatia, ma anche la responsabilità, l’autonomia, la libertà e la competizione: sono dimensioni e valori di cui si fa esperienza quotidiana con i compagni di classe e con le figure adulte con cui si entra in contatto, i docenti, la cui missione nella nostra società multiculturale si fa sempre più complessa. Terminano anche i licei e le scuole professionali, dove ognuno comincia a individuare i suoi interessi, cercando di orientare di conseguenza le sue scelte. Si comincia a percepire l’importanza delle proprie decisioni e l’ineluttabilità delle conseguenze. Se scelgo di impegnarmi a fondo, faticherò e dovrò affrontare sacrifici e rinunce, ma alla fine sarò premiato dai risultati che avrò raggiunto. Se invece scelgo di non applicarmi allo studio, poi pioveranno per forza i voti negativi e ne dovrò rendere conto. È così che si impara sulla propria pelle ad assaporare la vera della portata della libertà. Come dicono i tedeschi, Freiheit verpflichtet (la libertà impegna).

Ma vi sono anche scuole che invece iniziano con l’estate: la scuola reclute in primis. Sono trascorsi oltre trent’anni, eppure conservo un vivido ricordo del mio primo giorno di servizio militare: sensazioni contrastanti. Da una parte l’invadenza di un obbligo, di un dovere prolungato e sancito dallo Stato per ogni ventenne, idoneo al servizio. Un vincolo che ti viene appioppato senza tante storie e che si materializza nel famoso Marschbefehl, l’ordine di marcia un po’ temuto e un po’ desiderato. Dall’altra però la curiosità di confrontarsi con un’esperienza nuova, totalizzante e un sano orgoglio di servire il mio Paese. La scuola reclute è l’occasione per entrare in contatto con persone dai diversi percorsi di vita e per conoscere la Svizzera tedesca e francese. Un vero laboratorio di coesione nazionale. Soprattutto per un ticinese, la possibilità di esplorare (nel vero senso della parola) altre regioni e cantoni, abitudini e lingue è preziosissima. Certo, la vita in grigioverde non è solo rose e fiori: ogni tanto ti assale qualche momento di sconforto, soprattutto quando hai la netta impressione che la logica abbia abbandonato la caserma per concedersi un lungo congedo. Ma le luci superano ampiamente le ombre: la solidarietà tra camerati nelle situazioni più dure, la nascita di autentiche amicizie, le attività a favore della popolazione, la consapevolezza di contribuire alla sicurezza della nazione e la capacità di difenderla in caso di bisogno, la conoscenza delle proprie risorse fisiche e psicologiche. Sono questi aspetti che mi hanno spinto a continuare nella mia formazione di sottufficiale e poi di ufficiale dell’esercito. Esistono tuttavia anche servizi alternativi non meno dignitosi e importanti a favore della comunità, come la protezione civile e il servizio civile. Altri compiti e altre modalità di conduzione, ma comunque sempre occasioni di crescita e di dedizione a favore di attività e progetti di pubblica utilità.

Dai banchi di scuola ai bunker, si tratta sempre di scuole di vita. Si maturano esperienze, si cresce, si sperimentano nuove realtà. L’istruzione, la formazione professionale, gli studi accademici, il servizio militare e civile, sono tutti passaggi che ci permettono di attrezzarci convenientemente per affrontare le asperità della vita e le sfide del mondo del lavoro. Anche il mondo del lavoro è una scuola permanente, un continuo confronto con sé stessi e con gli altri, dove incrociamo l’egoismo e l’altruismo, la seduzione del denaro e l’etica professionale, la preparazione diligente e la superficialità.

Il mio augurio per quest’estate tropicale è che ognuno possa fermarsi un attimo a riflettere sul significato della scuola e della formazione che ha appena concluso o cominciato, cogliendovi il germoglio prezioso di nuove competenze, saperi, abilità tecniche, destrezze manuali che potrà mettere a frutto per trovare il suo posto nel mondo. E un pensiero di riconoscenza a tutti i docenti della scuola, nei suoi vari ordini e gradi, che svolgono un compito così delicato e affascinante. Buona estate anche a loro.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

Puoi lasciare un commento qui sotto

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

+ 39 = 40

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.