L’economia globalizzata e le insidie corruttive

Scritto da Giovanni in Cultura

CdT del 23 luglio 2015

Con il clamore dello scandalo che ha investito la FIFA si è tornati a parlare di corruzione anche nel nostro Paese. Pur essendo uno degli Stati meno corrotti al mondo – è tra le 10 nazioni più virtuose secondo il Corruption Perceptions Index di Transparency International – la Svizzera ha conosciuto anche altri casi recenti che hanno scosso la nostra opinione pubblica: fondo pensioni nel Cantone Zurigo, aggiudicazione degli appalti della Seco e progetto INSIEME preso l’Amministrazione federale delle contribuzioni. In un’economia globalizzata, con le nostre imprese sempre più attive a livello transanzionale, il rischio di imbattersi nella corruzione è sempre dietro l’angolo. Le autorità svizzere si adoperano già da diversi anni per ridurre questo rischio e forniscono linee-guida di condotta per le aziende dedite ai traffici commerciali internazionali. La Convenzione penale dell’OCSE sulla lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali stranieri, sottoscritta dalla Svizzera, prevede una serie di impegni e raccomandazioni che mirano ad instaurare pratiche corrette nelle transazioni internazionali. Lo scorso 12 maggio un importante convegno, organizzato a Lugano dalla Camera di commercio del nostro Cantone insieme a Switzerland Global Enterprise e alla Seco, ha tematizzato le strategie di lotta alla corruzione nelle attività imprenditoriali internazionali. Nel giro di pochi anni è sensibilmente cresciuta la sensibilità in merito alle conseguenze deleterie della corruzione sull’efficienza delle amministrazioni degli Stati che ne sono più colpiti, sulle loro finanze pubbliche e sul loro sviluppo economico (e non si pensi solo alla Grecia). Sono state inasprite le norme anticorruzione in diversi Paesi, Svizzera compresa. È stata estesa la punibilità di persone fisiche e giuridiche ai casi di corruzione attiva di funzionari pubblici anche all’estero. Da uno studio condotto dal prof. Christian Hauser presso lo Swiss Institute for Entrepreneurship dell’HTW di Coira risulta che su un campione di 510 imprese svizzere attive all’estero il 40% è stato in qualche modo sollecitato ad oliare gli ingranaggi della burocrazia locale. Il 56% delle aziende costrette ad affrontare la corruzione nei singoli Paesi in cui operano ammettono di elargire tangenti non tracciabili e di essere costrette a destinare a tale scopo il 5% della propria cifra d’affari nel rispettivo Paese estero. A livello internazionale c’è quindi ancora molto da fare, soprattutto in ambiti delicati come i sistemi doganali e giudiziari nonché le commesse pubbliche. Il Consiglio federale ha deciso lo scorso anno di potenziare ulteriormente l’arsenale giuridico sul piano interno, benché il rapporto pubblicato nel 2012 dal Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), organo di controllo del Consiglio d’Europa, riconosca la solidità della normativa svizzera in materia. Il governo intende ancorare nel Codice penale anche la punibilità della corruzione tra privati, che attualmente costituisce reato soltanto nella misura in cui provoca una distorsione della concorrenza e infatti è regolata nella Legge federale sulla concorrenza sleale. Inoltre propone di punire la concessione e accettazione di indebiti vantaggi anche nei confronti di terze persone, se lo scopo è quello di influenzare un pubblico funzionario. È incontestabile che anche la corruzione nel settore privato, e non solo in quello pubblico, possa pregiudicare beni giuridici come la salute pubblica o la sicurezza collettiva, se sono in gioco attività commerciali svolte in questi ambiti. Ma non è sempre il caso. La corruzione di un addetto all’acquisto di macchinari di un’azienda privata da parte di un offerente crea un danno economico al datore di lavoro, senza però coinvolgere per forza interessi pubblici: qui sarebbe sproporzionato il perseguimento d’ufficio del reato, come proposto dal Consiglio federale. E’ la parte lesa che deve poter decidere, in simili casi, se avviare un procedimento penale contro il suo dipendente o se invece separarsi da lui con la disdetta straordinaria del rapporto di lavoro. Il Consiglio degli Stati ha quindi corretto il tiro, stabilendo una deroga alla regola del perseguimento d’ufficio della corruzione tra privati: qualora non fossero toccati interessi pubblici il reato sarebbe punibile sola su querela di parte. È auspicabile che anche il Consiglio nazionale segua questa strada nella prossima sessione autunnale.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

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