INTERVENTO A NOME DEL PLR IN GRAN CONSIGLIO SUL M. 6206 (CASSA PENSIONI)

Scritto da Admin in Cultura

21.09.2009

Il 2008 è stato un anno orribile e da dimenticare per gli istituti della previdenza professionale in CH. Hanno registrato complessivamente, secondo alcuni analisti indipendenti, perdite tra i 70 ed i 90 miliardi di franchi.

Sempre secondo questi specialisti circa ¾ delle casse pensioni soffrono di una situazione di sottocopertura. I mercati azionari l’anno scorso hanno infatti continuato a perdere, proseguendo nel trend negativo che aveva preso avvio già nel 2007 e facendo registrare cali in Svizzera fino al 30% e all’estero fino al 40%. E’ stata la conseguenza del tracollo del sistema finanziario internazionale, innescato con l’esplosione della bolla dei subprime americani e tutto ciò che essa ha comportato per le principali banche mondiali e per la prima banca svizzera. La crisi finanziaria ha poi ben presto condizionato l’economia reale, determinandone l’andamento recessivo che, a sua volta, ha accentuato la tendenza ribassista di tutti i mercati azionari. Era quindi inevitabile che ne risentisse anche la nostra Cassa pensioni, benché solo ¼ del suo patrimonio sia investito in azioni svizzere ed estere. E infatti l’esercizio 2008 si è chiuso con un disavanzo di 482,2 milioni, superiore di quasi 4 volte quello registrato nel 2007 (130,5 mio.) perché il rendimento patrimoniale complessivo ha segnato un – 9,28%, meno peggio comunque della flessione subita dagli istituti previdenziali svizzeri, il cui rendimento mediano è stato calcolato in -15%. Abbiamo fatto meglio della media svizzera grazie alla quota azionaria relativamente bassa e grazie alla rinuncia ad investimenti alternativi. Ma rimane il fatto che la situazione è preoccupante, considerato anche che il grado di copertura è crollato in un anno dal 71% (31.12.2007) al 61,9% con una diminuzione quindi di 9,1 punti percentuali.

L’obbiettivo di raggiungere il grado di copertura dell’80% entro il 2019 attraverso le misure di risanamento adottate nel 2005 appare quindi irrealistico, alla luce di questi risultati. Ma se non avessimo votato quelle misure nel 2005, come già quelle del 2000, oggi la situazione si presenterebbe ancora più grave. Come rileva il rapporto del collega Pinoja e come rileva lo stesso perito, il deteriorarsi della situazione finanziaria della Cassa non è solo provocato dal rendimento inferiore del patrimonio mobiliare, bensì pure dal deficit strutturale dovuto soprattutto al peggioramento del rapporto demografico tra assicurati attivi e assicurati pensionati (2,26 attivi per ogni beneficiario di rendita), al costo dei pensionamenti di vecchiaia anticipati e all’adeguamento parziale delle rendite al rincaro.

Lo studio della Hewitt ha confermato quanto il nostro Gruppo va dicendo ormai da diversi anni a questa parte e cioè che il grado di copertura, con l’attuale piano assicurativo in primato delle prestazioni, è destinato a diminuire inesorabilmente.

E’ molto eloquente la tabella riportata dalla Commissione della Cassa nel suo rendiconto a pag. 4, dove viene indicata l’evoluzione del patrimonio, del disavanzo totale e del grado di copertura nei prossimi 20, 30 e 40 anni per ognuna delle 3 ipotesi di redditività del patrimonio con un tasso del 3,5%, del 4,25 % e del 5%. Ebbene nell’ipotesi di una redditività del patrimonio a lungo termine pari al 3,5%, che oggi appare la più plausibile, il grado di copertura nel 2047 scenderebbe addirittura sotto il 10%, mentre solo con rendimenti attorno al 5% sarebbe possibile nei prossimi decenni migliorare leggermente il grado di copertura, senza tuttavia raggiungere il 100%, neppure a lunghissimo termine.

La conclusione è quindi implacabile: l’obbiettivo fissato dal Consiglio federale di conseguire un grado di copertura del 100% in 40 anni potrà essere realizzato solo con misure incisive di risanamento che possano entrare in vigore al più tardi al 1.1.2011; il perito ne ha indicate alcune a titolo di esempio, come il congelamento dell’adeguamento delle rendite al rincaro, la riduzione delle prestazioni e l’aumento dell’età del pensionamento. Quest’ultima  misura appare sempre più come inevitabile, considerato l’aumento dell’aspettativa di vita delle persone. Ma lo stesso perito ha pure indicato (finalmente) che è auspicabile l’abbandono dell’attuale piano assicurativo ed il passaggio ad un uovo piano in primato dei contributi. Le prestazioni assicurative devono infatti scaturire sostanzialmente dal capitale disponibile accumulato da ogni assicurato  attraverso il versamento dei suoi contributi e di quelli del datore di lavoro. Questo nuovo piano assicurativo non sarà in grado –senza misure puntuali di risanamento- di riportare in equilibrio la situazione finanziaria della Cassa, ma contribuirà se non altro ad evitare che essa peggiori ulteriormente, e soprattutto migliorerà la trasparenza, la sicurezza e la flessibilità del sistema.

Entro la fine di quest’anno l’apposito Gruppo incaricato dalla Commissione della Cassa avrà approfondito tutti gli aspetti del problema e indicherà nel suo rapporto finale le misure concrete di risanamento; nel frattempo la società consulente in materia di investimenti (la PPCMetrics di Zurigo) avanzerà le sue proposte tese a rivedere al suddivisone nelle diverse categorie di investimento al fine di diminuire la volatilità dei rendimenti del patrimonio mobiliare.

Quando tutte queste proposte saranno sul tavolo sarà indispensabile trovare al più presto il consenso di tutte le parti in causa affinché si riesca, nel corso del 2010 a passare almeno in parte alla fase operativa con la presentazione del Messaggio e della revisione della legge. 

La strada è ancora lunga e impervia, ma dobbiamo arrivare alla meta in tempo, se abbiamo a cuore il futuro della nostra CP.

Vi invito quindi, Colleghe e Colleghi, ad approvare il rapporto commissionale redatto dal collega Pinoja.

Giovanni Merlini

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