La regione di 05.03.2012

 

Le scorciatoie e le semplificazioni che vanificano il federalismo non sono mai delle buone soluzioni. Ne è un esempio da manuale l’iniziativa popolare che vorrebbe limitare al 20% la quota di abitazioni secondarie rispetto al totale delle unità abitative e della superficie lorda per piano utilizzata a scopo abitativo di ogni Comune. Fosse disgraziatamente accolta, verrebbero trattate alla stessa stregua situazioni profondamente diverse tra loro, come (p.es) quelle dei Comuni di Zurigo, di Crans-Montana e di Bosco Gurin o Mesocco – San Bernardino. L’intervento livellante dell’iniziativa colpirebbe concretamente circa un quinto di tutti i Comuni svizzeri. Una camicia di forza, senza alcun riguardo per le specificità regionali. Andrebbero a farsi benedire gli sforzi di rilancio di località periferiche confrontate da anni con il fenomeno dello spopolamento. Non sarebbero più possibili i lavori di costruzione, ristrutturazione e risanamento di abitazioni secondarie per molte famiglie – anche ticinesi – che vorranno trascorrere il week end e le ferie nella tranquillità di un paesaggio discosto dai centri urbani. L’impatto sul turismo residenziale e sull’edilizia sarebbe pesante, particolarmente in una congiuntura già di per sé difficile come quella attuale. (altro…)

Corriere del Ticino del 24.01.2012

Ricorre quest’anno il sessantesimo della morte di Benedetto Croce.

Napoletano d’elezione e abruzzese d’origine (era nato a Pescasseroli nel 1866), l’autore della “Filosofia dello spirito” si formò alla scuola di insigni figure risorgimentali come Antonio Labriola, Silvio Spaventa e Francesco de Sanctis: questi ultimi due avevano sofferto il carcere e l’esilio a causa del loro amore per la libertà. Il suo storicismo lo portò ben presto a propugnare con rigore il ruolo liberatorio e creativo dello spirito che si invera nella storia. Autore prolifico, Croce fu influenzato durante tutta la sua vita dall’idealismo hegeliano, con cui si confrontò anche criticamente (risale al 1906 il famoso saggio “Ciò che è vivo e che è morto della filosofia di Hegel) così come pure con il materialismo storico e con l’economia marxista. Coautore con Giovanni Gentile della collezione su “I Classici della filosofia moderna”, pubblicò il primo fascicolo de “La Critica” nel 1903. Avendo in odio la ridondanza, il suo stile fu sempre sobrio, diretto e improntato ad un’implacabile stringenza logica. (altro…)