Se i camici bianchi scioperano

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30.03.2009

Se oggi la tensione tra la Società svizzera di medicina generale e il Consigliere federale Couchepin ha raggiunto livelli incandescenti, i veri motivi vanno ricercati in un modello improbabile di gestione del sistema sanitario: quello codificato dalla LAMal. La precedente responsabile del dossier, la signora Dreyfuss, era convinta (ed era riuscita a convincere la maggioranza dei votanti) che fosse possibile garantire l’accesso generalizzato a cure di qualità, riuscendo contemporaneamente a contenere l’evoluzione dei costi della salute. Mai aspettativa fu così clamorosamente sconfessata. L’esperienza di quasi 15 anni con questo sistema è eloquente. Da tempo ormai si applicano palliativi che, nella migliore delle ipotesi, si rivelano puntualmente inefficaci, se non addirittura problematici dal profilo dei diritti costituzionali, come p.es. quello del numerus clausus temporaneo per l’apertura dei nuovi studi medici, una restrizione che limita eccessivamente la libertà economica e la libera scelta della professione. Il fatto è che i “liberi” professionisti della sanità stanno diventando sempre meno liberi. Devono occuparsi di troppa carta. Si moltiplicano pericolosamente le incombenze amministrative a scapito del tempo da dedicare personalmente al paziente. Cresce la pressione, non sempre legittima, delle casse malati. Come patrocinatore di alcuni medici accusati, a torto, di polipragmasia ho potuto toccare con mano gli effetti perversi di certe forzature, al limite del vessatorio, da parte di alcuni assicuratori. L’art. 56 LAMal, che stabilisce il principio dell’economicità delle cure, non può essere interpretato disinvoltamente quale strumento con cui costringere il medico coscienzioso alla restituzione parziale od integrale dell’onorario per determinate prestazioni giudicate inadeguate dalle casse. Sono infatti soltanto le prestazioni superflue, non richieste dall’interesse del paziente e dallo scopo delle cure, quelle che devono essere evitate. Se invece si va oltre e si imputa al medico scrupoloso un “eccesso” di prestazioni prescritte, contestandogli schematicamente il numero totale annuo di ore fatturate superiore alla media, prescindendo dalle particolarità di ogni singolo caso, allora non si rispetta più lo spirito della norma di legge. E si mette a repentaglio la salute del paziente o la sua chance di recuperarla. E’ per altro escluso che il legislatore federale abbia inteso limitare indebitamente la libertà decisionale del medico, mettendo in dubbio la sua capacità di valutazione e assegnando a terzi (le casse) il diritto di sostituirsi a lui nello statuire sull’adeguatezza di una cura. E’ al medico che incombe questa responsabilità ed è solo a lui che spetta la determinazione del tipo di indagine, del tipo di terapia e della sua durata. Sarebbe preoccupante se la politica e i tribunali assecondassero la tendenza verso una “medicina di Stato” deresponsabilizzante e condizionata esclusivamente da parametri e schematismi economico-finanziari. Il rischio del razionamento delle cure non deve essere sottovalutato e va scongiurato.

L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’esasperazione è stato il nuovo tariffario per le analisi di laboratorio. Con il recente adeguamento che entrerà in vigore il prossimo 1. luglio, il Consiglio federale si ripromette un risparmio di circa di 200 milioni, ossia di circa un quinto dell’attuale volume di fatturazione annuo dei laboratori ambulatoriali. La ristrutturazione dell’elenco delle analisi comprende circa 1600 posizioni: suscita perplessità il fatto che i laboratori esterni, quelli ospedalieri e quelli degli studi medici siano stati assoggettati ad un tariffario unificato. La mancata distinzione, in particolare, tra i grandi laboratori industriali privati e quelli degli studi medici dei generalisti -già da anni sotto pressione e già colpiti dalla revisione tariffale del 2006- non consente di tener conto dei diversi interessi in gioco e della dignità professionale di una categoria (quella dei medici di famiglia) confrontata con costi fissi elevati rispetto al numero delle analisi effettuate e quindi con margini di guadagno esigui. Non per nulla l’attrattività di questa professione è andata viepiù scemando e sconta oggi un problema di invecchiamento e di insufficiente ricambio generazionale, dovuto anche ai pesanti ritmi di lavoro. Negli ultimi anni i costi di laboratorio nel Ticino sono diminuiti e attualmente incidono sulla totalità della spesa sanitaria in ragione di circa il 3%. E’ stato stimato che il nuovo tariffario potrebbe mettere a repentaglio circa 500 posti di lavoro occupati in prevalenza da donne, nel solo nostro Cantone, mentre in Svizzera i laboratori di studi medici a rischio di chiusura sarebbero circa 7’500. E’ quindi comprensibile il grido d’allarme lanciato dall’Ordine dei medici, preoccupato non solo per le conseguenze occupazionali del nuovo assetto tariffario in una fase congiunturale recessiva, bensì pure per le ripercussioni sull’accessibilità a diagnosi e terapie tempestive. La politica non può disinteressarsi di queste giustificate preoccupazioni. E’ palmare infatti il pericolo che incombe sulla qualità delle cure e sul bene dei pazienti. L’immediatezza diagnostica, si pensi per es. all’oncologia, permette di applicare subito la terapia più efficace. Obbligare i pazienti a ricoveri preventivi in ospedale oppure a doppie consultazioni per discutere gli esiti delle analisi produrrà un rincaro dei costi ambulatoriali, vanificando gli obbiettivi del Consiglio federale. Un ripensamento di queste misure sarebbe quindi opportuno.

Giovanni Merlini

Una strada impervia, ma inevitabile

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29.09.2009

Il 2008 è stato un anno da dimenticare per gli istituti della previdenza professionale. In Svizzera, secondo alcuni analisti indipendenti, sono state registrate perdite tra i 70 ed i 90 miliardi di franchi e circa ¾ delle casse pensioni sono in una situazione di sottocopertura. Inevitabilmente il  trend negativo dei mercati azionari si è fatto sentire anche sulla Cassa pensione dei dipendenti dello Stato, benché solo ¼ del suo patrimonio sia investito in azioni svizzere ed estere. L’esercizio 2008 si è chiuso con un disavanzo di 482,2 milioni, quasi 4 volte superiore a quello registrato nel 2007 (130,5 milioni) perché il rendimento patrimoniale complessivo è ammontato a -9,28%; meno peggio della flessione subita dagli istituti previdenziali svizzeri, il cui rendimento mediano è stato calcolato in -15%. Abbiamo fatto meglio della media svizzera grazie alla quota azionaria relativamente bassa e grazie alla rinuncia ad investimenti alternativi. Ma rimane il fatto che la situazione è preoccupante, considerando anche che il grado di copertura è crollato in un anno dal 71% (31.12.2007) al 61,9% con una diminuzione di 9,1 punti percentuali.

Alla luce di questi risultati appare pertanto irrealistico l’obbiettivo di raggiungere il grado di copertura dell’80% entro il 2019 attraverso le misure di risanamento adottate nel 2005. Ma se il parlamento non le avesse votate, come già quelle del 2000, oggi la situazione si presenterebbe ancora più grave. Il deteriorarsi della situazione finanziaria della Cassa non è solo provocato dal rendimento inferiore del patrimonio mobiliare, bensì pure dal deficit strutturale dovuto soprattutto al peggioramento del rapporto demografico tra assicurati attivi e pensionati (2,26 attivi per ogni beneficiario di rendita), al costo dei pensionamenti anticipati e all’adeguamento parziale delle rendite al rincaro.

Da diversi anni il PLR va dicendo che il grado di copertura con l’attuale piano assicurativo in primato delle prestazioni è destinato a diminuire inesorabilmente. Lo conferma d’altronde la perizia dello studio Hewitt. La conclusione è quindi implacabile: l’obbiettivo fissato dal Consiglio federale di conseguire un grado di copertura del 100% in 40 anni potrà essere realizzato solo con misure incisive di risanamento che possano entrare in vigore al più tardi nel 2011: la perizia ne ha indicate alcune a titolo di esempio, come il congelamento dell’adeguamento delle rendite al rincaro, la riduzione delle prestazioni e l’aumento dell’età del pensionamento. Quest’ultima misura appare sempre più come inevitabile, considerato l’aumento dell’aspettativa di vita delle persone. Ma lo studio Hewitt ha pure indicato – finalmente – che è auspicabile l’abbandono dell’attuale piano assicurativo ed il passaggio ad un nuovo piano in primato dei contributi. Le prestazioni assicurative devono infatti scaturire sostanzialmente dal capitale disponibile accumulato da ogni assicurato  attraverso il versamento dei suoi contributi e di quelli del datore di lavoro. Questo nuovo piano assicurativo non sarà in grado – senza misure puntuali di risanamento – di riportare in equilibrio la situazione finanziaria della Cassa, ma contribuirà se non altro ad evitare che peggiori ulteriormente, e soprattutto migliorerà la trasparenza, la sicurezza e la flessibilità del sistema.

Entro fine anno il gruppo incaricato dalla Commissione della Cassa avrà approfondito tutti gli aspetti del problema e indicherà nel suo rapporto finale le misure concrete di risanamento. Intanto la società consulente in materia di investimenti avanzerà le sue proposte tese a rivedere la suddivisone nelle diverse categorie di investimento, al fine di attenuare la volatilità dei rendimenti del patrimonio mobiliare.

Quando queste proposte saranno sul tavolo sarà indispensabile trovare al più presto il consenso di tutte le parti in causa affinché si riesca, nel corso del 2010, a passare almeno in parte alla fase operativa con la presentazione del messaggio e della revisione della legge. La strada è ancora lunga e impervia, ma dobbiamo arrivare alla meta in tempo, se abbiamo a cuore il futuro della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato.

Giovanni Merlini

Un congresso di idee

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28.01.2009

Lo scorso 19 giugno 2008 il Comitato cantonale aveva aderito alla mia proposta di concentrare la progettualità del partito su tre filoni strategici: crescita, sicurezza e ambiente. L’apposito Gruppo di lavoro coordinato dal vicepresidente Andrea Bersani e formato da Katya Cometta, Krizia Genini, Roberto Badaracco, Ettore Moccetti, Stefano Rizzi e Antoine Turner era stato incaricato di individuare, nell’ambito di queste tre priorità, alcuni –pochi ma chiari- obbiettivi ben circoscritti da realizzare attraverso atti parlamentari e proposte del CdS. In quella stessa occasione il Comitato cantonale aveva condiviso le indicazioni scaturite dall’Ufficio presidenziale per aiutare il PLR a ristabilire un dialogo più fecondo con l’elettorato per recuperare i consensi persi. Infatti, nelle sezioni, nei distretti e nel cantone il partito deve saper suscitare l’interesse della gente. Per farlo deve delineare meglio il suo profilo, rendendolo immediatamente riconoscibile e unico. Ma quale profilo? Il profilo di un partito più compatto, dinamico, fiducioso nel futuro, fautore della responsabilità individuale, delle libertà e della giustizia. Un partito in prima fila nel portare avanti le riforme, nel promuovere l’innovazione e le nuove opportunità soprattutto per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Un partito che sia punto di riferimento non solo nello scacchiere politico cantonale, bensì soprattutto nel Paese che lavora, che produce, che si sforza di raggiungere l’eccellenza. Un partito dunque che parla a chi si assume rischi e fa impresa, a chi crea occupazione, alle famiglie sempre più disorientate, a chi non ha la forza di guardare avanti perché non vede orizzonti e si sente sopraffatto dalla precarietà, a chi fa fatica a sbarcare il lunario, a chi non si sente più sicuro nemmeno a casa sua, a chi teme la presenza crescente di stranieri e si preoccupa per la loro integrazione. Nel 2008, dopo due anni travagliati, abbiamo finalmente riscoperto il piacere di far politica abbandonando i personalismi e dedicandoci invece alle idee e ai progetti. Questa è la strada giusta. Se sapremo inoltre migliorare la nostra capacità di ascoltare e di dialogare con chi si attende da noi un contributo concreto alla soluzione dei suoi problemi, fare politica diventerà per tutti noi ancora più gratificante. Grazie anche all’esercizio congressuale di domani, in cui discuteremo e voteremo le misure proposte dal Gruppo di lavoro che sono state mandate in consultazione, sapremo ritrovare un buon feeling con la popolazione e convinceremo sempre più persone dell’efficacia delle nostre indicazioni, usando argomenti facilmente comprensibili. Dobbiamo tornare a ribadire, senza se e senza ma, il valore politico della responsabilità individuale, dei doveri prima ancora dei diritti, della libertà personale, dell’iniziativa privata, della proprietà, dell’economia di mercato e della solidarietà. Dobbiamo ammonire dai rigurgiti di statalismo ad oltranza cui stiamo assistendo in questi mesi, con il pretesto di interventi anticrisi indiscriminati che comprometterebbero definitivamente le finanze cantonali, senza per altro contribuire ad alleviare le conseguenze della recessione. Dobbiamo riaffermare che vogliamo una fiscalità moderata per la nostra piazza finanziaria e per le famiglie e attrattiva per le nuove attività imprenditoriali, a tutto vantaggio della crescita e dell’occupazione, come sta scritto nel nostro programma di legislatura. Dobbiamo riaffermare senza tentennamenti la nostra volontà di promuovere le riforme che scaturiscono dall’esigenza di riconsiderare costantemente il ruolo dello Stato ed i suoi compiti in determinati settori, esigendo al tempo stesso che prima di adottare nuove leggi sia sempre fatto un esame puntuale per identificare quelle da abrogare. Eviteremo così di attribuire nuovi compiti allo Stato senza prima verificare quali potrebbero essere abbandonati.

Il Congresso di domani è un’occasione preziosa di dibattito interno, in un contesto congiunturale caratterizzato da incertezza. Cogliamola con spirito costruttivo come momento di crescita: profiliamoci con la forza delle idee e contribuiremo ad infondere un po’ di fiducia nella gente. Mobilitiamoci tutti per amore del PLR.

Giovanni Merlini

PLR premiato a Breggia e a Centovalli

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27.10.2009

Il voto di domenica è un segno di rinnovata fiducia dell’elettorato liberale radicale che ha dato prova di attaccamento al PLR e ai suoi valori, premiando coloro che hanno saputo lavorare sodo e con serietà per il bene dei nuovi Comuni di Breggia e delle Centovallil. Diversi sono i motivi per essere soddisfatti. Il PLR è uscito dalle urne saldamente in testa a tutti i partiti, con il 30,7% a Breggia e addirittura il 36,02% a Centovalli, nonostante la presenza di nuove liste civiche, e penso in particolare alla insidiosa lista denominata “100Valli Viva”. Altro buon segno è il primato di voti conseguito dai nostri leaders locali Piermario Croci e da Giorgio Pellanda che assicurano il sindacato al PLR in entrambi i comuni, sebbene non sia esclusa la possibilità di un ballottaggio a Centovalli. Nell’elezione per i municipi il nostro partito ha primeggiato, con tre seggi su 7 a Breggia e due su 5 nelle Centovalli, dove per una manciata di schede non abbiamo conquistato la maggioranza assoluta. La suddivisione delle forze in seno agli esecutivi si conferma anche nei legislativi, dove il PLR si aggiudica il maggior numero di consiglieri comunali. Motivo di soddisfazione è pure lo sforzo profuso dalle sezioni nel mobilitare l’elettorato che ha regalato al partito la rivincita che si merita.

Il successo liberale radicale nei nuovi Comuni di Breggia e delle Centovalli rappresenta un’importante indicazione per il futuro del PLR: un risultato che va sottolineato se si considera il momento non facile per il nostro partito. Il PLR ha messo in campo liste affidabili, ha saputo offrire, attraverso il profilo dei suoi candidati, l’esperienza, l’efficacia, la progettualità e la credibilità dei liberali radicali nell’amministrare i Comuni con senso di responsabilità e lungimiranza. L’esito della consultazione è  incoraggiante: è un dato che conferma l’esistenza di un legame capillare del PLR col Paese.

Il successo è stato reso possibile grazie a coloro che ci hanno gratificato del loro consenso. A loro va la nostra riconoscenza. Ma la nostra gratitudine va anche alle candidate e ai candidati – eletti e non eletti – per la loro disponibilità, e ai responsabili delle sezioni per il loro apprezzato lavoro in favore del Partito. Questa nostra bella affermazione nei nuovi Comuni di Breggia e Centovalli deve stimolare tutti i liberali radicali di buona volontà a collaborare a tutti i livelli (sezionale, distrettuale e cantonale) per favorire la strategia dell’Ufficio presidenziale cantonale, tesa a ricompattare e a profilare il PLR come forza politica responsabile e  progressista che lavora per il Ticino della crescita, dell’equità, della sicurezza e dell’apertura. Il metodo liberale radicale tornerà presto a dare i suoi frutti migliori.

Giovanni Merlini

21.09.2009

Il 2008 è stato un anno orribile e da dimenticare per gli istituti della previdenza professionale in CH. Hanno registrato complessivamente, secondo alcuni analisti indipendenti, perdite tra i 70 ed i 90 miliardi di franchi.

Sempre secondo questi specialisti circa ¾ delle casse pensioni soffrono di una situazione di sottocopertura. I mercati azionari l’anno scorso hanno infatti continuato a perdere, proseguendo nel trend negativo che aveva preso avvio già nel 2007 e facendo registrare cali in Svizzera fino al 30% e all’estero fino al 40%. E’ stata la conseguenza del tracollo del sistema finanziario internazionale, innescato con l’esplosione della bolla dei subprime americani e tutto ciò che essa ha comportato per le principali banche mondiali e per la prima banca svizzera. La crisi finanziaria ha poi ben presto condizionato l’economia reale, determinandone l’andamento recessivo che, a sua volta, ha accentuato la tendenza ribassista di tutti i mercati azionari. Era quindi inevitabile che ne risentisse anche la nostra Cassa pensioni, benché solo ¼ del suo patrimonio sia investito in azioni svizzere ed estere. E infatti l’esercizio 2008 si è chiuso con un disavanzo di 482,2 milioni, superiore di quasi 4 volte quello registrato nel 2007 (130,5 mio.) perché il rendimento patrimoniale complessivo ha segnato un – 9,28%, meno peggio comunque della flessione subita dagli istituti previdenziali svizzeri, il cui rendimento mediano è stato calcolato in -15%. Abbiamo fatto meglio della media svizzera grazie alla quota azionaria relativamente bassa e grazie alla rinuncia ad investimenti alternativi. Ma rimane il fatto che la situazione è preoccupante, considerato anche che il grado di copertura è crollato in un anno dal 71% (31.12.2007) al 61,9% con una diminuzione quindi di 9,1 punti percentuali.

L’obbiettivo di raggiungere il grado di copertura dell’80% entro il 2019 attraverso le misure di risanamento adottate nel 2005 appare quindi irrealistico, alla luce di questi risultati. Ma se non avessimo votato quelle misure nel 2005, come già quelle del 2000, oggi la situazione si presenterebbe ancora più grave. Come rileva il rapporto del collega Pinoja e come rileva lo stesso perito, il deteriorarsi della situazione finanziaria della Cassa non è solo provocato dal rendimento inferiore del patrimonio mobiliare, bensì pure dal deficit strutturale dovuto soprattutto al peggioramento del rapporto demografico tra assicurati attivi e assicurati pensionati (2,26 attivi per ogni beneficiario di rendita), al costo dei pensionamenti di vecchiaia anticipati e all’adeguamento parziale delle rendite al rincaro.

Lo studio della Hewitt ha confermato quanto il nostro Gruppo va dicendo ormai da diversi anni a questa parte e cioè che il grado di copertura, con l’attuale piano assicurativo in primato delle prestazioni, è destinato a diminuire inesorabilmente.

E’ molto eloquente la tabella riportata dalla Commissione della Cassa nel suo rendiconto a pag. 4, dove viene indicata l’evoluzione del patrimonio, del disavanzo totale e del grado di copertura nei prossimi 20, 30 e 40 anni per ognuna delle 3 ipotesi di redditività del patrimonio con un tasso del 3,5%, del 4,25 % e del 5%. Ebbene nell’ipotesi di una redditività del patrimonio a lungo termine pari al 3,5%, che oggi appare la più plausibile, il grado di copertura nel 2047 scenderebbe addirittura sotto il 10%, mentre solo con rendimenti attorno al 5% sarebbe possibile nei prossimi decenni migliorare leggermente il grado di copertura, senza tuttavia raggiungere il 100%, neppure a lunghissimo termine.

La conclusione è quindi implacabile: l’obbiettivo fissato dal Consiglio federale di conseguire un grado di copertura del 100% in 40 anni potrà essere realizzato solo con misure incisive di risanamento che possano entrare in vigore al più tardi al 1.1.2011; il perito ne ha indicate alcune a titolo di esempio, come il congelamento dell’adeguamento delle rendite al rincaro, la riduzione delle prestazioni e l’aumento dell’età del pensionamento. Quest’ultima  misura appare sempre più come inevitabile, considerato l’aumento dell’aspettativa di vita delle persone. Ma lo stesso perito ha pure indicato (finalmente) che è auspicabile l’abbandono dell’attuale piano assicurativo ed il passaggio ad un uovo piano in primato dei contributi. Le prestazioni assicurative devono infatti scaturire sostanzialmente dal capitale disponibile accumulato da ogni assicurato  attraverso il versamento dei suoi contributi e di quelli del datore di lavoro. Questo nuovo piano assicurativo non sarà in grado –senza misure puntuali di risanamento- di riportare in equilibrio la situazione finanziaria della Cassa, ma contribuirà se non altro ad evitare che essa peggiori ulteriormente, e soprattutto migliorerà la trasparenza, la sicurezza e la flessibilità del sistema.

Entro la fine di quest’anno l’apposito Gruppo incaricato dalla Commissione della Cassa avrà approfondito tutti gli aspetti del problema e indicherà nel suo rapporto finale le misure concrete di risanamento; nel frattempo la società consulente in materia di investimenti (la PPCMetrics di Zurigo) avanzerà le sue proposte tese a rivedere al suddivisone nelle diverse categorie di investimento al fine di diminuire la volatilità dei rendimenti del patrimonio mobiliare.

Quando tutte queste proposte saranno sul tavolo sarà indispensabile trovare al più presto il consenso di tutte le parti in causa affinché si riesca, nel corso del 2010 a passare almeno in parte alla fase operativa con la presentazione del Messaggio e della revisione della legge. 

La strada è ancora lunga e impervia, ma dobbiamo arrivare alla meta in tempo, se abbiamo a cuore il futuro della nostra CP.

Vi invito quindi, Colleghe e Colleghi, ad approvare il rapporto commissionale redatto dal collega Pinoja.

Giovanni Merlini