Luglio 2015

Dietro l’apparente tranquillità dei binari (“viaggio in treno, viaggio sereno”) si nascondono parecchie insidie. Una di queste si materializza quando sulle rotaie viaggiano merci pericolose. Non esisterà mai una legislazione in grado di garantire la sicurezza totale e di dominare tutte le variabili del caso. In Svizzera i treni – e l’Ufficio federale dei trasporti lo sa bene – non viaggiano nel bel mezzo di steppe desolate: al contrario, a pochi metri del loro passaggio si trovano abitazioni e imprese. È il caso di Chiasso, Mendrisio e Lugano e di molti altri comuni ticinesi. Hanno dunque ragione da vendere i Consiglieri comunali PLR di Mendrisio ad avere sollevato alcune questioni cruciali sui trasporti di sostanze inquinanti, che poi concernono anche il Bellinzonese e la Leventina. Le ciclopiche opere ferroviarie in cantiere aumenteranno il volume annuo di questi carichi pericolosi. Già oggi oltre 3 mio. di tonnellate di merci tossiche transitano ogni anno sul territorio ticinese.

È urgente ottimizzare al meglio le misure di prevenzione e quelle di pronto intervento. Benché le norme federali siano precise e severe, uno sforzo supplementare va fatto soprattutto a livello di potenziamento della polizia del fuoco nei centri più esposti. La dotazione di personale e mezzi a disposizione deve essere adeguata, se si vuole riuscire ad intervenire tempestivamente per domare fiamme, gas e liquidi nocivi. Un esempio: la situazione in cui versa la Struttura di difesa dell’impresa FFS di Chiasso (dovrebbe poter contare su 36 agenti mentre ne ha soltanto 20, oltretutto di milizia) non può più lasciare indifferenti i vertici delle FFS a Berna. L’incendio alla FELA di Mendrisio lo scorso 22 maggio lo ha ampiamente dimostrato.

Lo stesso UFT ha per altro individuato come “zone rosse” di pericolo ca. 3 km di binari a Chiasso e 2 km a Lugano. Il deragliamento di 5 vagoni-cisterna a Dellains lo scorso aprile, con la fuoriuscita di ben 25 t di acido solforico, deve far riflettere. L’UFT e le FFS raccolgano al più presto la preoccupazione della popolazione locale ed evitino di attuare unicamente misure di razionalizzazione dei costi laddove va alzata l’asticella della sicurezza.

Il federalismo svizzero si distingue per la sensibilità nei confronti delle zona periferiche che devono poter fare affidamento sull’efficienza delle infrastrutture pubbliche. A Berna va ricordato che il federalismo deve anche essere l’angelo custode di tutto il territorio, compreso quello più a sud del Paese.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

La Regione del 25 luglio 2015

L’inizio dell’estate coincide con la fine di alcune scuole e l’avvio di altre. Terminano le classiche da astuccio & quaderno, ovvero le elementari e le medie, dove ognuno segue la formazione obbligatoria che gli consente di acquisire nozioni e strumenti indispensabili per la crescita e lo sviluppo della personalità e delle competenze base. La scuola pubblica deve essere soprattutto un percorso di maturazione lungo il quale l’allievo possa sviluppare compiutamente l’unicità della sua individualità umana, nelle sue più disparate espressioni. Come persona nel senso più pieno del termine, prima ancora che come futuro soggetto economico. Si tratta di un fondamentale spazio pubblico di apprendimento, di interazione con i coetanei e di integrazione sociale: è in questo contesto che impariamo a stare al mondo. Ciò significa saper relazionarsi non solo con sé stessi, ma anche con gli altri. Il rispetto, la solidarietà e l’empatia, ma anche la responsabilità, l’autonomia, la libertà e la competizione: sono dimensioni e valori di cui si fa esperienza quotidiana con i compagni di classe e con le figure adulte con cui si entra in contatto, i docenti, la cui missione nella nostra società multiculturale si fa sempre più complessa. Terminano anche i licei e le scuole professionali, dove ognuno comincia a individuare i suoi interessi, cercando di orientare di conseguenza le sue scelte. Si comincia a percepire l’importanza delle proprie decisioni e l’ineluttabilità delle conseguenze. Se scelgo di impegnarmi a fondo, faticherò e dovrò affrontare sacrifici e rinunce, ma alla fine sarò premiato dai risultati che avrò raggiunto. Se invece scelgo di non applicarmi allo studio, poi pioveranno per forza i voti negativi e ne dovrò rendere conto. È così che si impara sulla propria pelle ad assaporare la vera della portata della libertà. Come dicono i tedeschi, Freiheit verpflichtet (la libertà impegna).

Ma vi sono anche scuole che invece iniziano con l’estate: la scuola reclute in primis. Sono trascorsi oltre trent’anni, eppure conservo un vivido ricordo del mio primo giorno di servizio militare: sensazioni contrastanti. Da una parte l’invadenza di un obbligo, di un dovere prolungato e sancito dallo Stato per ogni ventenne, idoneo al servizio. Un vincolo che ti viene appioppato senza tante storie e che si materializza nel famoso Marschbefehl, l’ordine di marcia un po’ temuto e un po’ desiderato. Dall’altra però la curiosità di confrontarsi con un’esperienza nuova, totalizzante e un sano orgoglio di servire il mio Paese. La scuola reclute è l’occasione per entrare in contatto con persone dai diversi percorsi di vita e per conoscere la Svizzera tedesca e francese. Un vero laboratorio di coesione nazionale. Soprattutto per un ticinese, la possibilità di esplorare (nel vero senso della parola) altre regioni e cantoni, abitudini e lingue è preziosissima. Certo, la vita in grigioverde non è solo rose e fiori: ogni tanto ti assale qualche momento di sconforto, soprattutto quando hai la netta impressione che la logica abbia abbandonato la caserma per concedersi un lungo congedo. Ma le luci superano ampiamente le ombre: la solidarietà tra camerati nelle situazioni più dure, la nascita di autentiche amicizie, le attività a favore della popolazione, la consapevolezza di contribuire alla sicurezza della nazione e la capacità di difenderla in caso di bisogno, la conoscenza delle proprie risorse fisiche e psicologiche. Sono questi aspetti che mi hanno spinto a continuare nella mia formazione di sottufficiale e poi di ufficiale dell’esercito. Esistono tuttavia anche servizi alternativi non meno dignitosi e importanti a favore della comunità, come la protezione civile e il servizio civile. Altri compiti e altre modalità di conduzione, ma comunque sempre occasioni di crescita e di dedizione a favore di attività e progetti di pubblica utilità.

Dai banchi di scuola ai bunker, si tratta sempre di scuole di vita. Si maturano esperienze, si cresce, si sperimentano nuove realtà. L’istruzione, la formazione professionale, gli studi accademici, il servizio militare e civile, sono tutti passaggi che ci permettono di attrezzarci convenientemente per affrontare le asperità della vita e le sfide del mondo del lavoro. Anche il mondo del lavoro è una scuola permanente, un continuo confronto con sé stessi e con gli altri, dove incrociamo l’egoismo e l’altruismo, la seduzione del denaro e l’etica professionale, la preparazione diligente e la superficialità.

Il mio augurio per quest’estate tropicale è che ognuno possa fermarsi un attimo a riflettere sul significato della scuola e della formazione che ha appena concluso o cominciato, cogliendovi il germoglio prezioso di nuove competenze, saperi, abilità tecniche, destrezze manuali che potrà mettere a frutto per trovare il suo posto nel mondo. E un pensiero di riconoscenza a tutti i docenti della scuola, nei suoi vari ordini e gradi, che svolgono un compito così delicato e affascinante. Buona estate anche a loro.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

CdT del 23 luglio 2015

Con il clamore dello scandalo che ha investito la FIFA si è tornati a parlare di corruzione anche nel nostro Paese. Pur essendo uno degli Stati meno corrotti al mondo – è tra le 10 nazioni più virtuose secondo il Corruption Perceptions Index di Transparency International – la Svizzera ha conosciuto anche altri casi recenti che hanno scosso la nostra opinione pubblica: fondo pensioni nel Cantone Zurigo, aggiudicazione degli appalti della Seco e progetto INSIEME preso l’Amministrazione federale delle contribuzioni. In un’economia globalizzata, con le nostre imprese sempre più attive a livello transanzionale, il rischio di imbattersi nella corruzione è sempre dietro l’angolo. Le autorità svizzere si adoperano già da diversi anni per ridurre questo rischio e forniscono linee-guida di condotta per le aziende dedite ai traffici commerciali internazionali. La Convenzione penale dell’OCSE sulla lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali stranieri, sottoscritta dalla Svizzera, prevede una serie di impegni e raccomandazioni che mirano ad instaurare pratiche corrette nelle transazioni internazionali. Lo scorso 12 maggio un importante convegno, organizzato a Lugano dalla Camera di commercio del nostro Cantone insieme a Switzerland Global Enterprise e alla Seco, ha tematizzato le strategie di lotta alla corruzione nelle attività imprenditoriali internazionali. Nel giro di pochi anni è sensibilmente cresciuta la sensibilità in merito alle conseguenze deleterie della corruzione sull’efficienza delle amministrazioni degli Stati che ne sono più colpiti, sulle loro finanze pubbliche e sul loro sviluppo economico (e non si pensi solo alla Grecia). Sono state inasprite le norme anticorruzione in diversi Paesi, Svizzera compresa. È stata estesa la punibilità di persone fisiche e giuridiche ai casi di corruzione attiva di funzionari pubblici anche all’estero. Da uno studio condotto dal prof. Christian Hauser presso lo Swiss Institute for Entrepreneurship dell’HTW di Coira risulta che su un campione di 510 imprese svizzere attive all’estero il 40% è stato in qualche modo sollecitato ad oliare gli ingranaggi della burocrazia locale. Il 56% delle aziende costrette ad affrontare la corruzione nei singoli Paesi in cui operano ammettono di elargire tangenti non tracciabili e di essere costrette a destinare a tale scopo il 5% della propria cifra d’affari nel rispettivo Paese estero. A livello internazionale c’è quindi ancora molto da fare, soprattutto in ambiti delicati come i sistemi doganali e giudiziari nonché le commesse pubbliche. Il Consiglio federale ha deciso lo scorso anno di potenziare ulteriormente l’arsenale giuridico sul piano interno, benché il rapporto pubblicato nel 2012 dal Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), organo di controllo del Consiglio d’Europa, riconosca la solidità della normativa svizzera in materia. Il governo intende ancorare nel Codice penale anche la punibilità della corruzione tra privati, che attualmente costituisce reato soltanto nella misura in cui provoca una distorsione della concorrenza e infatti è regolata nella Legge federale sulla concorrenza sleale. Inoltre propone di punire la concessione e accettazione di indebiti vantaggi anche nei confronti di terze persone, se lo scopo è quello di influenzare un pubblico funzionario. È incontestabile che anche la corruzione nel settore privato, e non solo in quello pubblico, possa pregiudicare beni giuridici come la salute pubblica o la sicurezza collettiva, se sono in gioco attività commerciali svolte in questi ambiti. Ma non è sempre il caso. La corruzione di un addetto all’acquisto di macchinari di un’azienda privata da parte di un offerente crea un danno economico al datore di lavoro, senza però coinvolgere per forza interessi pubblici: qui sarebbe sproporzionato il perseguimento d’ufficio del reato, come proposto dal Consiglio federale. E’ la parte lesa che deve poter decidere, in simili casi, se avviare un procedimento penale contro il suo dipendente o se invece separarsi da lui con la disdetta straordinaria del rapporto di lavoro. Il Consiglio degli Stati ha quindi corretto il tiro, stabilendo una deroga alla regola del perseguimento d’ufficio della corruzione tra privati: qualora non fossero toccati interessi pubblici il reato sarebbe punibile sola su querela di parte. È auspicabile che anche il Consiglio nazionale segua questa strada nella prossima sessione autunnale. (altro…)

Opinione Liberale del 19 giugno 2015

Proficuo incontro martedì scorso tra la deputazione ticinese a Berna e il Procuratore generale (PG) della Confederazione. Michael Lauber ha accettato volentieri il nostro invito, dopo che il Ministero pubblico federale (MPC) è tornato a far parlare di sé. Gli antefatti sono noti: il MPC ha recentemente annunciato che non saranno più confermate nelle loro funzioni alcuni collaboratori, tra cui cinque Procuratori pubblici (due donne e tre uomini). La sede distaccata di Lugano è rimasta con effetto immediato senza il suo responsabile, il quale ha concluso con il Procuratore Generale (PG) un accordo sulle modalità con cui verrà posto termine al suo rapporto di lavoro. Dai media sono anche trapelate indiscrezioni – non è dato sapere quanto fondate – su presunti problemi nella politica del personale.

Per farsi un’idea di questa importante autorità inquirente della Confederazione, possono essere utili alcuni dati. Al 31.12.2014 l’organico del Ministero pubblico federale (MPC) comprendeva 227 collaboratori di cui 27 a tempo determinato. Il personale è ripartito nelle sedi di Berna (174), Losanna (19), Lugano (19) e Zurigo (15). Il PG gode di ampie competenze organizzative e gestionali, tra cui quella di nominare i Procuratori federali e i loro Sostituti e di assumere tutti gli altri collaboratori. Il PG è affiancato da due Sostituti PG; vi sono poi 12 Procuratori capo federali, 31 Procuratori federali, 12 Sostituti procuratori federali, 13 assistenti procuratori federali, 24 giuristi, 53 tra cancellieri e collaboratori specializzati, 54 collaboratori amministrativi e 25 esperti economici e analisti finanziari. Il grado di occupazione medio è del 89,91 %, l’età media di 40 anni, 30 collaboratori sono di lingua italiana. Il PG e i suoi due Sostituti sono eletti dall’Assemblea federale. A sorvegliare l’attività del MPC è chiamata l’apposita Autorità di vigilanza, anch’essa eletta dall’Assemblea federale. Mercoledì scorso il PG Michael Lauber e il Sostituto PG di lingua tedesca Ruedi Montanari sono stati riconfermati nella loro carica per un ulteriore quadriennio. Alla carica divenuta libera di Sostituto PG di lingua francese è stato eletto Jacques Reyroud. Ma di che cosa si occupa il MPC? Del perseguimento di tutti quei reati che minacciano la sicurezza dello Stato, nella misura i cui sono rivolti soprattutto contro la Confederazione o i suoi interessi, nonché dei reati commessi nell’ambito di complessi casi intercantonali e internazionali di criminalità organizzata (compreso il terrorismo e il suo finanziamento), riciclaggio di denaro e corruzione. Inoltre tratta i casi di criminalità economica a livello nazionale e internazionale, nel quadro della competenza federale facoltativa. Lauber è giunto alla testa del MPC nel 2011, quando la struttura si trovava ormai da alcuni anni in una profonda crisi di leadership, con le relative implicazioni per l’efficienza del lavoro e la qualità delle inchieste, soprattutto in materia di crimine organizzato e di riciclaggio (sotto la guida di Valentin Roschacher e Erwin Beyeler). Lauber ha saputo migliorare l’immagine e la comunicazione del MPC e ha avviato riforme interne che stanno modificando la cultura lavorativa diffusa tra i collaboratori. Le resistenze suscitate tra coloro che non intendevano adeguarsi al cambiamento sono state in parte superate. Fin dal sui arrivo quattro anni fa, Lauber ha adottato un sistema di controlling interno per ogni incarto allo scopo di accelerare e standardizzare le procedure. Anche il suo nuovo sistema di valutazione delle prestazioni mira a migliorare la qualità del lavoro e ad impedire lo stallo prolungato di inchieste. Molto resta ancora da fare, ma qualcosa sta cambiando presso il MPC e se queste riforme riusciranno ad andare in porto sarà più facile correggere i pregiudizi piuttosto radicati sull’efficienza della struttura.

Quanto al destino della sede distaccata di Lugano, lo stesso MPC ha risposto alla mia interrogazione per l’ora delle domande di lunedì scorso, assicurando che la mancata conferma dei collaboratori in questione non tocca in alcun modo l’esistenza in generale delle sedi distaccate. In particolare lo stesso PG ha ribadito che l’antenna luganese costituisce un pilastro importante del MPC nel Cantone Ticino, integrando la cultura latina ed italofona a livello nazionale a favore del perseguimento penale. Il numero dei posti di lavoro a Lugano non subirà riduzioni. Nell’incontro Michael Lauber ha confermato che all’origine della sospensione di Pierluigi Pasi vi sono state unicamente divergenze sulla conduzione della sede. Il PG ha condiviso pienamente la nostra valutazione circa l’importanza di una guida italofona dell’antenna ticinese, che possa collaborare nel migliore dei modi con il Ministero pubblico ticinese condotto da John Noseda, con la Polizia giudiziaria e con le autorità inquirenti italiane nella lotta al crimine organizzato. L’interimato nella conduzione dell’Antenna durerà fino alla fine del corrente anno. Auguriamoci che la serenità possa tornare al più presto in seno all’antenna ticinese affinché essa sia all’altezza della sua delicata missione.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

Opinione Liberale del 8 maggio 2015
Che cosa sta succedendo tra Berna e Bruxelles? Le nubi che si stanno addensando all’orizzonte dei nostri rapporti con l’Unione Europea sembrano incupirsi sempre di più. Un ulteriore irrigidimento si è avuto con la recente doccia fredda sui negoziati relativi al mercato elettrico europeo. Anche la partecipazione svizzera ai più importanti programmi di ricerca scientifica potrebbe essere rimessa in discussione. Intanto si stanno ricredendo anche molti di coloro che all’indomani del 9 febbraio 2014 ci rassicuravano fiduciosi. L’UE avrebbe fatto buon viso a cattiva sorte e non si sarebbe opposta ad una soluzione di compromesso con il nostro Paese. Sottovalutavano il significato della libera circolazione delle persone, uno dei quattro pilastri portanti dell’Unione stessa, insieme alle altre tre libertà: quella di movimento dei servizi, delle merci e dei capitali. Un principio costituivo a cui l’UE non rinuncerà mai, nonostante qualche manifestazione di insofferenza che sta affiorando anche al suo interno. Significherebbe rimettere in discussione il senso stesso della sua identità. Un po’ come il federalismo o la democrazia diretta per noi, o come la stessa libertà di movimento e di domicilio ancorate nella nostra Costituzione federale dal 1848. È passato più di un anno dalla votazione popolare e il Consiglio federale ha nel frattempo aperto la consultazione sull’avamprogetto della legge di attuazione. Fedele alla volontà popolare, il Consiglio federale ha indicato la via. Propone che sia riservata al governo la competenza di fissare tetti massimi e contingenti, mentre i Cantoni potranno fare le loro proposte. (altro…)