Editoriale di Opinione Liberale del 6 febbraio 2015

All’assemblea dei delegati del PLR, tenutasi a Lugano lo scorso sabato, il presidente Philppe Müller ha ribadito un concetto importante: l’autonomia della Banca nazionale va rispettata e la politica deve evitare di interferire nelle sue decisioni di politica monetaria. Alcuni politici e commentatori se ne sono scordati nei giorni successivi alla decisione di abbandonare il cambio fisso franco-euro a 1.20. Certo, la decisione ha colto tutti di sorpresa, suscitando preoccupazione soprattutto in alcuni settori industriali votati all’esportazione e negli operatori turistici. Ma la difesa della soglia minima di cambio non poteva continuare ad oltranza. E comunque la clamorosa mossa della BCE di procedere con un “quantitative easing” di proporzioni colossali ha costretto la BNS a giocare d’anticipo, lasciando fluttuare il franco secondo le regole del mercato. La competitività e la qualità dei prodotti delle imprese svizzere contribuiranno ad attenuare i contraccolpi sulla domanda estera, ma per scongiurare una recessione nel 2015 la politica deve fare la sua parte e la deve fare fino in fondo. Il miglioramento delle condizioni quadro presuppone provvedimenti di natura strutturale. È essenziale la collaborazione dei partiti, evitando di procedere in ordine sparso. Stampelle congiunturali avrebbero scarso effetto. Vanno evitati anche interventi dello Stato nella politica salariale che deve rimanere invece di competenza dei partner sociali. Per un periodo limitato sono opportune le indennità dell’assicurazione disoccupazione per il lavoro ridotto, ma servono soprattutto le semplificazioni e gli alleggerimenti amministrativi (lotta alla burocrazia), lo smantellamento degli ostacoli tecnici al commercio, lo snellimento delle procedure e la riduzione dei dazi doganali, l’unificazione del tasso dell’IVA al 6% con esenzione per i generi alimentari di prima necessità. Priorità deve essere data all’adozione della terza riforma fiscale delle imprese, perché l’incertezza è come il veleno per l’economia. La riforma dovrà prescindere dal finanziamento compensatorio attraverso la ventilata imposta sugli utili da capitale e dovrà comprendere l’abolizione dell’imposta di bollo sull’emissione di capitale proprio: un’imposta che, insieme ai premi assicurativi e alla tassa di negoziazione, rappresenta uno svantaggio concorrenziale per il nostro Paese, di fronte alla grande maggioranza degli Stati dell’UE – compresa la Germania, la Gran Bretagna e Lussemburgo – che l’ha già da tempo abolita. Solo con l’abbandono dell’imposta di bollo, il più anacronistico balzello che ci rimane, diventerà più attrattivo il finanziamento delle imprese che permette la creazione di posti di lavoro a con maggior valore aggiunto. Il Consiglio federale, senza lasciarsi intimorire da Bruxelles che non li vede di buon occhio, dovrà favorire la diffusione dei cosiddetti “licence box” come pure l’ammortamento delle riserve latenti e ridurre l’imposta sugli utili delle persone giuridiche. Tra le condizioni quadro da ottimizzare figurano anche il rafforzamento delle infrastrutture sul’intero territorio nazionale (mobilità, tecnologie di informazione e comunicazione) e il costante miglioramento del sistema della formazione e della ricerca, che in un Paese senza materie prime deve risultare al top nel confronto internazionale. Come sottolinea il documento del PLR adottato all’assemblea dei delegati di Lugano, l’UE resta il nostro principale partner commerciale: non deve quindi essere tralasciato alcuno sforzo per salvaguardare gli Accordi bilaterali, essenziali per il nostro Paese soprattutto in ambiti come la ricerca, gli appalti e le agevolazioni doganali. I partiti borghesi sono pure chiamati a scongiurare eccessi di regolamentazione del mercato finanziario e a mantenere un mercato del lavoro liberale e flessibile. E’ indispensabile una liberalizzazione e parziale armonizzazione degli orari di apertura dei negozi, con norme a favore delle regioni turistiche e di confine. Anche il popolo può contribuire ed evitare scenari di recessione, opponendosi all’imposta sull’energia in sostituzione dell’IVA e all’imposta sulle successioni e donazioni a partire dia 2 mio., nonché all’esenzione fiscale degli assegni familiari e di formazione che provocherebbe nuove imposte compensatorie per tutti, anche per le coppie senza figli e per i single.

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

La Regione del 30.12.2011

Durante questa sessione di dicembre, le Camere federali hanno bocciato con una massiccia maggioranza l’iniziativa popolare lanciata dall’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI), denominata “per un rafforzamento dei diritti popolari nella politica estera (Accordi internazionali: la parola al popolo)”. L’iniziativa, animata da malcelati intenti isolazionisti, chiede di assoggettare al referendum obbligatorio tutti i trattati internazionali “su materie importanti”, sottoscritti dalla Confederazione. Nessun trattato internazionale di questa categoria potrebbe entrare in vigore senza la doppia approvazione del popolo e dei Cantoni, come per esempio gli accordi per evitare la doppia imposizione fiscale dei rispettivi cittadini-contribuenti, oppure gli accordi di libero scambio o ancora quelli che mirano a promuovere e tutelare gli investimenti. (altro…)

Assomiglia molto ad uno specchietto per le allodole l’iniziativa popolare lanciata dal PS, dall’Unione sindacale svizzera, dal Partito evangelico, dal Partito cristiano sociale svizzero e dai Verdi, denominata “Tassare le eredità milionarie per finanziare l’AVS”. Saranno molti coloro che si lasceranno abbagliare dal suo titolo e la firmeranno, credendo così di contribuire al consolidamento finanziario del primo pilastro della previdenza sociale. Non occorre essere profeti per presagire che le 100’000 firme necessarie verranno raccolte a man bassa. Le proposte contenute nell’iniziativa sono apparentemente allettanti. E’ manifesto il loro carattere populista. Si cerca il consenso a buon mercato, proponendo di castigare i ricchi per fini socialmente edificanti. In realtà non sarebbero chiamati solo i ricchi alla cassa, bensì pure il ceto medio. Perché oggetto della riforma sono sì i trapassi di proprietà per donazione e successione, anche tra genitori e figli, che verrebbero tassati con un’aliquota del 20% sull’importo complessivo superiore alla franchigia unica di 2 milioni di franchi, ma pure ogni regalo per la quota che eccede i 20’000.- franchi. Per gli immobili farebbe stato non il valore di stima ufficiale (come finora), bensì quello commerciale, con le immaginabili contestazioni che sorgerebbero in merito alle perizie sui valori venali. Verrebbero colpiti, oltre ai patrimoni ereditati, anche tutte le donazioni assoggettate. Una successione di 5 milioni di franchi verrebbe tassata per 600’000.- (20% di 3 milioni di franchi, pari al 12% sul patrimonio complessivo). (altro…)

Ecco l’ultima mail inviata da Giovanni a chi è iscritto alla newsletter:

Cari Amiche e Amici,
Gentili Elettrici ed Elettori,

si sta concludendo in questi giorni la mia impegnativa campagna per l’elezione al Consiglio Nazionale.

È stata un’esperienza diversa da tutte le mie numerose precedenti campagne. Ho avuto una lunga serie di incontri con la popolazione e ho discusso con molte persone attive nella società, nell’economia, nei media, nelle istituzioni, nella formazione professionale e nel commercio. Ho voluto invertire i ruoli. Non il politico che si fa intervistare, bensì le cittadine e i cittadini che si fanno intervistare dal candidato alla Camera del popolo. Ho voluto soprattutto ascoltare e capire. Ho così potuto raccogliere le loro aspettative, le loro preoccupazioni e anche le loro critiche alla politica federale. Ho misurato il polso di un Ticino che si sente fragilizzato pur lavorando sodo…

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